La crisi

Ucraina, Putin a Scholz: «Mai la Nato ai nostri confini». Il Cremlino ritira alcune truppe

Alcune delle forze russe schierate per esercitazioni militari nei pressi della frontiera ucraina stanno rientrando alle loro basi, riferisce il ministero della Difesa di Mosca

Russia, nei villaggi al confine: "Non vogliamo la guerra con l'Ucraina"

8' di lettura

Sembra sempre più vicina la svolta nella crisi ucraina. Il Cremlino conferma che alcune truppe hanno finito le esercitazioni e torneranno alla base, accusando gli Usa di «un’isteria esibizionista e senza senso» per la decisione di evacuare i diplomatici da Kiev. Putin si prende gioco delle date annunciate dell’invasione e il ministro degli Esteri Lavrov precisa: il ritiro delle truppe russe «era pianificato» e «non dipende dall’isteria occidentale».

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, in una conversazione telefonica con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, ha sottolineato la necessità di «continuare il dialogo» sulle garanzie di sicurezza senza la retorica aggressiva di Washington e ha chiesto un «approccio pragmatico».

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Gli Stati Uniti hanno replicato di non avere alcuna prova del ritiro russo, ma sottolineano che «sarebbe una notizia benvenuta». Il presidente Usa Joe Biden interverrà pubblicamente sulla questione con un discorso alle 15:30, le 21:30 italiane. Lo stesso Biden e il presidente francese Emmanuel Macron chiedono di «verificare» l’inizio del ritiro russo alla frontiera con l’Ucraina. Fonti dell’Eliseo parlano di «segnali incoraggianti» ma, aggiungono, «serve prudenza, vista la grande massa di truppe alla frontiera, restiamo vigili».

La distensione arriva nel giorno dell’incontro fra il cancelliere tedesco Scholz e il presidente russo Vladimir Putin, per salvare la pace e propugnare una risoluzione diplomatica del conflitto. Putin ha ribadito a Scholz: «Non accetteremo mai l’allargamento della Nato fino ai nostri confini, è una minaccia che noi percepiamo chiaramente - ha detto - Le risposte dell’Alleanza sulla sicurezza finora non soddisfano le nostre richieste». Ci sono «ragionamenti» che possono essere portati avanti, ha aggiunto Putin, sottolineando che la Russia «non vuole la guerra».

La questione, però, deve essere risolta in tempi rapidi. «Dobbiamo risolvere adesso la questione, dobbiamo risolvere la questione nel corso di questi negoziati - ha detto Putin - Speriamo molto che le nostre preoccupazioni siano ascoltate dai nostri alleati e prese seriamente in considerazione», ha aggiunto, ricordando che «da 30 anni ci dicono che non ci sarà alcun allargamento della Nato e invece oggi la vediamo alla nostra porta di casa».

Il presidente russo è intervenuto anche sugli altri fronti aperti per Mosca. Rispondendo a una domanda sulle due repubbliche separatiste filorusse, Lugansk e Donetsk, Putin ha dichiarato che «quanto sta accadendo in Donbass è un genocidio». Quanto al caso di Nord Stream 2, Putin ha sottolineato che il gasdotto «è pronto a funzionare da dicembre, ed è un “progetto strutturale per rafforzare la sicurezza energetica in Europa e risolvere problemi energetici ed ambientali, e non ha nessuna valenza politica».

Scholz: la sicurezza si raggiunge con la Russia, non contro

Al termine del colloquio, lo stesso Scholz ha riassunto la posizione della Germania. «Ho chiarito al presidente Putin a Mosca - ha scritto su Twitter - che per noi, in Germania e in Europa, la sicurezza non può essere raggiunta contro la Russia, ma solo con la Russia». Ora, ha aggiunto Scholz, è richiesta «a tutti un’azione coraggiosa. È nostro dovere lottare per la pace». Scholz, incalzato dalle domande su una moratoria per l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, aveva già chiarito in conferenza stampa che «non ci sono possibilità di negoziare» su «alcune posizioni». In ogni caso, ha sottolineato Scholz, «l’espansione della Nato non è all’ordine del giorno». Il cancelliere tedesco si è però dissociato da Putin quando ha parlato di un «genocidio» in corso nel Donbass: «È una parola forte. Ma è sbagliata» ha detto Scholz.

Segnali di «ritirata» russa

Lo scenario di una «ritirata» russa è emerso in mattinata, quando alcune delle forze russe schierate nei pressi della frontiera ucraina hanno iniziato il rientro nelle loro basi. La notizia è stata poi confermata dal Cremlino, anche se l’agenzia Interfax ha comunicato che le esercitazioni nel paese continueranno. Anche il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, si mostra prudente: «Non ci sono segnali sul terreno che la Russia stia riducendo le truppe ai confini dell’Ucraina», pur sottolineando che «ci sono segnali da Mosca che la diplomazia deve continuare e questo è materia per un cauto ottimismo».

Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha affermato che gli Usa e la Nato hanno dato una risposta “positiva” ad “alcune delle iniziative” russe “sulla sicurezza” che erano state “respinte per lungo tempo”: lo riporta l’agenzia di stampa statale russa Tass. “L’Occidente alla fine ha risposto, quando si è reso conto che stiamo discutendo seriamente la necessità di cambiamenti radicali nel campo della sicurezza. La sua risposta è stata positiva ad alcune delle iniziative che aveva respinto per lungo tempo”, ha detto Lavrov stando alla Tass in una conferenza stampa dopo i colloqui con il suo omologo polacco Zbigniew Rau. Lavrov ripete anche quanto detto nei giorni scorsi, ovvero ha parlato di ’’sospiro di sollievo’’ a proposito della possibilità che l’Ucraina abbandoni i piani di adesione alla Nato. Lavrov ha incontrato oggi il capo della diplomazia polacca Zbigniew Rau, al quale ha ribadito l’intenzione di proseguire i colloqui con l’Occidente.

I deputati della Duma (la camera bassa del parlamento russo) intanto hanno approvato a maggioranza una risoluzione che chiede a Vladimir Putin di riconoscere le autoproclamate repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, nel Donbass, controllate dai separatisti filorussi.

Su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, scrive: «Il 15 febbraio 2022 entrerà nella storia come il giorno in cui la propaganda di guerra occidentale è fallita. Sono caduti in disgrazia e sono stati distrutti senza che sia stato sparato un solo colpo». La data indicata finora dall’Occidente era il 16 febbraio. Oggi Putin - fa sapere il Cremlino - rispondendo ai vari appuntamenti dati dall’Occidente che dava il giorno esatto dell’invasione, ha scherzosamente chiesto a che ora si supponeva che accadesse. Oggi insomma è il giorno della presa in giro russa ai danni dell’occidente. Il Cremlino precisa che la Russia resta vincolata agli accordi di Minsk.

Nato: ritirare i mezzi non solo gli uomini

La risposta alla mossa russa delle truppe in ritirata arriva dal segretario generale della Nato, Jen Stoltenberg: per considerare dalla parte russa una seria de-escalation della situazione, la Nato vuole vedere il ritiro dei mezzi pesanti e dell’equipaggiamento militare nelle zone limitrofe all’Ucraina e non solo quello degli uomini. In conferenza stampa ha sottolineato Stoltenberg: “il processo di accumulo della forze russe va avanti, con alti e bassi, dalla scorsa primavera”. In pratica i russi lasciano le infrastrutture militari nelle aree designate, e poi “riportano rapidamente gli uomini in posizione” quando ritenuto necessario. “Al momento - dice Stoltenberg - non abbiamo visto nessun segnale di de-escalation” delle presenza di truppe russe al confine con l’Ucraina, continuiamo a monitorare la situazione. I segnali che vengono da Mosca sulla volontà di trattare sono ragione di cauto ottimismo.” “Ci aspettiamo un sostanziale ritiro di truppe ed equipaggiamento”, dice Stoltenberg. “Per ora non abbiamo visto una de-escalation sul terreno, anzi nelle ultime settimane è stato l’opposto”, ha rimarcato.

Cyberattacco contro siti principali banche e ministero Difesa

La «de-escalation» non sembra, comunque, coincidere con la fine delle ostilità. Nel pomeriggio del 15 febbraio si è consumato un cyberattacco in Ucraina contro i siti di diverse banche, conferma il Centro per le comunicazioni strategiche e la sicurezza delle informazioni del governo. L’attacco sarebbe di tipo Ddos. Le banche coinvolte sono Privatbank e Oschadbank. Secondo fonti non confermate vi sarebbero anche Crédit Agricole e First International Ukrainian Bank. Colpito anche il sito del ministero della Difesa e delle forze armate. Il mese scorso, erano stati attaccati i siti del ministero degli Esteri e delle Emergenze.

Draghi a Zelensky,sostegno Italia a integrità territoriale

Sul versante italiano, il governo conferma la sua vicinanza all’Ucraina. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Al centro dei colloqui, spiega una nota di Palazzo Chigi, vi sono stati gli ultimi sviluppi della crisi ucraina. Il Presidente Draghi ha ribadito il fermo sostegno del governo italiano all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina. È stata condivisa l’importanza di rafforzare l’impegno comune per una soluzione sostenibile e durevole della crisi, mantenendo aperto un canale di dialogo con Mosca. Nell’ambito dell’intensa azione diplomatica condotta dall’Italia, assieme ai paesi partner e alleati, sottolinea Palazzo Chigi, il ministro Luigi Di Maio si trova oggi in visita a Kiev per colloqui sol suo omologo Kuleba.

Di Maio, sostegno a integrità Ucraina come ribadito da Draghi

«Ho espresso al ministro Kuleba la forte vicinanza dell’Italia al Governo e al popolo ucraino, e il nostro fermo, costante sostegno all’integrità territoriale e alla piena sovranità dell’Ucraina, incluso nelle sue scelte di politica internazionale. Così come ribadito dal presidente Draghi al presidente Zelensky nella telefonata odierna». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con il collega ucraino Dmitry Kuleba a Kiev

Usa e Uk convinti di un attacco

In mattinata sia Usa sia Uk hanno ripetuto quanto la situazione fosse sul punto di precipitare. Putin non ha ancora deciso se invadere, ma un’invasione è ancora «molto probabile» e le truppe russe sono in grado di attaccare «imminentemente», ha detto a Sky news il ministro degli esteri britannico Liz Truss. L’intelligence britannica suggerisce che Vladimir Putin non ha ancora deciso se invadere o meno l’Ucraina, ha riferito. Putin «può ancora cambiare idea», ha detto la Truss e ha esortato il presidente russo a “fare un passo indietro dal baratro”, sottolineando che il Regno Unito si sta attualmente “preparando al peggio”.

Anche Washington rilancia l’allarme sul rischio di un attacco russo all’Ucraina questa settimana. «Siamo profondamente preoccupati dal fatto che la Russia possa agire contro l’Ucraina già questa settimana», ha dichiarato il segretario di Stato americano Antony Blinken all’emittente televisiva France24. «Tutto ciò che vediamo in termini di dispiegamento di forze russe intorno all’Ucraina ci porta a questa conclusione». «La strada della diplomazia resta aperta», ha però tenuto a sottolineare. «Stiamo facendo tutto il possibile per convincere la Russia che dovrebbe percorrere la via della diplomazia, la via del dialogo per risolvere pacificamente tutte le divergenze esistenti».

Prezzo del gas in calo

Nella crisi ucraina il gas è il problema davanti a cui nessuno si nasconde. Appare in forte calo il gas sulla piazza di Amsterdam, dove il metano viene pagato 73,1 euro al MWh, in calo del 9,5% sul valore registrato in nella seduta precedente. A influire sulle contrattazioni le schiarite sul fronte ucraino, con alcune truppe russe in ritiro dal confine, e l’accordo siglato tra l’Unione Europea ed il Giappone per l’invio di Gnl, il gas naturale liquefatto che raggiunge via nave il Vecchio Continente per essere poi rigassificato e immesso sulle reti nazionali. Di gas parla anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: “Bella telefonata con il presidente azero Aliyev. Abbiamo parlato della sicurezza regionale e del rafforzamento militare della Russia in Ucraina e dintorni, comprese le implicazioni sui mercati dell’energia. Ho ringraziato l’Azerbaigian per aver aumentato le forniture di gas e per essere un fornitore affidabile di energia per l’Europa”.

Telefonata Zelensky- Draghi: apprezzo sostegno dell’Italia

Draghi chiama il presidente ucraino mentre inizia la missione di Di Maio a Kiev. “Con il premier Mario Draghi abbiamo discusso delle sfide della sicurezza che affrontano oggi l’Ucraina e l’Europa. Abbiamo avuto uno scambio di opinioni sull’intensificazione del lavoro di tutti i formati negoziali e sullo sblocco del processo di pace. Apprezzo il sostegno dell’Italia all’Ucraina”. Lo scrive in un tweet il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky.

Guterres (Onu): profondamente preoccupato

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato per le crescenti tensioni e le crescenti speculazioni circa un potenziale conflitto militare in Europa”. “Il prezzo delle sofferenze umane, delle distruzioni e dei danni alla sicurezza europea e globale sarebbe troppo alto”, ha affermato sottolineando che “non possiamo accettare nemmeno la possibilità di un confronto così disastroso”. Guterres ha riferito di aver parlato ieri con i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina ai quali ha ribadito che non c’è alternativa alla diplomazia, ha chiesto l’intensificazione degli sforzi diplomatici e ha offerto il sostegno delle Nazioni Unite. “Ho messo a disposizione i miei buoni uffici: non lasceremo nulla di intentato nella ricerca di una soluzione pacifica”.

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