Summit a pechino

Ue-Cina, prove di dialogo su investimenti e concorrenza

Il decimo round del Dialogo strategico tra Bruxelles e Pechino getta le basi per la conclusione del nuovo trattato sugli investimenti

di Rita Fatiguso

(Anadolu Agency via AFP)

2' di lettura

Pechino ospita il decimo dialogo strategico Eu-Cina, in prima linea il consigliere di Stato cinese e ministro degli Esteri Wang Yi e il copresidente Josep Borrell, alto rappresentante della Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’ultimo round del dialogo si è tenuto il 18 marzo 2019 a Bruxelles.

Perché questo è un punto di svolta
Questo round è diventato particolarmente importante in vista dello slittamento a settembre (nel frattempo rientrato a data da destinarsi) a Lipsia durante la presidenza tedesca dei rapporti bilaterali del Summit Eu-Cina che avrebbe dovuto tenersi a Bruxelles a marzo. Il Covid-19 ha scompaginato le carte, questo vertice è troppo importante per essere annullato. In una fase di frizioni crescenti tra Usa e Cina l’Europa può occupare uno spazio nuovo tra i due colossi, nonostante le difficoltà nell’accettare alcune limitazioni cinesi, specie nel campo delle questioni umanitarie e anche nelle regole del gioco in economia. Ma l’Unione europea non collima con la Germania, che pure è l’interlocutore principale della Cina dal punto di vista del peso economico e degli scambi commerciali.

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I cinesi vogliono favorire il dialogo
La controparte cinese spinge sul dialogo. «Le relazioni tra Cina e Unione Europea hanno mantenuto un buon ritmo di sviluppo negli ultimi 45 anni - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying - aggiungendo che le due parti si sono sostenute a vicenda durante la lotta al Covid-19 e hanno promosso la cooperazione globale nel lavoro di prevenzione e controllo. Gli sforzi hanno arricchito il contenuto del partenariato strategico globale Cina-Ue». Affermazione netta e precisa, a differenza del passato.
Se le parti si scambieranno opinioni su questioni di interesse comune e prepareranno scambi più ravvicinati ad alto livello nel prossimo periodo lo si vedrà dal risultato dei colloqui di Pechino.

Al centro l’Agenda 2020
La parte più scottante dell’Agenda 2020 che è al centro dei negoziati bilaterali, in particolare, resta quella economica. L’Europa ha innalzato difese contro le acquisizioni facili da parte di aziende cinesi, ed è presumibile che le voglia mantenere ancora più alte in una fase di recessione economica.
In questo ambito sarà cruciale la negoziazione del nuovo trattato bilaterale sugli investimenti che tocca da vicino la protezione reciproca degli investimenti e l’accesso ai mercati.
Ricordiamo che questo trattato, ormai giunto a un livello di negoziato maturo, è destinato a sostituire i trattati esistenti tra singoli Stati membri e la Cina con un unico trattato valido per tutti gli Stati membri. E a mettere in chiaro le regole sul procurement, una questione che Pechino non ha ancora risolto in sede Wto. Senza tralasciare dogane, cooperazione tra entità finanziare, trasferimento di tecnologie, proprietà intellettuale.

Qualcuno ricorderà Made in China 2025. Era il modello di espansione ideato dai cinesi per collaborare anche con le imprese cinesi. L’emergenza pandemìa ha fatto saltare il banco. Non è tempo più di recriminare, ma di costruire regole realmente condivise dalle due sponde.

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