ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più Immigrazione

Ucraina, il Viminale teme la crisi del grano. Sbarchi oltre quota 20mila, +34% rispetto al 2021

Carestie e povertà dilagante in Africa accentueranno le migrazioni. Il ministro Lamorgese: «Rischio aumento sbarchi»

di Marco Ludovico

Draghi: evitare crisi del grano anche per ragioni strategiche

3' di lettura

Un incubo ricorrente. Sempre più minaccioso. È quello di un flusso di migranti continuo, massiccio, ingovernabile. I segnali ormai si ripetono incessanti. Il 28 maggio sulle coste italiane sbarcano in 305. Il giorno dopo sono 360. In quello successivo ne arrivano 562. Il 31 maggio 280, il primo giugno 237, il 2 giugno 316. Dal primo gennaio il totale sbarchi è di 20.028 persone. Impressiona il confronto con gli anni precedenti: l’anno scorso, stesso periodo, eravamo a quota 14.962. L’aumento così quest’anno è di circa il 34%. Nel 2020 giunse nello stesso periodo una cifra quasi irrilevante: 5.358. Ma eravamo in piena pandemia.

Il nodo politico

Il timore sempre più forte del ministero dell’Interno, in Italia ma anche negli altri Paesi dell’Unione affacciati sul Mediterraneo, si fonda sullo scenario disastroso in continuo peggioramento del continente africano. La crisi del grano in Ucraina piomba come una bomba atomica su un continente già disseminato ovunque di rovine e macerie. Ma il non detto dei politici europei responsabili del governo dei flussi è un altro. Il conflitto russo ucraino resterà per mesi in primo piano. Insieme alle conseguenze economiche devastanti per tutti già adesso. Così la criticità dei viaggi disperati degli immigrati, mai davvero diventata priorità politica, ora rischia di restare di nuovo in seconda fila. Come minimo.

Loading...

L’iniziativa di Lamorgese

La titolare del Viminale si muove nel paradosso di un terreno noto ma intriso di incognite. Rifiuta di considerare stime più o meno approssimate di esodi in massa: si sono rivelate quasi sempre numeri al lotto. Ma ammette: «Se non si riesce a portar via il grano dai porti del Mar Nero dobbiamo attenderci un flusso maggiore. Siamo preoccupati, come tutti i Paesi di primo approdo. Certamente ci saranno numeri in aumento». Le proteste sugli sbarchi della Lega, soprattutto, sono scontate. Tra il 3 e il 4 giugno Lamorgese ha riunito a Venezia i colleghi degli altri stati dell’Unione in prima linea interessati: Grecia, Spagna, Francia, Cipro e Malta, più il collega della repubblica Ceca, a breve assumerà la presidenza di turno Ue. La scommessa è a fine giugno quando si riuniranno a Strasburgo tutti i ministri dell’interno europei.

Le rotte dei flussi

I viaggi della disperazione seguono percorso noti. A intensità variabile. Un ruolo fondamentalle lo giocano i Paesi di partenza o di transito: sembra ovvio, ma va sempre ricordato come la Turchia fondi la sua forza politica internazionale anche sul contenimento o meno nel suo territorio degli arrivi di siriani, afghani e molte altre etnie. L’Italia intanto fa i conti con arrivi massicci di egiziani, i più presenti: 3.507 dall’inizio dell’anno. Poi bengalesi (3.188), tunisini (2.326) e afghani (2.116). Approdano in Sicilia, certo, ma sempre di più anche sulle coste ioniche della Calabria. Va ricordato il sistema complesso di monitoraggio e intervento: Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia delle Frontiere, prefetti, dipartimento delle Libertà civili del ministero Interno. Di certo, le Ong (organizzazioni non governative) si stanno muovendo per i soccorsi. I segnali sono stati già accertati.

In Calabria approdi in aumento continuo

Gli addetti ai lavori stanno notando un incremento continuo, con numeri sempre più notevoli, delle rotte di migranti dal Mediterraneo Centrale, destinazione le coste della Calabria ionica. Non è un fatto nuovo ma il fenomeno sta crescendo sempre di più. In quelle zone di mare le organizzazioni non governative rinunciano a essere presenti. La loro collocazione invece davanti alle coste libiche, distanza circa 30 miglia, si invece ormai già strutturata. Possono arrivare fino a tre unità navali pronte a intercettare i barconi dei migranti prima dell’intervento delle navi libiche. La mobilitazione delle Ong viene considerata pull factor, fattore incentivante, dei viaggi della disperazione. Ma è ormai da anni un elemento costante del contesto operativo affrontato da Cp, Gdf e Viminale.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti