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Ucraina, la svolta Zelenskiy in un Paese in guerra e in crisi economica

di Antonella Scott


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(Reuters)

3' di lettura

Gli hanno affidato più del 70% dei voti, e ora sulle spalle di Volodymyr Zelenskiy, il nuovo presidente dell’Ucraina, grava una responsabilità grandissima. Perché lo ha scelto una nazione avvilita da una guerra senza sbocchi e piegata da una crisi economica che impone salari medi pari a 300 euro e pensioni di appena 50 euro. Mentre su di lui piovono i coriandoli della vittoria, e mentre sui canali delle tv russe imperversano le analisi su come potrà cambiare ora il rapporto tra Mosca e Kiev, viene da chiedersi se Zelenskiy è consapevole del peso delle proprie parole, mentre assicura agli ucraini: «Io non vi deluderò mai». E che cosa intende, esattamente, quando si rivolge ai «Paesi dell'Unione post-sovietica» dicendo «guardateci, tutto è possibile»?

Ucraina, Zelenskiy eletto presidente

Ucraina, Zelenskiy eletto presidente

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L'attore comico Volodymyr Zelenskiy, sesto presidente dell'Ucraina indipendente, origini ebraiche, ha sconfitto Petro Poroshenko con un consenso-valanga, 73,2% dei voti contro 24,46 (dati aggiornati lunedì mattina all'85,68% dei voti contati, affluenza al 61%). Di lui, che ha un sorriso accattivante e la battuta facile, si è già scritto in tutti i modi che è soltanto un uomo di spettacolo. Che non ha esperienza politica e tanto meno competenze economiche, in un Paese in guerra e teoricamente a rischio default, con più di 17 miliardi di dollari da rimborsare ai creditori internazionali nei prossimi due anni. C'è qualcosa da ridere?

«Ogni famiglia, ogni villaggio ha qualcuno che per poter sopravvivere lascia tutto per venire in Italia o in un altro Paese europeo a lavorare - ricorda una delle tante pendolari del nostro tempo, legame sempre più forte tra noi e l’Europa dell'Est -. Sai che cosa vuol dire lasciare tutto in Ucraina? La famiglia, la madre, i figli? Tu vorresti lo stesso per te?». Che alternativa c'è, se il costo del gas è superiore alla pensione? Sono queste le voci che hanno rovesciato su Poroshenko la colpa di tutto quanto ha attraversato l’Ucraina dal 2014 a oggi, di chi ha perso un figlio sul fronte del Donbass, di chi ha sperato nella rivoluzione del Maidan, di chi ha guardato all’Europa, di chi invece parla russo - come Zelenskiy - e improvvisamente si è sentito un nemico nel suo stesso Paese. Che ha perso la Crimea: ma non vale la pena ritrovare un modo di intendersi con la Russia, pensano in tanti, se questo ci potesse aiutare a stare meglio?

L’Ucraina che Zelenskiy sta ereditando è molto cambiata in questi cinque anni. E quegli analisti russi che dai canali tv oltrefrontiera si precipitano ad analizzare le conseguenze di questa svolta, e già dettano l’agenda immaginando un primo ministro filorusso, Yuriy Boyko, e perfino visite del neopresidente nella Crimea dei russi, per prima cosa dovrebbero annotare questa prova di democrazia, finora impensabile a nord di Kiev, mentre lo sconfitto, Poroshenko, accetta il risultato a pochi minuti dai primi exit polls. E invita i propri sostenitori a congratularsi con il vincitore e, dopo aver annunciato che resterà in politica per proseguire la marcia di avvicinamento dell’Ucraina all'Europa, offre a Zelenskiy il proprio aiuto per il “passaggio di consegne”.

Invito accettato, almeno a parole. Nel quartier generale del vincitore, su uno sfondo verde in armonia con il sentimento che lo ha trascinato alla vittoria, domenica sera Zelenskiy ha iniziato a tracciare la strada nella prima grande sfida che lo attende, il confronto con Mosca. L’obiettivo numero uno, ha spiegato nella sua prima conferenza stampa da futuro presidente, è arrivare alla cessazione dei combattimenti nel Donbass. «Faremo di tutto per portare i nostri ragazzi a casa», ha assicurato, riferendosi ai 24 marinai catturati dai russi in novembre nello Stretto di Kerch, al largo della Crimea, ma anche a tutti i militari ucraini prigionieri dei separatisti filorussi. Abbiamo idee creative, abbiamo una squadra giovane, ha detto Zelenskiy, invitando anche i giornalisti a dare il proprio contributo al «piano d'attacco».

La seconda grande sfida, su cui gli elettori che hanno condannato Poroshenko e giudicheranno presto anche Zelenskiy, è ricostruire un'economia che possa dare un livello di vita migliore a tutti. E anche su questo da oggi non ci sono più sceneggiature già scritte per il presidente-attore. La trama della serie tv che lo ha reso famoso, “Servitore del popolo”, non regge il confronto con la realtà. Da oggi, con Zelenskiy, l'Ucraina è entrata in acque inesplorate.

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