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Ue-Africa, 150 mld per nuova partnership e un destino comune

Al sesto summit Ue-Africa del 17 e 18 febbraio focus su sviluppo di soluzioni condivise alle sfide globali. L'Unione Europea destinera' ai paesi dell'Unione Africana 150 miliardi di euro in sette anni per accelerare la transizione ecologica, la trasformazione digitale, la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro, rinforzare la sanita' pubblica, la formazione

di Fiorella Lavorgna

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il sesto summit Ue-Africa del 17 e 18 febbraio ha portato a Bruxelles i capi di Stato e di Governo dell'Unione Africana (UA), le istituzioni europee e i Paesi membri. L'incontro 'ben preparato, coordinato e concertato', come ha commentato
Maussa Faki, Ministro degli Esteri del Ciad e Presidente della Commissione UA, aveva come obbiettivo quello di arrivare ad un piano condiviso di investimenti UE in Africa. Ma soprattutto, cambiare metodo di lavoro e di relazione. Lo scopo del Team Europe - espressione coniata da Ursula von der Leyen per riferirsi alle istituzioni europee
piu' gli Stati Membri, che ancora oggi hanno interessi individuali nel continente - era quello di riaffermare l'Europa come partner principale dell'Africa, contrastando l'influenza crescente della Cina. Per l'UA l'incontro e' stato un'ulteriore tappa per riaffermare un principio: il destino dell'Africa e' legato al destino dell'Europa, dunque, e' necessario uscire da una logica assistenzialista post-coloniale e lavorare per lo sviluppo di soluzioni
condivise a sfide globali. Prima di tutto, il cambiamento climatico.

Un approccio nuovo

A seguito del processo di de-colonizzazione del continente africano, gli Stati occidentali sono intervenuti in Africa secondo due direttrici: sussidi economici, spesso in cambio di influenza politica, e interventi a sostegno della sicurezza soprattutto attraverso le operazioni di peace-keeping and state-building autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Ma come sottolineato dal Presidente Maussa Faki, quello di cui il continente africano ha bisogno oggi e' di una strategia a sostegno della governabilita'. Questo non vuol dire piu' mandare truppe o armi in Africa, ma consolidare i governi, la giustizia, la sanita' le infrastrutture. Infatti, uno degli obiettivi principali dell'Unione Africana -un'organizzazione internazionale nata nel 2002 che comprende tutti gli stati del continente - e' creare un'efficiente area di libero scambio, ma questo non potra' essere possibile fino a quando l'Africa non sara' connessa al suo interno con un sistema di trasporti. E per fare questo c'e' bisogno di assicurare energia a costi accessibili e costruire infrastrutture. Ad evolvere non sono stati soltanto gli obiettivi, ma anche il metodo di lavoro usato durante il summit. Dal susseguirsi di interventi fiume da parte dei piu' di cinquanta capi di Stato e di governo africani uniti alle 27 dichiarazione dei membri dell'Unione, i leader hanno scelto un approccio giudicato a fine lavori molto piu' efficace: sette panel di lavoro divisi per policy e aree di intervento.

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Il contenuto dell'accordo

In concreto l'Unione Europea destinera' ai paesi dell'Unione Africana 150 miliardi di euro in sette anni. Le risorse di questo investimento provengono dalla strategia Global Gateway, che investira' 300 miliardi di euro in partnership strategiche per l'Unione. L'Unione Africana e' la prima destinataria di queste risorse, che saranno investite in Africa per accelerare la transizione ecologica, la trasformazione digitale, la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro, rinforzare la sanita' pubblica, la formazione. Questo approccio e' condiviso dai paesi del G7, ed e' coerente con l'iniziativa Build Back Better World (B3W) promossa dagli Stati Uniti, che mira ad uno sforzo comune per costruire partenariati per costruire infrastrutture nei paesi a basso e medio reddito, e allo stesso tempo, contrastare l'influenza della Cina in questi paesi.

Green deal per l'Africa

L'energia e' fondamentale per lo sviluppo del continente. Secondo i dati presentati alla Cop26, attualmente la domanda di energia in Africa e' coperta solo per il 50%, mentre il 60% dell'energia disponibile dipende dai combustibili fossili e dalle bio-masse. L'Africa e' potenzialmente ricca di energie rinnovabile, ma al momento mancano sia le infrastrutture che il know how per utilizzarle. Un'altra sfida per il continente, che e' particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, e' quello di dotarsi di un mix energetico che non sia soltanto verde, ma anche sostenibile in termini economici per la popolazione, soprattutto in vista di future crisi. Come quella che sta vivendo il Sahel, un territorio che sta gia' sperimentando le drammatiche conseguenze dell'aumento delle temperature e l'ingiustizia climatica, e che sara' destinatario di un programma specifico per ripristinare condizioni di vita dignitose per i suoi abitanti e aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. Con questa partnership, l'Ue cerchera' di estendere i principi del Green Deal al continente africano, e come primo obiettivo in vista della Cop27 - che si avra' luogo questo novembre in Egitto - auspica la nascita di collaborazioni regionali per lo sviluppo di tecnologie per le energie rinnovabili sul modello delle partnership gia' sperimentate con il Sud Africa e il Marocco.


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