Ucraina

Il Comitato delle Regioni Ue lancia una piattaforma di match-making per i rifugiati

di Fiorella Lavorgna

(Afp)

3' di lettura

Il Comitato delle Regioni Ue, l’istituzione che riunisce le regioni e le città europee, ha istituito una piattaforma per mettere in comunicazione le regioni che - per motivi geografici - stanno sopportando maggiormente carico dell’accoglienza dei rifugiati con quelle di altri Stati membri dell'Ue che hanno la possibilità di aiutare. Sulla piattaforma accessibile dal sito del Comitato, le regioni potranno indicare la loro disponibilità ad offrire alloggi, aiuti umanitari o la possibilità di offrire lavoro ai rifugiati. Il Comitato monitora la situazione in Ucraina già dal 2015, a seguito dell’invasione russa della Crimea. A più di un mese dallo scoppio della guerra, quello che viene richiesto da chi sta affrontando l’emergenza sul campo è l’istituzione di un meccanismo di gestione della situazione che guardi al lungo periodo

Chi sta attraversando il confine

I circa quattro milioni di profughi che hanno lasciato l’Ucraina si sono riversati soprattutto in Polonia, poi in Romania, Slovacchia e Moldova. I primi che hanno lasciato il paese erano quelli relativamente più fortunati. Si trattava di persone con connessioni in uno degli Stati membri dell’Ue, come ad esempio un parente da raggiungere che avrebbe potuto ospitarli. «Chi attraversa il confine oggi non solo ha meno risorse, ma è più traumatizzato perché ha fatto esperienza dei bombardamenti e della violenza dei russi» ha spiegato la Commissaria Ue per gli Affari Interni Ilva Johanson. Aggiungendo che, se da una parte non si possono costringere i rifugiati ad essere ricollocati in un paese membro più lontano dal confine «è importante che tutti gli Stati membri accolgano su base volontaria». Sono moltissimi i rifugiati che sperano di rientrare il prima possibile in Ucraina, e per questa ragione non intendono spostarsi in un paese Ue lontano da casa.

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Servono strumenti di gestione emergenza a medio periodo

Da entrambi i lati del confine, gli amministratori locali fanno sapere che c’è bisogno di avere degli strumenti di gestione dell’emergenza che guardino al medio periodo. In Polonia non ci sono campi profughi per gli ucraini che scappano dalla guerra. «Se qualcuno mi chiede come facciamo» spiega Bakun Wojciech il sindaco divenuto famoso per aver regalato la maglietta con la stampa del volto di Putin a Salvini «la risposta è semplice: stanno a casa nostra. Ma nel futuro credo che non potremmo continuare a farlo». Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, spiega come tutti gli operatori sociali della città si dedichino oggi soltanto alla gestione dei profughi, e di come questo non sia sostenibile sul lungo periodo. «Al picco dell’emergenza a Varsavia abbiamo ospitato 300 mila profughi, per quando riguarda la crisi nel Mediterraneo si è arrivati ad un massimo di 200 mila transiti in un mese». Trzaskowski, ma non è il solo, chiede un sistema di ricollocamento volontario che non replichi il sistema delle quote ipotizzato nel 2014 che si è rivelato fallimentare. Dall’altra parte del confine il sindaco di Lviv chiede che l’Ue, una volta terminato il conflitto, metta a disposizione una linea di credito a basso tasso di interesse della durata di 20-25 per ricostruire le città.

Le soluzioni finora trovate

Sin dai primi giorni dall’inizio del conflitto l’Ue si è premurata di non lasciare le regioni al confine con l’Ucraina da sole nella gestione dell’emergenza. Oltre all’istituzione della piattaforma di solidarietà presentata dal Comitato delle Regioni, il primo passo della Commissione Europea è stato quello di rendere i fondi di React Eu e quelli della coesione del periodo di programmazione 2014-2020 (non ancora spesi) disponibili per l’accoglienza dei rifugiati tramite il programma CARE. Questi programmi potranno finanziare l’accoglienza dei rifugiati anche retroattivamente, basterà provare che l’operazione sia stata avviata in seguito all’invasione russa, a partire dal 24 febbraio 2022.

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