fondi strutturali europei

Ue, 55 miliardi aggiuntivi in tre anni per la politica di coesione

I primi cinque miliardi disponibili subito arrivano da modifiche al Quadro finanziario pluriennale 2014-2020. Gli altri 50, da spendere entro il 2022, saranno finanziati con le emissioni di titoli comuni europei. Serviranno a finanziare le spese per sanità, misure sociali e aiuti per le imprese. Focus su green, digitale. Fondo sociale e Fead a sostegno dell’occupazione giovanile e degli indigenti

di Giuseppe Chiellino

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A sinistra, Frans Timmermans Vicepresidente della Commissione europea responsabile per il Green Deal, in centro, il commissario europeo designato per la coesione e le riforme, la portoghese Elisa Ferreira e a destra, il commissario europeo per l'Occupazione e i diritti sociali Nicolas Schmit. (EPA/ARIS OIKONOMOU / POOL)

I primi cinque miliardi disponibili subito arrivano da modifiche al Quadro finanziario pluriennale 2014-2020. Gli altri 50, da spendere entro il 2022, saranno finanziati con le emissioni di titoli comuni europei. Serviranno a finanziare le spese per sanità, misure sociali e aiuti per le imprese. Focus su green, digitale. Fondo sociale e Fead a sostegno dell’occupazione giovanile e degli indigenti


3' di lettura

Cinque miliardi subito, da spendere entro dicembre, e altri 50 disponibili da gennaio 2021, con il nuovo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) e da spendere entro il 2022. Alla politica di coesione dell’Unione europea e al Fondo sociale viene affidato un ruolo cruciale nella risposta all’emergenza economica provocata dalla pandemia. La proposta inviata dalla Commissione a Consiglio e Parlamento aggiunge 55 miliardi di risorse fresche ai fondi strutturali. Saranno distribuiti agli Stati membri e alle regioni in base alla variazione del Pil e della disoccupazione. La metà di questi è destinata a Italia e Spagna. Nel Qfp questa posta è stata battezzata con l’acronimo REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe) all’interno della politica di coesione, «che è stata la prima a reagire alla crisi» ha ricordato la commissaria alle politiche regionali, Elisa Ferreira.

Intervento immediato

I primi cinque miliardi derivano da una correzione del Qfp attuale, 2014-2020, e sono una risposta immediata all’emergenza sociale, attraverso il fondo sociale e il fondo per le persone più svantaggiate (Fead), con il duplice obiettivo di sostenere l’occupazione e favorire l’inclusione sociale, guardando a sei priorità: salvaguardare i posti di lavoro anche con programmi di lavoro a breve termine e di autoimpiego; creare nuovi posti di lavoro soprattutto per chi è in condizioni di maggiore vulnerabilità; misure per l’occupazione giovanile; formazione; sviluppo delle competenze per la transizione verde e digitale; migliorare l’accesso ai servizi sociali e sanitari anche per i bambini.

L’attenzione alle fasce di popolazione più svantaggiate, più volte sottolineata ieri in conferenza stampa ieri dal commissario all’occupazione e ai diritti sociali, Nicolas Schmid, trova conferma nell’invito della Commissione agli Stati membri di aumentare la dote del Fead che oggi ha a disposizione 4,5 miliardi per garantire i bisogni di base di chi vive ai margini: cibo, assistenza e misure di inclusione. «Ci siamo resi conto che in molti Paesi ci sono bambini che quando non vanno a scuola non hanno da mangiare», ha detto Schmid.

Il lungo termine

Dal 2021 saranno disponibili gli altri 50 miliardi che arriveranno - se la proposta di Qfp 21-27 sarà approvata rapidamente dal Consiglio - dal ricorso al debito. Gli Stati e le regioni potranno spendere queste risorse sulla base delle regole e dei programmi attuali, compresa l’ampia flessibilità tra fondi e regioni, con alcune modifiche importanti che riguardano l’intero periodo di programmazione. 1) Almeno il 15% (14,6 miliardi) dovrà essere destinato ai giovani, in formazione, tirocini e sostegno all’occupazione: «Non possiamo permetterci di avere una generazione che rischia di non essere professionalmente qualificata», ha detto Schmid. 2) Attenzione ai più piccoli: al contrasto della povertà infantile è destinato almeno il 5% del fondo, 4,9 miliardi di euro.

La transizione verde e la transizione digitale dovranno guidare le politiche di formazione e acquisizione delle competenze.

Uno schema complesso e programmi da modificare

Non sarà facilissimo gestire la macchina che si sta mettendo in moto. I fondi dalla Ue arriveranno alle regioni che dovranno essere in grado di utilizzarli in tempi rapidi e in modo efficace. Una sfida, questa, con cui l’Italia più di altri Paesi dovrà misurarsi, tenendo conto della complessità di strumenti e periodi di programmazione che si sovrappongono e si intersecano. Inoltre, i programmi operativi di regioni e ministeri (in Italia sono 51) dovranno essere modificati molto rapidamente per inglobare le nuove risorse in arrivo. I precedenti sulla capacità di reazione degli apparati amministrativi regionali e ministeriali non lasciano molto spazio all’ottimismo. È evidente, però, che senza una svolta nella gestione dei fondi strutturali, qualsiasi aiuto europeo sarà inutile se non addirittura controproducente, anche tenuto conto della “concorrenza” con le altre abbondanti risorse che arriveranno dall’attivazione del Recovery Fund. «Ci sarà una competizione tra i vari strumenti. Il rischio è che i governi si concentrino su quello più flessibile e più agevole da utilizzare», prevede un alto funzionario europeo.

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