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Ucraina: alle elezioni vince Zelenskiy, da comico a «servitore del popolo»

di Antonella Scott


L'Ucraina domenica al voto, Zelensky vola nei sondaggi

5' di lettura

Cambio della guardia a Kiev: rispettando alla lettera il copione previsto dalla campagna elettorale, Volodymyr Zelenskiy ha vinto anche il secondo turno delle elezioni, sarà il nuovo presidente dell’Ucraina. Tale è la differenza che lo separa dal presidente uscente, Petro Poroshenko, nei sondaggi come nei primi exit poll, che non c’è stato bisogno di aspettare il conteggio dei voti. Il numero apparso per lui sugli schermi, nell’istante in cui si sono chiusi i seggi (alle otto in Ucraina, le 19 in Italia) è 73,7%, e soltanto il 26,3 la percentuale attribuita a Poroshenko.
Che paga così la povertà e la guerra che hanno segnato i cinque anni della vita dell’Ucraina durante il suo mandato. Il conteggio in corso potrà solo ridimensionare o precisare l’entità del risultato, ma non rovesciarlo.

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Appello ai paesi dell’Unione «post-sovietica»
Ancor prima che sulle televisioni ucraine, il volto del vincitore era in onda su Rossia24: Mosca già soppesa le possibili conseguenze di questa svolta. Nel quartier generale del vincitore, su uno sfondo verde in armonia con il sentimento che lo ha trascinato alla vittoria, Zelenskiy ha festeggiato ringraziando tutti - in ucraino, questa volta, malgrado la sua lingua madre sia il russo: «Grazie ai miei genitori che hanno sopportato tutto questo, al sostegno di mia moglie, alla mia squadra e allo staff, dyakuyu, grazie a tutti».

A tutti i Paesi dell’Unione post-sovietica dico: guardateci. Tutto è possibile

Questo attore sconosciuto al mondo della politica fino a pochi mesi fa ha mostrato il numero che misura il suo trionfo e, ancor prima di tenere una conferenza stampa, ha lanciato il suo messaggio a una nazione che lo ha votato in cerca disperata di un cambiamento per il meglio. E non solo a loro. «A tutti i Paesi dell’Unione post-sovietica - ha detto Zelenskiy - dico: guardateci. Tutto è possibile».

Zelenskiy e la moglie si abbandonano a un gesto d’affetto dopo lo stress elettorale (Afp)

Poroshenko ammette la sconfitta (ma non lascia la politica)
Anche Poroshenko non ha atteso che il conteggio dei voti andasse oltre gli exit poll per ammettere la sconfitta. Nel modo più corretto, invitando i sostenitori a congratularsi con il rivale. Ma invitandoli anche a non arrendersi, perché non lo farà neppure lui. «Non lascio la politica», ha spiegato il presidente uscente che intende proseguire la lotta per avvicinare sempre più l’Ucraina alla Nato, e all’Europa.

Poroshenko, presidente uscente, ammette la sconfitta (Ap)

La parabola del comico politico
Venerdì scorso sul palco dello Stadio Olimpico di Kiev si è presentato in giacca e cravatta, ha cantato l’inno nazionale ucraino con la mano sul petto, si è inginocchiato per onorare i caduti della guerra del Donbass e ha risposto con tono pacato al presidente uscente che gli stava a fianco, alternando la lingua ucraina alla russa (la sua), riferendosi all’avversario - non corrisposto - con nome e patronimico. A 41 anni Volodymyr Zelenskiy, da domenica 21 aprile nuovo e inaspettato presidente dell’Ucraina, ha così avviato il trasferimento dalla finzione alla realtà. Attore comico, regista e sceneggiatore, si era fatto conoscere agli ucraini impersonando in una fiction un altro «presidente per caso», in guerra contro disonestà e corruzione. Interpretazione convincente al punto che gli hanno affidato il lavoro vero. E ora è banale dirlo, ma per questo neofita della politica inizia la parte più difficile del programma, senza copione. La nuova stagione di «Servitore del popolo», ambientata nella vita. Ci sarà molto meno da scherzare.

Il «Servitore del popolo»
Ora «Servitore del popolo» è il nome del partito che accompagnerà Zelenskiy alla sfida successiva delle elezioni parlamentari di ottobre. Il fatto che il candidato anti-establishment sia spuntato dal nulla per piazzarsi in pochi giorni in testa a tutti i sondaggi e in evidenza sui social network la dice lunga sul rifiuto di buona parte degli elettori ucraini verso i rappresentanti politici di questa era difficile. Con Petro Poroshenko, eletto nel 2014, il Paese vuole lasciarsi alle spalle gli anni delle speranze e delle promesse nate nelle manifestazioni di protesta del Maidan (la piazza dell’Indipendenza di Kiev) e poi tradite, messe alla prova dalle divisioni, dalla crisi economica, dallo scontro con Mosca e dalle ricadute sugli scambi commerciali, dalla guerra nell’Est. Un elemento, quest’ultimo, che non appare nella trama della fiction di Zelenskiy.

Ucraina, Zelenskiy eletto presidente

Ucraina, Zelenskiy eletto presidente

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Il nodo della Crimea
Si sono fidati di lui. Il neopresidente è riuscito a parlare a diverse componenti del Paese, riavvicinandolo idealmente: generazioni giovani e meno giovani, province orientali, del Sud e dell’Ovest più vicino all’Europa, sostenitori o meno degli ideali filoeuropei del Maidan. Di madrelingua russa (è nato a Kryvyi Rih, città industriale centro-orientale), Zelenskiy pretende come Poroshenko la restituzione della Crimea e dei territori finiti in mano ai separatisti filorussi, e definisce Putin «un avversario»; ma nel confronto con Mosca usa toni meno drastici, si dice pronto a parlare «anche con il diavolo» pur di dare pace al Paese, ipotizza negoziati diretti e lascia la scelta di aderire alla Nato e all’Unione europea a un referendum popolare. Se la Russia confermerà i segnali di apertura già inviati, una nuova stagione potrebbe regalare qualche progresso, come la liberazione di 24 marinai ucraini catturati nello Stretto di Kerch l’inverno scorso. Ma una vera svolta deve passare dalla restituzione della Crimea, da parte di Mosca, o dalla rinuncia a riaverla, da parte di Kiev. Scenari inimmaginabili nel futuro più prossimo. Questo sarà il vero banco di prova per Zelenskiy.

Primo comandamento: lotta alla corruzione
Nel suo programma elettorale, rispecchiando lo sceneggiato televisivo, Zelenskiy è sceso più in dettaglio sul fronte della lotta alla corruzione. Propone di togliere l’immunità ai giudici, ai deputati e al presidente stesso accusati di corruzione, e chiede il bando a vita da ogni carica pubblica in caso di condanna. Nella fiction «Servitore del popolo» il protagonista, Vasyl Holoborodko, è un insegnante delle superiori ripreso di nascosto da uno studente mentre si lancia in una colorita filippica contro la classe dirigente corrotta, video che lo porta alla presidenza. Dove però Holoborodko non si rende conto di essere in balìa di una cricca di oligarchi e dello Stato profondo, mentre il Paese si sbriciola. Nella realtà, lo stesso Zelenskiy ha molto da spiegare riguardo al sostegno del potente Ihor Kolomoyskyi - uomo d’affari ed ex governatore di Dnepropetrovsk caduto in disgrazia con Poroshenko, e oggi in esilio a Tel Aviv - e agli interessi che lo showman mantiene in Russia con la propria casa di produzione cinematografica. Campanelli d’allarme: l’outsider che dal palcoscenico ha puntato il dito sulle mancanze di ogni politico, ora è dall’altra parte. È diventato un politico.

«Io sono il risultato dei tuoi errori»
«Io non sono il tuo avversario», ha detto Zelenskiy venerdì scorso a Poroshenko, nel corso di un acceso confronto tra candidati prima del voto. «Sono la tua condanna. Io sono il risultato dei tuoi errori». Quali saranno i suoi? Oltre ai rapporti con la Russia, il fronte più impegnativo per Zelenskiy sarà l’economia e il disperato bisogno delle fasce più povere della popolazione di veder migliorare il proprio livello di vita. Alle preoccupazioni per la mancanza di esperienza, economica come politica, Zelenskiy ha risposto circondandosi di riformatori convinti, alcuni di loro ex ministri nella squadra di Poroshenko, delusi dalla lentezza dei cambiamenti. Uno di loro, Aivaras Abromavicius, ex ministro dell’Economia, ha definito Zelenskiy «un buon ascoltatore, una persona per bene. Può essere una speranza per l’Ucraina». Alla prova delle sue stesse battute: «È possibile essere presidente e non rubare?», si chiede Zelenskiy. «Domanda retorica. Nessuno ci ha ancora provato».

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