La guerra in Europa

Biden: «Putin non può restare al potere, è un macellaio». La replica di Mosca: «Non decide lui»

Il presidente Usa a Varsavia: «neanche un centimetro di territori dei Paesi Nato sarà sottratto». Al popolo russo: «Voi non siete nostri nemici, la colpa è solo di Putin». «Putin non può restare al potere»: la frase di Biden spiegata da un funzionario della Casa Bianca.

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12' di lettura

Trentaduesimo giorno di guerra in Ucraina, dove gli scontri tra le Forze armate russe e l’esercito di Kiev segnano il passo in uno scenario di devastazione.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha parlato a Varsavia, citando Papa Giovanni Paolo II. «Non abbiate paura», dice il presidente americano. «Parole che cambiarono il mondo», afferma Biden al Castello Reale di Varsavia, in Polonia. «La battaglia non durerà pochi giorni», ha aggiunto il presidente americano: «Dobbiamo rimanere uniti, non sarà facile, ci saranno dei costi ma è un prezzo che dobbiamo pagare». «L’Ucraina è in prima linea nella battaglia per la libertà. Siamo con il popolo ucraino», ha proseguito il presidente Usa.

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La Russia sta «strangolando la democrazia» e vuole farlo «non solo in casa sua», ha detto ancora Biden, mentre «Usa e Nato non hanno mai cercato di combattere con la Russia: le forze americane sono in Europa per difendere gli alleati, non per affrontare la Russia». Vladimir Putin ha «l’audacia» di dire che «ha ragione» ma «non ci sono giustificazioni per l’invasione dell’Ucraina. L’obiettivo» di Putin «è distruggere l’Ucraina. Putin minaccia di farci tornare agli orrori della guerra mondiale», afferma ancora Biden, sottolineando che le azioni della Russia minacciano di portare «decenni di guerra».

«Putin non può restare al potere»: la frase di Biden spiegata da un funzionario della Casa Bianca

«La colpa è solo di Putin. Per l’amor di Dio (testuale ”for God's sake”, ndr), quest’uomo non può rimanere al potere», sottolinea Biden: è un «tiranno, un dittatore che cerca di ricostruire un impero».

Il significato della frase di Biden però è stata a breve giro rivisto da un funzionario della Casa Bianca, che ha spiegato come il presidente degli Stati Uniti non stava chiedendo un cambio di regime in Russia. «Il punto del presidente era che a Putin non si può permettere di esercitare il potere sui suoi vicini o sulla regione. Non stava discutendo del potere di Putin in Russia o del cambio di regime», ha detto il funzionario dopo il discorso di Biden a Varsavia.

La Cnn aveva sottolineato che la frase di Biden avrebbe rappresentato un cambiamento significativo nell’approccio americano a Mosca. Funzionari statunitensi avevano detto in precedenza che rimuovere Putin dal potere non era il loro obiettivo.«Per noi, non si tratta di cambio di regime. Il popolo russo deve decidere chi vuole che lo guidi», aveva detto il segretario di Stato Antony Blinken all’inizio di marzo.

Prima della precisazione, era arrivata quasi immediata la risposta del Cremlino, per tramite del portavoce Dmitry Peskov: chi governa in Russia «non è qualcosa che decide Biden. È solo una scelta dei cittadini della Federazione Russa».

Biden: «Nemmeno un centimetro dei territori Nato sarà sottratto». «L’economia russa si dimezzerà»

«Neanche un centimetro di territori dei Paesi Nato sarà sottratto», dice ancora a Varsavia Joe Biden. Grazie alle sanzioni «senza precedenti» imposte a Mosca, ha rimarcato Biden, «il rublo si è ridotto in macerie, l’economia si è contratta e si dimezzerà nei prossimi anni. Se prima dell’invasione era considerata l’undicesima economia del mondo, presto non sarà neanche più tra le prime 20».

Joe Biden si è rivolto alla popolazione russa nel suo discorso a Varsavia con queste parole: «Voi non siete il nostro nemico» Putin «vi ha tagliato fuori dal resto del mondo. Voi non siete così, non è il futuro che meritate. Putin sta riportando la Russia al XIX secolo».

Ministro Vereschuk: «Tutti i corridoi umanitari hanno funzionato, 5.208 evacuati»

Hanno funzionato tutti i 10 corridoi umanitari accordati. Lo ha detto il Ministro per la reintegrazione ucraino, Iryna Vereschuk, aggiungendo che «sono state evacuate 5208 persone. Da Mariupol a Zaporizhia, con i propri mezzi sono arrivate 331 persone, mentre siamo anche riusciti a portare a Zaporizhia da Berdyansk 4000 mila abitanti di Mariupol bloccati da ieri. Da Berdyansk a Zaporizhia sono arrivati in 48 autobus ai quali se ne sono aggiunti 5 dai centri abitati del distretto di Berdyansk. Con le auto di pronto soccorso abbiamo portato in ospedale di Zaporizhia due bambini gravemente feriti e un neonato con la polmonite».

Premier Giappone: «sempre più reale» possibilità che Russia usi armi nuceari

Il primo ministro giapponese Fumio Kishida ha affermato oggi sabato che la prospettiva che la Russia utilizzi armi nucleari è «sempre più reale», accogliendo con favore la visita dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Hiroshima, la prima città a subire un attacco nucleare.
Il Giappone, l’unico paese attaccato da armi atomiche, si è da sempre espresso contro gli armamenti nucleari. Kishida, che rappresenta Hiroshima in Parlamento, ha visitato oggi il memoriale e il museo della pace della città insieme all’ambasciatore Usa Rahm Emanuel.

Medvedev: «Russia potrebbe usare armi nucleari in 4 casi»

Restando sul tema, è destinata a far discutere la lista dei quattro casi che potrebbero indurre la Russia a far uso di armi nucleari, annunciata dal vice segretario del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo, Dmitry Medvedev. Secondo Medvedev, la Russia potrebbe usare armi nucleari non solo se il suo territorio venisse direttamente colpito da armi analoghe, ma anche se queste fossero usate contro i suoi alleati. Il terzo caso in cui sarebbe possibile per Mosca ricorrere alla potenza atomica è quello di un’invasione delle infrastrutture critiche, a seguito della quale le forze di deterrenza nucleare russe sarebbero paralizzate. Il quarto caso sarebbe infine quello di un atto di aggressione contro la Russia o i suoi alleati, a seguito del quale l'esistenza del paese fosse minacciata. I “casi” di ricorso al nucleari sono elencati oggi dalla Pravda Ucriana, che cita l’Agenzia di propaganda russa Rbc.

“Le forze armate russe ora si concentreranno sulla completa liberazione del Donbass”, ha annunciato venerdì lo Stato maggiore russo, confermando un cambio radicale di strategia per la brutale “operazione militare speciale” lanciata da Mosca. Le vittime tra i civili sono già almeno 1.035, secondo l’Onu. Secondo gli analisti volontari di InformNapalm, citati su Telegram da Ukraine Now, “La Russia sil prepara a usare veleni e altre sostanze chimiche contro gli ucraini. L'associazione avrebbe anche le prove della recente consegna all’esercito russo di antidoti a determinati tipi di veleno, incluso l’agente nervoso paralizzante ’Sarin’. Il 20 marzo, sarebbero state rilasciate fiale con atropina al personale di comando delle forze d’invasione della Federazione Russa. L’atropina si usa come antidoto per l’avvelenamento chimico.

Biden promette a Kiev altri aiuti e sanzioni contro Putin

In giornata Biden ha incontrato i ministri degli Esteri e della Difesa ucraini, Dmytro Kuleba e Oleksii Reznikov, ai quali ha assicurato “ulteriori sforzi per aiutare l’Ucraina a difendere il suo territorio” e per far sì che il presidente russo Vladimir Putin “risponda per la brutale aggressione da parte della Russia, comprese nuove sanzioni”. Il colloquio, svoltosi all’Hotel Marriott intorno ad un lungo tavolo bianco, è il primo di persona tra l’inquilino della Casa Bianca e membri del governo ucraino dallo scoppio della guerra.

Dopo i colloqui odierni con Joe Biden, mentre il presidente americano si recava allo stadio di Varsavia per incontrare i profughi, il capo di stato polacco Andrzej Duda ha parlato per un ora con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Lo ha rivelato Duda stesso intervistato stasera dal canale Tvn 24. Duda ha spiegato che ha assicurato a Zelensky che un eventuale armistizio fra le forze militari ucraine e russe sarà per forza, secondo i paesi della Nato, legato all’obbligo del ritiro delle truppe russe dall’Ucraina.

Il presidente Usa ha garantito «ulteriori sforzi per aiutare l’Ucraina a difendere il suo territorio» e per far sì che il presidente russo Vladimir Putin «risponda per la brutale aggressione da parte della Russia, comprese nuove sanzioni». Lo rende noto la Casa Bianca dopo l’incontro del presidente americano con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba e quello della Difesa Oleksii Rezniko. Riferendosi all’articolo del trattato Nato secondo cui un attacco armato contro uno o più membri dell’Alleanza sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, Biden ha detto che «Riteniamo l’articolo 5 un obbligo sacro».

«Ciò che succede in Ucraina sta cambiando l’intero XXI secolo», ha detto ancora il presidente Usa Joe Biden nel corso dell’incontro a Varsavia con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba e il ministro di Difesa di Kiev Oleksi Reznikov, secondo quanto riferiscono i media polacchi. Secondo Kuleba, il presidente americano ha assicurato che gli Usa «saranno con l’Ucraina sempre, fino alla vittoria». Nel corso dell’incontro i ministri ucraini hanno presentato un elenco di attrezzature militari utili per l’esercito ucraino. Biden ha anche sottolineato di «non essere sicuro» che la Russia abbia cambiato la sua strategia in Ucraina, dopo che ieri il ministero della Difesa di Mosca aveva annunciato che l’obiettivo prioritario è «il controllo del Donbass».

Per approfondire: Russia, ora l'obiettivo primario è il Donbass. Putin potrà così dichiarare vittoria?

Il presidente Usa: Putin è un macellaio

Il presidente degli Stati Uniti inoltre ha definito «un macellaio» il suo omologo russo, Vladimir Putin, dopo aver incontrato un gruppo di rifugiati ucraini a Varsavia. Lo riporta la Cnn, secondo cui alla domanda dei giornalisti che viaggiano con il presidente su cosa pensi di Putin dopo l’incontro con i rifugiati, Biden ha risposto: «è un macellaio».

In seguito i Cremlino, citato dalla Tass, ha affermato che «I nuovi insulti di Biden a Putin restringono ulteriormente la finestra di opportunità per ricucire i rapporti tra Russia e Stati Uniti».

Intanto diverse migliaia di ucraini rifugiati in Polonia si sono radunati a Varsavia vicino all’edificio del Palazzo della Cultura e della Scienza. Lo riporta Ukrainian Pravda. Con manifesti e bandiere ucraine, gli sfollati dalle città colpite dai bombardamenti russi hanno chiesto il sostegno degli Stati Uniti e della Nato e di fornire all’Ucraina le armi, in particolare le difese aeree e missilistiche, necessarie per proteggere i cieli sopra l’Ucraina.

Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky torna a parlare alla nazione, con un nuovo video, in cui sostiene che la Russia ha finora perso oltre 16mila militari in Ucraina. “Tra i caduti ci sono il comandante di una delle armate di occupazione e il secondo in comando della flotta del mar Nero”, dice. Per poi esortare a negoziati che siano “significativi” e ricordare che la sovranità dell’Ucraina deve essere garantita e l’integrità territoriale deve essere assicurata. Un appello ancora una volta accorato, al pari di quello che il presidente-attore potrebbe tornare a lanciare anche dai uno dei palcoscenici più scintillanti che ci sia: la notte degli Oscar. Secondo il New York Post, infatti, Zelensky potrebbe fare una apparizione video, live o registrata, domenica alla serata degli Oscar e precisa che si sta al momento discutendo proprio se la cerimonia debba rimanere apolitica o meno. Il network americano Abc, che trasmette lo show, sarebbe favorevole a dare spazio al leader ucraino.

Kiev, Usa non hanno obiezioni a invio aerei da Polonia

Il governo ucraino ha detto che gli Stati Uniti «non hanno obiezioni” alla fornitura di aerei militari all’Ucraina dalla Polonia. Lo ha detto un ministro alla Afp.

Blinken, altri 100 milioni di aiuti per i civili

Gli Stati Uniti concedono altri 100 milioni di dollari all’Ucraina. Lo annuncia il segretario di stato Antony Blinken, sottolineando che i fondi saranno destinati all’assistenza e la sicurezza dei civili. «Forniremo ulteriori 100 milioni in assistenza di sicurezza per i civili, inclusi veicoli blindati e attrezzature alla Guardia di confine ucraina e alla polizia nazionale, che sono in prima linea per salvare e proteggere i civili dal brutale assalto di Putin», ha twittato Blinken.

Kuleba: su nuove sanzioni qualche Paese europeo deve essere ancora convinto

«Abbiamo visto che gli Stati Uniti sono pronti a muoversi con nuove sanzioni». Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba dopo i colloqui oggi a Varsavia con Joe Biden, Antony Blinken e LIoyd Austin. «Abbiamo qualche Paese europeo che deve essere convinto ad unirsi - ha poi aggiunto - così abbiamo concordato con il segretario Blinken su come lavorare insieme con questi Paesi».

Capo gabinetto Zelensky, «delusi dai vertici Nato e Ue»

«Siamo molto delusi dal risultato dei vertici della Nato e dell’Ue»: lo ha affermato Andriy Yermak, capo di gabinetto del presidente ucraino Zelensky, intervenendo in video all’Atlantic Council di Washington, uno dei principali think tank Usa. Yermak - riporta il Washington Post - ha quindi criticato la linea portata avanti da Stati Uniti ed Europa definendola di «acquiescenza». «Ci aspettavamo più coraggio, decisioni più forti. Invece la Nato sembra preoccupata più a non provocare la Russia e ad evitare una escalation del conflitto. Mentre noi abbiamo bisogno di cose molto concrete e siamo costretti a ricordarvelo ripetutamente».

Sindaco Chernihiv, città completamente distrutta

Oltre metà degli abitanti è fuggita da Chernihiv, che è completamente distrutta, e oltre 200 civili sono stati uccisi dall’inizio dell’invasione. Lo ha detto il sindaco della città nel nord dell’Ucraina, vicino al confine con la Bielorussia, da giorni isolata per la distruzione di un ponte stradale sul fiume Desna, cruciale per i collegamenti con Kiev. «È più facile contare le case intere che quelle distrutte», ha detto in conferenza stampa il primo cittadino Vladyslav Atroshenko, citato dall’Ukrainska Pravda, aggiungendo che le evacuazioni sono impossibili. In città, ha aggiunto, manca l’elettricità e scarseggia l’acqua corrente.

Russia accusa l’Azerbaigian, violata tregua in Nagorno

La Russia ha accusato l’Azerbaigian di violare l’accordo sul cessate il fuoco con l’Armenia in Nagorno-Karabakh, mediato nel novembre del 2020 da Mosca. Lo riferisce la Tass, secondo cui la Difesa russa ha chiesto alle truppe di Baku di ritirarsi dalla zona “sotto la reponsabilità delle sue forze di pace”. Secondo Mosca, le forze azere hanno compiuto quattro raid nell’area usando i droni turchi Bayraktar.

Tweet di Palazzo Chigi: «Non siamo in guerra per seguire un destino bellico»

Alle 9.29 di sera di venerdì 25, è comparso sull’account ufficiale di Palazzo Chigi il seguente tweet, che cita una frase del presidente del Consiglio Mario Draghi che fa esplicito riferimento all’Italia e allo stato di guerra:

#EUCO, Draghi: Esprimo la gratitudine mia e del governo al Santo Padre. Noi stiamo cercando la pace, gli altri leader europei la stanno cercando. Anche io avrò colloqui con Putin. Non siamo in guerra per seguire un destino bellico, vogliamo tutti la pace

Media ucraini: respinto tentativo sbarco russo a Odessa

Le truppe russe hanno cercato di arrivare a Odessa dal mare e di sbarcare un gruppo di sabotaggio e ricognizione che è stato respinto. Lo riporta Ukrinform citando Vladislav Nazarov, un ufficiale del South Operational Command. «Il nemico continua a perlustrare la costa e il Mar Nero. Ma i sistemi di difesa aerea stanno facendo il loro lavoro. Il tentativo del nemico di far attraccare motoscafi nella regione di Odessa non ha avuto successo, sono stati respinti», ha detto Nazarov.

Attacchi aerei e missilistici su molte città

Continua senza sosta intanto la serie di attacchi aerei e missilistici su molti centri urbani: stamani sirene antiaeree in diverse città, tra cui la capitale Kiev. Le forze ucraine hanno continuato a difendere la città dagli attacchi dei militari russi che incontrano difficoltà nel “mantenere il ritmo di combattimento necessario e raggiungere l’obiettivo finale della guerra”. Così il ministero della Difesa ucraino, citato dal Guardian, fotografa la situazione sui fronti di guerra nel paese. Le forze russe, secondo la stessa fonte, si trovano confrontate a sfide nella sostituzione del personale e dei rifornimenti, in parte a causa delle sanzioni internazionali. L'attrezzatura russa versa in cattive condizioni. Nelle regioni di Donetsk e Luhansk, ha ancora reso noto la stessa fonte, le forze ucraine hanno distrutto otto carri armati russi, oltre ad aver abbattuto tre aerei e tre velivoli senza pilota.

“Le truppe russe stanno prendendo di mira i depositi di generi alimentari a Severodonetsk, città dell’Ucraina orientale nell’Oblast di Lugansk, perché sanno dove si trovano”. Lo ha annunciato su Telegram il governatore di Lugansk Serhiy Haidai, citato da Ukrinform. “I russi sanno dove si trovano i depositi ma non sanno se sono pieni o meno: un altro segno di ’pace russa’ è quello di lasciare i civili senza cibo. La chiamano ’operazione speciale’”, ha scritto Gaidai. Il governatore ha poi assicurato che non ci sarà alcuna catastrofe umanitaria nella regione di Lugansk: “Cibo e tutto il necessario viene fornito e le persone vengono evacuate ogni giorno in regioni sicure del Paese, le comunicazioni vengono ripristinate il più possibile. Polizia e soccorritori aiutano a consegnare cibo”, ha affermato.

Vice sindaco Mariupol, «qui si muore per disidratazione e fame»

Nella città ucraina di Mariupol si inizia a morire per «disidratazione e fame». È la denuncia alla Bbc del vice sindaco, Sergey Orlov, mentre in città scarseggiano le scorte di generi alimentari e acqua e non arrivano aiuti umanitari. Ci sono «persone che stanno morendo per disidratazione e mancanza di cibo - ha detto - Alcuni muoiono per la mancanza di medicine, di insulina» e “perché le persone non riescono a trovare assistenza medica». Ci sono «mamme che non hanno latte e che non hanno alimenti per i bambini». «Non ci sono alimenti per i bambini in città», ha incalzato. Secondo Orlov il 70% degli ospedali di Mariupol è stato «distrutto dai bombardamenti». A Mariupol resterebbero intrappolate più di 100.000 persone. E, ha detto il sindaco, «cercano solo ogni possibilità per sopravvivere», si “dividono il cibo, l’acqua, raccolgono legna per cucinare in strada».

Francia lavora a “operazione umanitaria” per Mariupol

Sul fronte diplomatico, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato una “operazione umanitaria” con Turchia e Grecia “per evacuare tutti coloro che desiderano lasciare Mariupol”. Il presidente francese avrà “un nuovo colloquio con Putin” nei prossimi giorni per lavorare “sulle modalità”, ha spiegato. Oggi a Varsavia bilaterale tra Biden e il presidente polacco Duda. “La posta in gioco non è solo la difesa dell’Ucraina ma la democrazia nel mondo”, secondo il leader Usa.

Novaya Gazeta: «la Russia assolda 800 combattenti Hezbollah»

La Russia assolda 800 Hezbollah per la guerra in Ucraina. Lo scrive la Novaya Gazeta, secondo la quale il primo gruppo di 200 combattenti dovrà arrivare in Bielorussia la prossima settimana, precisamente il 29 marzo, per poi entrare in Ucraina e combattere per la Russia. Secondo il giornale, riporta un Twitter di Nexta tv, ogni combattente verrà pagato 1.500 dollari al mese, sulla base di un accordo raggiunto dalla società militare privata russa Wagner ed Hezbollah.

Onu, sono quasi 3,8 milioni i fuggiti dall’inizio della guerra

Quasi 3,8 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina dal 24 febbraio scorso, giorno di inizio dell’invasione dell’esercito russo. Lo hanno reso noto oggi le Nazioni Unite. Tuttavia il numero è notevolmente rallentato dall’inizio della settimana. L’Alto Commissario per i Rifugiati (Unhcr) ha conteggiato esattamente 3.772.599 rifugiati ucraini sul suo sito web. Si tratta di 46.793 in più rispetto al conteggio di ieri. Dal 22 marzo, il numero di persone che cercano di fuggire dai combattimenti e dalle condizioni di vita sempre più difficili in Ucraina è sceso ben al di sotto delle 100.000 al giorno. L’Europa non vedeva un tale afflusso di profughi dalla Seconda guerra mondiale. In totale, più di dieci milioni di persone, vale a dire più di un quarto della popolazione, hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. L’Onu stima che il numero di sfollati interni in Ucraina sia di quasi 6,5 milioni.

L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha anche pubblicato un bilancio delle vittime del conflitto: ci sono stati 1.104 morti e 1.754 feriti. Tra gli oltre 1.100 civili morti ci sono almeno 167 donne, 51 bambini, 15 ragazze e 30 ragazzi.

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