ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl racconto da Leopoli

Ucraina, la testimonianza: sotto le bombe a Leopoli, senza elettricità e internet

Il racconto dei bombardamenti russi del cooperante italiano Edoardo Tagliani, responsabile della missione dell’Ong Avsi

di Carlo Andrea Finotto

Le bombe in diretta nel centro di Kiev

2' di lettura

«I bombardamenti sono cominciati alle 6,30 del mattino. Siamo nel rifugio e l’allarme non è ancora finito. Siamo senza elettricità e internet. Riesco ancora a comunicare grazie alla sim italiana collegata ai satelliti».

Edoardo Tagliani è uno dei numerosi cooperanti italiani arrivati in Ucraina dopo l’inizio dell’invasione da parte della Russia. Ora si trova nell’ovest del Paese, a Leopoli, città che non era bersaglio dei missili e delle bombe russe da mesi. Fino alla mattina del 10 ottobre era un posto considerato tranquillo, con la vita che aveva recuperato un certo livello di normalità, compatibilmente con lo stato di guerra.

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Aiuti umanitari a rischio

Insieme a un gruppo di colleghi, Tagliani è arrivato in Ucraina a inizio estate per strutturare e consolidare una missione dell’Ong italiana Avsi a supporto della popolazione: aiuti di prima necessità, materiali, viveri, sostegno psicologico, psicoterapia. «Nei prossimi giorni sarei dovuto partire per Poltava – città a est di Kiev, tra Karchiv e Dnipro, tutti bersagli dei nuovi massicci bombardamenti – Ma chiaramente ora non so se potremo rispettare i programmi» spiega.

L’obiettivo, racconta Tagliani, era di portare a termine il ripristino delle scuole a Poltava, portare viveri e mettere in sicurezza le strutture, oltre a fornire assistenza e supporto psicologico ai bambini ma anche agli adulti. Inoltre Avsi stava avviando la cosiddetta «winterization: vale a dire la fornitura di materiali e aiuti per consentire alla popolazione di affrontare l’imminente arrivo dell’inverno. Ora, però, su tutto incombe un grande punto interrogativo».

Usare l’auto per ricaricare il telefono

La rappresaglia di Mosca per lo smacco subito con l’attacco al ponte che collega la Crimea alla Russia è ferocissima, quasi senza precedenti da inizio della guerra, per intensità e estensione. «Ci hanno informato che gli allarmi riguardano quasi tutto il paese. Solo a Leopoli, dove mi trovo, abbiamo avvertito oltre una decina di esplosioni. Dai colpi che si sentivano credo sia entrata in funzione la contraerea ucraina, quindi è probabile che la Russia abbia bombardato anche con gli aerei oltre che con missili lanciati da lontano».

Come a Kiev e altrove, i bersagli sono stati sia infrastrutture strategiche come linee elettriche o centrali, sia obiettivi civili. La strategia russa, ancora una volta, sembra chiara: diffondere terrore indiscriminato oltre a complicare la vita e la resistenza degli ucraini. Dopo l’attacco anche comunicare è complicato e richiede accorgimenti impensabili per chi non è costretto a vivere in condizioni di guerra: «La comunicazione è parte essenziale del nostro lavoro - sottolinea Edoardo Tagliani – ma ora qui non funziona nulla. Ho già scaricato due powerbank per usare il telefonino, per fortuna la nostra auto ha ancora mezzo serbatoio pieno, così possiamo usarla per ricaricare gli smartphone».

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