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Ue: 3 opzioni per tassare Google, Facebook e l’industria digitale

dal nostro corrispondente Beda Romano

(Photononstop)

3' di lettura

BRUXELLES – A pochi giorni dalla riunione dei Ventotto a Tallinn la settimana scorsa, la Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles una comunicazione con la quale inquadrare il dibattito sul futuro della tassazione dell'industria digitale. L'iniziativa deve servire ai governi per prendere una decisione in dicembre. Consapevole di quanto complessa sia la questione a livello mondiale, l'esecutivo comunitario propone tre opzioni da applicare nel breve periodo.

Nella sua lunga relazione, la Commissione europea riassume i termini del problema. “La digitalizzazione dell'economia – si legge nel documento – cancella la differenza tra beni e servizi”, rivoluzionando completamente “i modelli di business”. Dopo aver ricordato che l'industria digitale rimette in discussione il principio stesso della tassazione legato alla presenza fisica di una società in un dato paese, Bruxelles riassume le due questioni principali che vanno risolte: Dove tassare? Cosa tassare?

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“L'Unione continua a chiedere una revisione completa delle regole fiscali a livello mondiale per adattarsi alle nuove realtà”, ha spiegato il vice presidente della Commissione europea Andrus Ansip. Secondo l'esecutivo comunitario, “in assenza di progressi appropriati a livello mondiale, l'Unione dovrebbe mettere a punto le proprie soluzioni per tassare i profitti delle imprese nell'economia digitale”. In questo senso, Bruxelles propone tre opzioni di breve termine, in attesa di accordo globale.

Le tre opzioni sono una tassa sul fatturato che le imprese digitali registrano in un dato paese; una ritenuta alla fonte sulle transazioni digitali; una imposta da applicare alle attività digitali (servizi offerti o pubblicità raccolta). Mentre la prima possibilità riprende la proposta di Italia, Germania, Francia e Spagna, fatta propria da altri sei paesi, la seconda opzione fa riferimento a un progetto della presidenza estone dell'Unione (si veda Il Sole/24 Ore del 15 e del 17 settembre).

La Commissione europea si rende conto delle difficoltà a introdurre tasse di questo tipo. Cita tra le altre cose i temi della compatibilità con i trattati sulla doppia imposizione, delle regole sugli aiuti di Stato, delle libertà fondamentali, degli impegni internazionali presi nel quadro dell'Organizzazione mondiale del Commercio. “Eppure qualcosa deve essere fatto”, spiega l'esecutivo comunitario in un documento di 11 pagine che riassume con efficacia la sfida digitale.

Nella documentazione pubblicata stamani, Bruxelles non prende posizione sulle tre opzioni. Nota che non vi sono dettagli sufficienti sulla proposta di Francia, Germania, Spagna e Italia: Come definire imprese digitali e attività digitali? Che definizione dare al termine fatturato? Come verrebbe raccolta la nuova imposta? In questo senso l'esecutivo comunitario ricorda che il progetto di base imponibile unica, attualmente in discussione tra i Ventotto, risolverebbe molte delle sfide relative alla tassazione dell'industria digitale.

Il tema è comunque complesso. Da un lato, le imprese digitali offrono un servizio che supera le frontiere nazionali, Grazie a scappatoie fiscali sono riuscite in questi anni a ridurre grandemente la tassazione. Secondo un recente rapporto del Parlamento europeo, i Ventotto hanno perso gettito fiscale per 5,4 miliardi di euro nel 2013-2015 per mancati versamenti da parte di Google e Facebook. Oggi l'aliquota media europea in un settore tradizionale è del 20,9%, mentre è dell'8,5% nel settore digitale.

Dall'altro, c'è l'esigenza di trovare un accordo prima di tutto europeo e poi possibilmente internazionale. In presenza di scelte nazionali unilaterali, spiega la Commissione, in pericolo sarebbe l'integrità del mercato unico. In assenza di un accordo globale, a rischio sarebbe la stessa decisione di tassare le imprese digitali con strumenti nuovi e più efficaci. Non per altro, l'Europa si vuole propositiva, con l'obiettivo di mettere sotto pressione in particolare gli Stati Uniti.

Il tema è d'attualità: tra il 2008 e il 2016, il fatturato delle cinque principali imprese commerciali online è salito in media del 32% all'anno; mentre l'aumento medio annuo dell'intero settore commerciale è stato dell'1%. La tabella di marcia europea prevede in dicembre una scelta politica sulla nuova tassa digitale, fosse solo da applicare nel breve termine, seguita da un progetto legislativo in primavera. Intanto, della questione torneranno a parlare i capi di Stato e di governo in un vertice a Tallin il 29 settembre.

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