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Ucraina, tolleranza zero di Zelensky contro i funzionari accusati di corruzione

Il presidente costretto ad un rimpasto per sostituire, tra gli altri, quattro vice ministri, cinque governatori di regioni sulla linea del fronte, come Kherson e Zaporizhzhia, un vice procuratore generale e un consigliere della presidenza, tutti accusati di varie forme di corruzione

di Antonella Scott

Ucraina, dopo le accuse di corruzione la "purga" di Zelensky

3' di lettura

In un momento cruciale per le sorti della guerra, ma anche per la gestione delle varie forme di aiuto da parte della comunità internazionale, la leadership ucraina è travolta da uno scandalo - portato alla luce da giornalisti investigativi e dall'Ufficio Anti-corruzione - che ha costretto il presidente Volodymyr Zelensky a un rimpasto per sostituire tra gli altri quattro vice ministri, cinque governatori di regioni sulla linea del fronte, come Kherson e Zaporizhzhia, un vice procuratore generale e un consigliere della presidenza. Tutti accusati di varie forme di corruzione: in una situazione in cui non sarebbe sostenibile alcuna ombra sull'operato delle autorità.

Di fronte alle sofferenze e alle difficoltà in cui vive da un anno la maggior parte della popolazione ucraina, al fronte e altrove, l'unica linea possibile per Zelensky è quella della tolleranza zero. La lotta alla corruzione è uno degli eterni problemi su cui si sono via via scontrati tutti i governi che si sono succeduti a Kiev dall'indipendenza: una delle condizioni poste costantemente dal Fondo monetario internazionale in cambio degli aiuti finanziari, una delle priorità da perseguire nei programmi di adesione all'Unione Europea.

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Lo scandalo però colpisce ora un Paese in guerra, mettendo in pericolo la compattezza dell'opinione pubblica e rischiando di incrinare la solidarietà internazionale, fonte di aiuti militari e umanitari per decine e decine di miliardi di dollari. Altrettanti saranno necessari per la ricostruzione, emergenza già attuale per quanto riguarda il ripristino dei servizi essenziali, le forniture di energia e di acqua prese di mira dai russi.

La giustizia deve valere per tutti, si è affrettato ad assicurare Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky: «In tempo di guerra, ognuno dovrebbe essere consapevole delle proprie responsabilità». Tra i dirigenti dimissionari ci sono persone molto vicine a Zelensky come Kyrylo Tymoshenko: vice responsabile dell'ufficio della presidenza, una delle voci del Governo in questi mesi di guerra. Amante delle auto sportive, avrebbe continuato a condurre una vita nel lusso malgrado la guerra, appropriandosi di risorse pubbliche come di un Suv donato per missioni umanitarie dalla General Motors. Altri funzionari sono sospettati di aver approfittato della situazione per arricchirsi.

L'ondata degli scandali, sabato scorso, è iniziata con Vasyl Lozynskiy, vice ministro delle Infrastrutture messo agli arresti dai funzionari dell'Ufficio nazionale Anti-corruzione: è sospettato di aver ricevuto tangenti per un valore di 400.000 dollari sulle forniture di generatori elettrici e altri apparecchi. Nel suo ufficio gli inquirenti avrebbero trovato 38.000 dollari in contanti. Nella bufera anche il ministero della Difesa: il vice ministro Vyacheslav Shapovalov si è dimesso per l'accusa di aver gonfiato i prezzi dei generi alimentari per le razioni destinate ai soldati. Uova pagate tre volte il prezzo normale, scrivono i giornali ucraini. Ombre che potrebbero arrivare a toccare anche il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, che però respinge con vigore ogni accusa e parla di «errori tecnici», di «informazioni distorte» e «assurdità».

Le dimissioni di Shapovalov, sottolinea però una dichiarazione del ministero, «sono un atto degno e in linea con le tradizioni europee e democratiche, una dimostrazione che gli interessi della difesa stanno al di sopra di ogni poltrona e di ogni carica». Ma le dimissioni sono arrivate con tre giorni di ritardo. Sulla vicenda è intervenuto Vitaliy Shabunin, responsabile delle operazioni del Centro di Azione contro la Corruzione: «Durante la guerra – ha spiegato – tra società, giornalisti e Governo si è formato un nuovo patto sociale: noi non vi criticheremo come prima della guerra, ma la vostra reazione a qualunque scandalo o inefficienza dovrà essere la più dura possibile. La posizione del ministro della Difesa – dice Shabunin – ha rotto questo accordo».

David Arakhamia, capo della fazione parlamentare del partito di Zelensky, Sluga Narodu (Servitore del popolo), ha chiarito quello che ora attende i funzionari corrotti: «Dal 24 febbraio scorso (giorno di inizio dell'invasione russa, ndr) i funzionari di tutti i livelli sono stati avvertiti, sui canali ufficiali e no: concentratevi sulla guerra, aiutate le vittime, riducete la burocrazia e mettete fine a qualunque attività dubbia. Molti di loro hanno ascoltato, ma sfortunatamente alcuni non lo hanno fatto. Se le maniere civili non bastano, agiremo in base alle leggi di guerra. Vale per gli acquisti dei generatori e per gli scandali al ministero della Difesa». «L'Ucraina ha un'occasione unica per dimostrare che non siamo come la Russia», ha dichiarato a Politico Jurij Nikolov, il giornalista fondatore del sito investigativo Nashi Groshi (I nostri soldi, ndr) che ha portato alla luce lo scandalo delle forniture al ministero della Difesa.


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