ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa guerra nell’Est Europa

Ucraina, emergenza energetica più grave: ora Kiev teme il blackout totale

Corsa contro il tempo per garantire l’energia, scattano i blackout programmati. Zelensky: sappiamo cosa vuol fare il nemico, risponderemo

di Antonella Scott

Ucraina, Zelensky: "L'Iran mente sulla consegna dei droni alla Russia"

3' di lettura

È una missione impossibile, e disperata, quella di tecnici e operatori ucraini chiamati ogni giorno a ricostruire ciò che viene distrutto, a ripristinare linee, infrastrutture civili e servizi bombardati da missili e droni russi. È la nuova fase della guerra, ora che l’inverno rallenterà gli scontri diretti sul terreno: con Mosca determinata a piegare la resistenza della popolazione privandola di luce, riscaldamento, acqua.

In Ucraina scattano i blackout programmati

Per non correre il rischio di un blackout totale e allentare il carico sulla rete elettrica, l’operatore Ukrenergo ha annunciato l’imposizione di blackout programmati a rotazione, per Kiev città e per sette altre regioni vicine: oltre a quella della capitale Chernihiv, Cherkasy, Zhytomyr, Sumy, Poltava, Kharkiv. Ogni giorno, fa sapere Ukrenergo, i distacchi di corrente potranno durare sei ore e più, sulla base di un calendario stabilito dai distributori regionali. Attrezzando centinaia di rifugi con generatori autonomi e provviste, le autorità di Kiev si preparano inoltre ad affrontare l’emergenza più drammatica, un blackout totale che potrebbe costringerle a evacuare una città di due milioni di abitanti.

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Nelle città e nei villaggi, gli obiettivi dei russi sono centrali elettriche, bacini idrici, condutture, gasdotti. Una guerra meno dispendiosa per i russi, che possono contare sui droni relativamente a buon mercato forniti dall’Iran: il ministro degli Esteri di Teheran, Hossein Amir-Abdollahian, lo ha riconosciuto ieri per la prima volta, ma ha parlato di «quantità limitate» e ha negato legami diretti con la guerra. Gli accordi e le consegne dei Shahed-136, ha detto secondo l’agenzia ufficiale Irna, sono avvenuti mesi prima dell’invasione dell’Ucraina. Amir-Abdollahian ha definito poi «completamente falsa» la notizia secondo cui l’Iran starebbe per fornire ai russi anche missili: «Gran rumore prodotto da alcuni Paesi occidentali».

Zelensky: sappiamo cosa prepara il nemico, risponderemo

Sull’urgenza di alzare le difese contro i droni e sull’emergenza energetica è intervenuto Volodymyr Zelenskyj, che ha spiegato di aver analizzato in grande dettaglio con i vertici militari la situazione al fronte: «Sappiamo che cosa sta preparando il nemico – ha detto il presidente ucraino -. Risponderemo e proseguiremo a liberare la nostra terra. Separatamente abbiamo considerato le contromisure contro il terrore di missili e droni. La percentuale di droni abbattuti sta crescendo, ma ci resta lavoro da fare. Dobbiamo assicurare la protezione totale dei cieli ucraini, faremo il possibile e l’impossibile a questo riguardo. Nelle prossime settimane ci aspettiamo buone notizie nell’ambito della difesa aerea e antimissile». Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha più volte rassicurato l’Ucraina sul proseguimento del proprio impegno.

La controffensiva avanza sul porto di Kherson

Sulla linea del fronte, l’attenzione è concentrata in particolare sul porto occupato di Kherson, verso cui avanza la controffensiva ucraina mentre i russi si preparano a una battaglia che potrebbe essere decisiva per le sorti della guerra. Gli ucraini mirano a prendere il controllo della riva destra del fiume Dnipro, per poi cercare di costituire una testa di ponte sulla riva sinistra, avamposto verso la Crimea. Consapevoli che perdere Kherson sarebbe un colpo durissimo, i russi alzano le difese e allontanano la popolazione civile: Vladimir Putin le chiama evacuazioni, gli ucraini deportazioni forzate.

Secondo un comandante ucraino citato dall’agenzia Reuters, potrebbe essere l’inverno a costringere i russi al ritiro: per le difficoltà logistiche, il freddo e il ghiaccio, il rischio di accerchiamento. Un altro fattore che gioca a favore di Kiev, secondo il comandante, è la presenza di riservisti appena mobilitati tra le file dei russi: «Per noi quelli mobilitati sono utili – spiega – perché generano panico. E il panico è infettivo, come una malattia».

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