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Ucraina, Italia guida della coalizione Nato in Bulgaria: pronti 750 militari

Il nuovo contingente italiano destinato ai Balcani per il conflitto russo ucraino innalzato in queste ore da 600 a mille unità, compresi 250 soldati per l’Ungheria

di Marco Ludovico

3' di lettura

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo ha annunciato ieri in Parlamento: «Siamo pronti a rafforzare ulteriormente il nostro contributo in Ungheria e Bulgaria rispettivamente con 250 e 750 unità in linea con l'azione dei nostri alleati». Le cifre ipotizzate fino a quale giorno fa erano più basse: tra i due stati balcanici in totale le pianificazioni ipotizzate erano di 600 soldati. Ma lo scenario è cambiato. L’Italia diventerà leader del gruppo dei contingenti dei Paesi Nato dislocato in Bulgaria. Lì assumeremo la responsabilità di Framework Nation dell’Allenza.

Italia guida della coalizione

La via diplomatica per la soluzione del conflitto tra Mosca e Kiev è una priorità per l’Italia. Lo ha detto Draghi, lo hanno confermato il ministro degli Affari Esteri Luigi di Maio e il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini. I segnali cono continui e si intensificano. Ma la forza di uno Stato dentro l’Alleanza Nato, così come tra i Paesi di testa dell’Unione Europea, si misura anche dall’impegno militare sviluppato. Così, per l’Italia, diventare Framework Nation in Bulgaria significa assumere la guida dei Stati della Nato presenti in quell’area. Con la responsabilità del comando e controllo, della logistica, insomma una posizione di leadership. Aumenta, senza dubbio, il nostro peso politico. Nella sede del comando delle operazioni sul territorio bulgaro sventolerà la bandiera italiana. L’aumento dei contingente previsto da 350 a 750 è diventato inevitabile e conseguente. Per la gran parte, unità dell’Esercito.

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Il dialogo Draghi-Guerini

Tra la presidenza del Consiglio e il ministero della Difesa contatti e confronti sono a ogni ora. Dopo la pubblicazione del terzo decreto sull’invio di armi all’Ucraina ora dunque si prepara la procedura per l’invio dei soldati in Bulgaria e Romania. Nel primo caso l’accelerazione, sul piano politico, è di questi giorni. Al Consiglio europeo per gli affari esteri in formato difesa a Bruxelles il 17 maggio, a margine Lorenzo Guerini ha incontrato il collega di Sofia Dragomir Zakov, ex diplomatico e già rappresentante dello stato bulgaro alla Nato. In quella sede il ministro italiano ha potuto ringraziare Zakov per aver accolto la proposta dell’Italia di essere Framework Nation dopo il sì del governo di Sofia. Guerini al Consiglio Ue ha ribadito la necessità di accelerare sull’attuazione della «Bussola strategica» e «le strategie a livello Ue di sicurezza marittima, spaziale, aerea e cyber, nonché potenziando la cooperazione industriale».

Gli sviluppi industriali

Ma la scommessa con la Bulgaria non è soltanto strategica sul piano militare. C’è anche il profilo industriale: punto decisivo e primario per il ministro Guerini. Con Sofia c’è un confronto già in corso da tempo sui sommergibili. Lo aveva detto nella sua audizione in Parlamento il generale Luciano Portolano, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti. In ballo l’acquisto di due nostri sottomarini classe Sauro (Salvatore Pelosi e Giuliano Prini), in campo anche Fincantieri, già si sono parlati i rispettivi capi di Stato maggiore della Marina. In corso di definizione l’accordo con il modello Gtg (government to government). L’intesa può costituire per la Marina militare italiana l’entrata nello scenario oggi determinante del Mar Nero. Lì vicino, a Bucarest, Portolano ha partecipato il 18 maggio all’ottava edizione di Black Sea Defense and Aerospace 2022, la più grande esposizione di equipaggiamenti militari, aeronautici e di sicurezza dell’Europa orientale. Con il conflitto in atto sono occasioni più che strategiche.

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