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Ucraina e caro energia, la Ue taglia le stime di crescita: «Italia a forte rischio ribasso»

La crescita nella zona euro dovrebbe essere del 2,7% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Le previsioni di febbraio indicavano una espansione dell’economia rispettivamente del 4,0 e del 2,7%

dal nostro corrispondente Beda Romano

Pnrr: Ue, arrivano linee guida per modifica del piano

3' di lettura

BRUXELLES – L’invasione russa dell’Ucraina sta pesando non poco sulla ripresa economica, tanto che la Commissione europea è stata costretta oggi, lunedì 16 maggio, a rivedere al ribasso le sue previsioni di crescita.

L’impatto è dovuto in particolare al forte aumento del prezzo delle materie prime, a cui contribuiscono le stesse sanzioni europee contro Mosca.

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In questo contesto, Bruxelles ha deciso anche di rivedere nettamente al rialzo l’andamento dell'inflazione nell’unione monetaria.

Le previsioni sul Pil

In pillole, ecco di seguito i principali dati appena pubblicati dalla Commissione europea. La crescita nella zona euro dovrebbe essere del 2,7% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Le previsioni di febbraio indicavano una espansione dell’economia rispettivamente del 4,0 e del 2,7%.

La situazione italiana non è (troppo) dissimile da quella europea. Secondo le previsioni comunitarie, l’economia dovrebbe crescere del 2,4 e dell’1,9% (le stime precedenti parlavano di +4,1 e di +2,3%).

«Le prospettive (dell’Italia, ndr) rimangono soggette a forti rischi di ribasso. In particolare, essendo uno dei maggiori importatori di gas naturale russo tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia sarebbe gravemente colpita da brusche interruzioni delle forniture» di idrocarburi, spiega sempre la Commissione europea.

«La ripresa del turismo dovrebbe sostenere le esportazioni dei servizi, ma è improbabile che raggiunga i livelli pre-crisi prima del 2023».

LE PREVISIONI SUL PIL
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Italia, focus sui conti pubblici

Sempre a proposito dell'Italia, un capitolo a parte merita la situazione dei conti pubblici. La Commissione europea si aspetta un deficit nel 2022 del 5,5% del Pil, in calo al 4,3% del Pil nel 2023 (rispetto al 7,2% del 2021).

In calo anche l’andamento del debito: sui tre anni appena citati, passerebbe dal 150,8% al 147,9% per chiudere il periodo al 146,8% del Pil.

Le stime, precisa Bruxelles, non includono recenti misure di spesa del valore pari allo 0,3% del Pil.

LE PREVISIONI SUGLI INVESTIMENTI
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Gentiloni: rischio recessione in caso di tagli alle forniture di gas russo

In una conferenza stampa, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha spiegato che l’Italia ha spazio di manovra sul versante del bilancio, ma «con prudenza», ossia «collegando misure di sostegno con nuove fonti di entrata», in altre parole tagli alla spesa o aumento delle imposte.

Quanto al futuro del Patto di Stabilità, ha preannunciato per la settimana prossima una decisione sull’eventuale prolungamento della sospensione delle regole di bilancio.
Se le forniture di gas russo fossero tagliate, l’economia europea subirebbe una «crescita negativa», ossia una recessione, ha avvertito il commissario Gentiloni.

Le previsioni contengono un’analisi di scenari alternativi a quello di base. Nello scenario più grave, i tassi di crescita sarebbero intorno a 2,5 punti e a un punto percentuale al di sotto delle stime secondo lo scenario di base nel 2022 e 2023, mentre l'inflazione aumenterebbe di 3 punti nel 2022 e di più di 1 nel 2023.

Inflazione verso il picco

Su quest’ultimo fronte, a livello di zona euro, i prezzi del consumo dovrebbero salire del 6,1% nel 2022, per poi scendere al 2,7% nel 2023. «L’inflazione dovrebbe raggiungere un picco del 6,9% nel secondo trimestre di quest’anno, per poi diminuire gradualmente in seguito», spiega l'esecutivo comunitario nella documentazione appena pubblicata qui a Bruxelles. In Italia, l’inflazione dovrebbe essere del 5,9% quest'anno e del 2,3% l’anno prossimo.
«Senza dubbio, l’economia sta attraversando un periodo difficile a causa della guerra in Ucraina – ha riassunto il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis –. Il fattore più negativo è l’impennata dei prezzi dell’energia, che ha portato l’inflazione a livelli record e sta mettendo a dura prova le imprese e le famiglie europee (…) Ciò detto, i piani di ripresa nazionali forniranno un sostegno essenziale alla forza della nostra economia».

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