La guerra in Europa

Ucraina, Macron e Schulz a Putin: tregua immediata. Nessun progresso al vertice Lavrov-Kuleba

Continua il pressing sulla Russia dei presidenti di Francia e Germania. Nulla di fatto al summit di Antalya. Nuovi bombardamenti su Sumy e Kharkiv. Stellantis: sospeso import-export con la Russia

Aggiornato alle 19:31

Bombe sull’ospedale pediatrico di Mariupol

6' di lettura

Nulla di fatto all’incontro diplomatico tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e quello ucraino Dmytro Kuleba organizzato ad Antalya, con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a fare da arbitro. Il primo a parlare, dopo i colloqui, è stato il ministro degli Esteri ucraino Kuleba: «Sono venuto qui con uno scopo umanitario: organizzare corridoi da Mariupol e per Mariupol per consentire ai civili di fuggire e agli aiuti di muoversi ma sfortunatamente il ministro Lavrov non è stato in grado di impegnarsi». E mentre Kiev si prepara alla resistenza, Kuleba ha fatto sapere che anche sul cessate il fuoco «non ci sono stati impegni. Sarò pronto a incontrarlo nuovamente, comunque».

Su una tregua è arrivato anche l’appello congiunto del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che durante un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin hanno chiesto «un cessate il fuoco immediato» e «una soluzione negoziata della crisi», come ha reso noto l’Eliseo, spiegando che i tre leader hanno deciso di rimanere «in stretto contatto» anche «nei prossimi giorni».

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Lavrov: «Non voglio credere possa iniziare guerra nucleare»

Dopo Kuleba ha parlato il ministro degli Esteri russo Lavrov: «Abbiamo trattato di questioni umanitarie, spiegando che cosa fanno i nostri militari a difesa dei civili che vengono usati come scudi umani dagli ucraini. Lo sforzo per i corridoi umanitari della Russia resta».

Sulla soluzione del conflitto «nell’ultimo incontro abbiamo presentato delle proposte per colloqui seri in Bielorussia. L’Ucraina ha detto che ci risponderà». L’Unione europea, con le forniture di armi all’Ucraina, «va contro i suoi valori. Quelle armi finiranno in mano ai terroristi che le utilizzeranno contro l’aviazione civile non solo in Ucraina ma anche in Europa», sostiene Lavrov.

La Russia non vuole un’Ucraina militarizzata, «rappresenterebbe una minaccia per la Russia. Vogliamo che l’Ucraina sia un Paese neutrale, nel quale non vengono vietati la cultura e la lingua russa. vogliamo una Ucraina smilitarizzata, che sia un Paese amico», ha aggiunto Lavrov.

«Io non credo e non voglio» che possa iniziare una guerra nucleare, ha poi aggiunto Lavrov nel corso di un punto stampa ad Antalya organizzato sempre in coda all’incontro con Kuleba. «Guerra nucleare è un termine usato solo dall’Occidente e da Jens Stoltenberg (segretario generale della Nato, ndr) senza neanche consultare gli altri membri dell’Alleanza», ha precisato.

Turchia al lavoro per vertice Putin-Zelensky

Intanto, il capo della diplomazia di Ankara Mevlut Cavusoglu annuncia di lavorare a un tavolo Putin-Zelensky con Erdogan mediatore. Il presidente turco Tayyip Erdogan ha sentito poi in serata al telefono quello degli Stati Uniti Joe Biden. La telefonata fra i due leader è durata «quasi un’ora» ed è stata «costruttiva» ha fatto sapere la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. «I due presidenti hanno discusso la loro condivisa preoccupazione sull’ingiustificata invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Hanno riaffermato il loro forte appoggio al governo e alla popolazione ucraina». Inoltre «il presidente Biden ha espresso apprezzamento per gli sforzi della Turchia a sostegno di una soluzione diplomatica del conflitto».

Russia fuori dal Consiglio d’Europa

Anche il direttore dell’Aiea è in viaggio per la Turchia, per sincerarsi sulla condizione in cui versano le centrali nucleari di Chernobyl e Zaporizhzhya cadute in mano russa. La Russia annuncia che comunque non prenderà più parte al Consiglio d’Europa. «Il corso degli eventi è diventato irreversibile - si legge in una nota di Lavrov - e la Russia non ha alcuna intenzione di sopportare le azioni sovversive intraprese dall’Occidente che spinge per un ordine basato sulle regole e sulla sostituzione del diritto internazionale calpestato dagli Stati Uniti e dai suoi satelliti».

Usa: la Russia potrebbe usare armi chimiche

Il conflitto in Ucraina entra nella terza settimana con un monito tanto estremo quanto inquietante: quello della Casa Bianca, secondo cui non è da escludere il rischio che la Russia «usi armi chimiche» in Ucraina. In un post su Twitter nel quale respingeva come «falsità» le affermazioni del ministero degli Esteri russo secondo cui gli Usa stanno sviluppando armi chimiche e biologiche in Ucraina al confine con la Russia, la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha infatti sottolineato che «tutti dovremmo stare vigili rispetto all’uso di armi chimiche da parte della Russia o aspettarci che Mosca le usi per creare un pretesto, è uno schema chiaro».

Zelensky: «Bombe sull’ospedale crimine di guerra»

L’Ucraina però continua a bruciare e dopo il bombardamento dell’ospedale pediatrico a Mariupol il presidente Volodymyr Zelensky torna a urlare la sua rabbia: «È un crimine di guerra», dice, «è la prova definitiva che è in corso il genocidio degli ucraini». Quindi si rivolge ancora una volta agli europei e ammonisce: «Non potrete dire di non aver visto cosa è accaduto agli ucraini, cosa è accaduto ai residenti di Mariupol».

Bombardata Sumy: muoiono un 13enne e due donne

Anche la notte appena trascorsa sono cadute le bombe, con aerei russi che hanno condotto raid sul nord-est dell’Ucraina, in particolare sulla città di Okhtyrka, nella regione di Sumy, dove si contano almeno tre morti, un 13enne e due donne. Così Zelensky spera nei corridoi umanitari, ricorda che sono circa 35mila i civili evacuati mercoledì e auspica che le operazioni di evacuazione possano proseguire anche in giornata, con l’apertura di altri tre corridoi umanitari: da Mariupol, assediata da nove giorni, da Volnovakha nel sud-est e da Izioum nell’est. In un bombardamento nei pressi di Kharkiv sono morte quattro persone di cui due bambini.

La Russia, per tramite del portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, citato dall’agenzia Ria Novosti, parla di «messinscena» per quanto riguarda l’attacco aereo all’ospedale pediatrico di Mariupol: è una «provocazione completamente messa in scena» da Kiev e mira a mantenere «l’entusiasmo anti-russo tra il pubblico occidentale», sostiene Konashenkov.

Macron: «Preoccupato e pessimista, non vedo soluzioni»

Anche Emmanuel Macron, uno dei leader occidentali che finora ha cercato di mantenere comunque contatti con Putin, si è detto pessimista: «Con il cancelliere Scholz abbiamo parlato oggi di nuovo con Putin per ottenere un cessate il fuoco» in Ucraina «e un’uscita dal conflitto che possa essere politica. Lo dico ai francesi, sono preoccupato, pessimista, non vedo un cessate il fuoco nei prossimi giorni» ha detto infatti il presidente entrando nella reggia di Versailles per il vertice con i leader Ue. «A breve termine non vedo soluzioni diplomatiche - ha aggiunto - ma ci spero e continueremo a insistere, a spingere i russi verso un compromesso, ad aiutare. Ma non possiamo deciderlo al posto delle parti in causa».

Macron ha anche detto di aspettarsi grossi cambiamenti all’interno dell’Unione europea: «Stiamo per prendere decisioni storiche per la nostra Europa. Che deve cambiare. Ha cambiato sotto i colpi della pandemia, cambierà ancora di più sotto i colpi della guerra. Per questo dobbiamo essere lucidi ed ambiziosi». Su un eventuale nuovo “recovery plan”, Macron ha aggiunto: «Abbiamo cominciato in questo modo con il piano di rilancio 2020, bisognerà vedere se sarà opportuno prendere nuove decisioni, costruire un’indipendenza più forte della nostra Europa».

«Oggi ci saranno discussioni strategiche, poi saranno seguite dai fatti nelle prossime settimane. Discuteremo di decisioni in materia di energia e di difesa. Dobbiamo darci un mandato per il mese di maggio - ha proseguito Macron - quando, con ogni probabilità, avremo un vertice Ue straordinario».

Via dalla Russia anche Stellantis, Sony, Nintendo e Heineken

Giorno dopo giorno poi va ancora allungandosi la lista delle aziende che lasciano la Russia in reazione all’operazione militare lanciata da Mosca in Ucraina.

In serata giovedì, Stellantis, ha reso noto in un comunicato di aver sospeso tutte le importazioni e le esportazioni dalla Russia. Hanno lasciato la Russia anche le giapponesi Sony e Nintendo, ma anche le birre Carlsberg e Heineken, fino agli scavatori di Caterpillar. Infine, al Congresso degli Stati Uniti la Camera dei rappresentanti ha adottato un nuovo bilancio che include un’enorme dotazione di quasi 14 miliardi di dollari per la crisi ucraina.

Sanzioni: l’avvertimento della Cina

Sul fronte delle sanzioni che stanno mettendo l’economia russa sull’orlo del default, da registrare la presa di posizione «preventiva» della Cina. «Quando gestiscono le relazioni con la Russia, gli Stati Uniti non dovrebbero imporre le cosiddette sanzioni e la giurisdizione a lungo raggio su società e individui cinesi, e non dovrebbero danneggiare i diritti e gli interessi legittimi della Cina, altrimenti la Cina darà una risposta risoluta e decisa». A fare questa dichiarazione è stato il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, riferendosi implicitamente alle minacce di ritorsioni ventilate dal segretario al Commercio americano Gina Raimondo nel caso in cui Pechino violi le sanzioni a carico della Russia.


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