La guerra in Europa

Ucraina smentisce di aver attaccato il deposito di carburanti in Russia

Kiev nega l’attacco, Mosca continua l’offensiva: in serata missili sulla regione di Odessa. Erdogan ribadisce l’offerta della Turchia come sede di un nuovo faccia a faccia fra Putin e Zelensky

La Russia minaccia di tagliare il gas, Parigi: "Ci prepariamo"

6' di lettura

Da un lato i nuovi round di colloqui, con Erdogan che candida la Turchia a sede di un secondo faccia a faccia fra Kiev e Mosca. Dall’altro, un’offensiva sul campo che non accenna ad arrestarsi, con il caso di un - presunto - attacco ucraino a unpetrolio a Belgorod, pochi chilometri oltre il confine. Mosca accusa e Kiev smentisce, sostenendo di non aver nulla a che fare con l’attacco. Sono i due fronti del 37° giorno di guerra fra Russia e Ucraina, l’escalation tornata nel vivo dopo i brevissimi spiragli di dialogo emersi dalle prime trattative in Turchia.

Sul fronte negoziale, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che Mosca sta preparando una risposta alle proposte dell’Ucraina sulla fine delle ostilità. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, durante un colloquio telefonico con Vladimir Putin, ha ribadito l’offerta di ospitare un incontro tra il leader russo ed il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

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Su quello dei combattimenti, lo scontro resta ai massimi. Oltre al caso del bombardamento ucraino sul deposito di carburante, smentito da Kiev, si registrano attacchi e offensive tra le parti. In serata tre missili Iskander lanciati dalla Crimesa hanno colpito una località nella regione di Odessa. «Ci sono vittime», rende noto Maksym Marchenko, capòo dell’amministrazione militare della regione.

Rasa al suolo Università Karazin. Evacuazione a Mariupol

Il bilancio della giornata non si esaurisce qui. Le autorità ucraine riferiscono che l’Università Nazionale di Karazin è stata «completamente distrutta» dagli attacchi aerei dell’esercito russo a Kharkiv, distruggendo il più antico ateneo ucraino dopo quello di Leopoli. Gli scontri proseguono anche nella capitale, con il sindaco di Kiev che denuncia «enormi» battaglie a nord e a est della capitale ucraina.

Intanto, mentre è in corso una missione a sorpresa a Berlino da parte del fratello del sindaco di Kiev, Vladimir Klitschko, per fare nuova pressione e ottenere più sostegno dai tedeschi, in armi e aiuti umanitari – l’ex campione di pugilato ha incontrato il cancelliere Olaf Scholz – la Germania approva la consegna di altri 58 veicoli corazzati da combattimento della fanteria, dalla Repubblica Ceca all’Ucraina. Gli Usa, si è appreso in serata, stanno fornendo all’Ucraina materiale nel caso la Russia usi armi chimiche.

Persone intrappolate a Mariupol, in corso evacuazione

L’aspetto umanitario resta, ovviamente, sempre in primo piano con la situazione disperata delle persone rimaste intrappolate a Mariupol, città dalla quale sarebbe in corso l’evacuazione di circa duemila persone. Nel complesso, secondo fonti governative, a oggi sono state evacuate 6.266 persone dalla città ucraine.

Quasi a conferma delle criticità, la Bbc segnala un convoglio della stessa Croce Rossa diretto a Mariupol bloccato a Zaporizhzhia dalle truppe russe. Il sindaco di Chernihiv, città dell’Ucraina settentrionale, ha affermato invece che bombardamenti russi hanno distrutto il reparto di oncologia di un ospedale. Notizie migliori per Kiev arrivano da Chernobyl, ritornata «sotto il controllo dell’Ucraina».

Palazzo Chigi: al momento nessun allarme gas

Tutt’altro che tranquillo il versante della crisi energetica dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato la «guerra del gas», imponendo per decreto ai Paesi «ostili» il pagamento in rubli, pena la sospensione delle esportazioni. Cosa, quest’ultima, che al momento non sta accadendo.

Secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, da parte del Governo italiano non è in corso alcuna valutazione sull'attivazione dello “stato di allarme” relativo alla crisi energetica. Ogni notizia in merito riportata sugli organi di informazione è destituita di fondamento. Permane lo stato di preallerta che comporta il costante monitoraggio della situazione. In corso, intanto, una missione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio in Azerbaijan per rafforzare le intese energetiche, dopo le missioni in Algeria, Qatar, Congo, Angola e Mozambico.

In compenso, Bloomberg fa sapere che Gazprom a marzo ha aumentato i flussi di gas verso Italia, Polonia e Turchia, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Gazprom – che ha comunicato la separazione dalla controllata Gazprom Germania – fornisce il gas ai clienti in «linea con le richieste e i contratti sottoscritti», si legge in una nota del gruppo russo, che ha anche iniziato a notificare ai clienti il nuovo meccanismo per i pagamenti del gas dando indicazioni tecniche.

Ma in Germania cresce la tensione sulle conseguenze economiche del conflitto: è stato l’istituto Ifo a riferire che l’80% delle imprese risenta di forti disagi per l’approvvigionamento di materie prime e materiali. Un fenomeno trasversale, che riguarda il settore auto, come la chimica, e l’abbigliamento. E mentre si attende di capire quanto sarà ferma la linea del Cremlino, da due giorni Berlino ha attivato il primo step del piano di emergenza nazionale sul gas, e ieri il cancelliere ha ribadito che i contratti andranno rispettati, “il gas russo si pagherà in euro”.

Giovedì il presidente Biden ha deciso di sbloccare un milione di barili di petrolio al giorno per sei mesi, pescando alle riserve strategiche del Paese e oggi il presidente Usa ha assicurato che altri 30 paesi aumenteranno la disponibilità di petrolio.

Cina a Ue: no a pressing. Von der Leyen: impegno per pace

La Cina chiede all’Ue di evitare pressioni sulla scelta «da che parte stare» e di evitare la «mentalità da Guerra Fredda» sulla crisi in Ucraina: «tutti i Paesi hanno il diritto di scegliere autonomamente le proprie politiche estere, non dovrebbero costringere gli altri a scegliere da che parte stare e non dovrebbero adottare un approccio semplicistico di essere amico o nemico», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, sulla richiesta che Bruxelles farà oggi nel vertice Ue-Cina di non dare sostegno economico e militare alla Russia. La Cina chiede di «resistere alla mentalità da Guerra Fredda e allo scontro».

Bruxelles, dal canto suo, ribadisce a Pechino la richiesta di un impegno per la pace. «L’equidistanza non basta, abbiamo chiesto un impegno attivo della Cina per raggiungere la pace in Ucraina» ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La Ue, ha aggiunto «si aspetta che la Cina si prenda le sue responsabilità come membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ed eserciti la sua influenza sulla Russia. Siamo stati chiari che, se la Cina non intende sostenere le sanzioni su Mosca, come minimo non interferisca».

In parallelo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto un nuovo colloquio telefonico con il presidente francese Emmanuel Macron. «Ho parlato del contrasto all’aggressione russa» e abbiamo discusso «dell’andamento e delle prospettive dei negoziati e dell’importanza delle garanzie di sicurezza», ha scritto su Twitter Zelensky, sottolineando che «l’iniziativa della Francia sui corridoi umanitari di Mariupol (leggi sopra, ndr) deve essere attuata».

Mosca avverte l’Ue: azioni ostili avranno risposte dure

Mosca continua a fare la voce grossa con l’Occidente. «Confermiamo che qualsiasi ulteriore azione ostile da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri incontrerà inevitabilmente una dura risposta». In risposta alle sanzioni, Mosca ha deciso di vietare l’ingresso ai leader europei.

Washington intanto ha annunciato nuove sanzioni, aggiungendo alla lista 13 individui e varie entità russe. Alla vigilia del vertice Ue-Cina, l’Europarlamento spera che l’Unione possa «convincere Pechino a non aiutare Mosca ad aggirare le sanzioni» e a «utilizzare tutta la sua influenza per arrivare a un cessate il fuoco immediato». La presidente del parlamento europeo Roberta Metsola vola a Kiev per una visita ufficiale.

La Casa Bianca: «L’invasione un fallimento per Putin»

Il capo della comunicazione della Casa Bianca, Kate Bedingfield, nel suo briefing con la stampa, ha detto che «l’invasione dell’Ucraina è stato un fallimento per Putin e per la Russia, un disastro strategico», mentre il Pentagono ha riferito che non è chiaro che fine abbia fatto il convoglio militare russo di 60 chilometri alla periferia di Kiev.

«Non sappiamo neppure se esista ancora a questo punto. Non hanno mai portato a termine davvero la loro missione», ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby. «Noi vogliamo che la sovranità dell’Ucraina e i suoi confini siano rispettati come prima della fine di febbraio», quando Mosca ha lanciato la sua invasione, ha detto Kirby.

Dagli Stati Uniti arriva anche un altro messaggio a Mosca: Washington non riconoscerà il risultato del referendum dell’Ossezia del Sud, territorio internazionalmente riconosciuto come parte della Georgia, per unirsi alla Federazione russa, in programma per i prossimi giorni. «Non riconosceremo il risultato degli sforzi della Russia o dei suoi mandatari per dividere il territorio sovrano della Georgia», afferma il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price.

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