LO SCONTRO

Ue: AstraZeneca rispetti gli obblighi, ora un piano per la consegna dei nostri vaccini

Sempre più tesi i toni fra la Commissione e l’azienda farmaceutica. Kyriakides: hanno obblighi morali e contrattuali, il “massimo sforzo” non è corretto

di Alb.Ma.

Covid, Kyriakides: "Ritardi Astrazeneca inaccettabili per UE"

Sempre più tesi i toni fra la Commissione e l’azienda farmaceutica. Kyriakides: hanno obblighi morali e contrattuali, il “massimo sforzo” non è corretto


4' di lettura

«L'Ue rimane unita e ferma. Devono essere rispettati gli obblighi contrattuali, i vaccini devono essere consegnati ai cittadini dell'Ue». La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, ha riassunto così, su Twitter, l’esito del faccia a faccia con l’amministratore delegato di AstraZeneca pascal Soriot.

L’oggetto dell’incontro, il terzo che si sia svolto con rappresentanti della società nelle ultime 72 ore, sono i ritardi nelle consegne delle dosi prenotate dalla Ue all’azienda anglo-svedese. Kyriakides ha parlato di uno «scambio costruttivo» con Soriot, ma i toni restano perentori: «Ci rammarichiamo per la continua mancanza di chiarezza sul programma di consegna e chiediamo ad AstraZeneca un piano chiaro per la consegna rapida della quantità di vaccini che abbiamo riservato per il primo trimestre» ha scritto Kyriakides, prima di aggiungere che la Ue lavorerà « con l'azienda per trovare soluzioni e fornire rapidamente vaccini»

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Il ritardo di AstraZeneca

Le tensioni sono montate dopo che la società ha comunicato che fornirà - molte - meno dosi del vaccino nel primo trimestre del 2021. Fonti vicine alle istituzioni Ue hanno dichiarato che AstraZeneca fornirà appena un quarto delle dosi previste entro marzo, l’equivalente del 75% di dosi in meno: una riduzione ancora maggiore di quella del 60% che era già stata fatta trapelare da fonti Ue, innescando la richiesta di chiarimenti culminata nel meeting di oggi.

L’azienda ha provato a giustificarsi per bocca del suo amministratore delegato, Pascal Soriot, che in un’intervista a un gruppo di testate europee ha sostenuto l’inesistenza di «obblighi» su tempi e quantitativi di consegna e smentito il sospetto che il gruppo stia dirottando dosi verso il mercato domestico del Regno Unito. «Nell'accordo c'è scritto: faremo del nostro meglio, non c'è un obbligo sulla consegna delle dosi» ha detto Soriot. La riposta ha scatenato l’ira dei vertici comunitari. La ricostruzione dell’azienda sul principio del “massimo sforzo” «non è né accettabile né corretto: abbiamo firmato un contratto di pre-acquisto per far sì che producessero determinati volumi di vaccini prima dell'autorizzazione dell'Ema» ha detto la commissaria alla Salute, Stella Kyriakides.

Come si è arrivati allo scontro

Le tensioni fra la Ue e AstraZeneca sono montate dopo che la società anglo-svedese ha dichiarato che consegnerà un quantitativo di dosi inferiori alle attese nel primo trimestre dell’anno. Bruxelles ha prenotato alla società uno stock di 400 milioni di dosi, confidando nella distribuzione di una prima tranche in tempi rapidi per proseguire nella campagna vaccinale avviata il 27 dicembre dopo il via libera al farmaco Pfizer-Biontech. Una prima tegola era arrivata proprio da Pfizer, con il blocco di una settimana delle consegne in Europa. La seconda, più grave, si è materializzata con il maxi-ridimensionamento delle consegne in arrivo da AstraZeneca.

La società ha prima giustificato il taglio alle consegne riferendosi a un non meglio approfondito «calo della produzione» in uno stabilimento di un’azienda partner in Belgio, per poi riaffermare la sua linea con l’intervista di Soriot e annunciare il recapito di 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Né la prima né, tantomeno, la seconda versione hanno convinto Bruxelles. La Commissione ha già svolto due incontri di chiarimento il 25 gennaio, preceduti da una telefonata di von der Leyen all’amministratore delegato di AstraZeneca. Ora arriva il terzo meeting, che lo stesso gruppo aveva provato ad aggirare con la richiesta di inviare risposte per iscritto. Il clima si è fatto ancora meno disteso, visto che la Commissione non sembra aver gradito per nulla l’uscita di Soirot e ne ha approfittato per rimettere in chiaro i suoi presupposti nell’accordo.

«Non essere in grado di assicurare capacità produttiva - ha detto Kyriakides - è contro la lettera e lo spirito del contratto». La stessa clausola sul «miglior sforzo possibile» va letta in maniera diversa da come suggerisce Soirot: il principio non si riferisce alle capacità produttive che l’azienda deve garantire dopo l’approvazione da parte dell’Ema. «L’idea per cui la società non è obbligata a rispettare gli impegni perché c'è la clausola del ‘miglior sforzo possibile' non è accettabile» ha detto Kyriakides, aggiungendo che la Ue ha «investito» nel presupposto di ottenere un certo numero di dosi dopo il via libera dell’Ema. Fonti Ue interpellate dalle agenzie rivelano che Bruxelles avrebbe speso circa 336 milioni di euro nel farmaco, secondo il meccanismo stabilito nella stipulata degli advanced purchase agreement (accordi preliminari fra la Commissione e le cause farmaceutiche). Lo stock atteso entro marzo, sempre secondo le fonti, si aggirava sulle “tre cifre”. In milioni.

La questione degli stabilimenti britannici e il nodo dei contratti

Sullo sfondo, resta un sospetto che non è mai stato esplicitato del tutto: la consegna al Regno Unito di dosi previste inizialmente per la Ue. La Ue sta già lavorando su un meccanismo di notifica che permetta di monitorara l’export di vaccini fuori dai suoi confini, ma si fanno strada anche ipotesi «protezionistiche» come il veto effettivo alle vendite oltre i confini europei. Per ora, la Ue si è limitata a chiedere (energicamente) ad AstraZeneca di consegnare ai paesi europei anche le dosi prodotte nei suoi stabilimenti nel Regno Unito.

«Non c'è una gerarchia negli impianti di produzione, nel contratto ce ne sono quattro elencati, ma non c'è differenza tra quelli europei e quelli del Regno Unito, anche quelli del Regno Unito sono parte dell'accordo di pre-acquisto e quindi devono consegnarci le dosi - ha detto Kyriakides - Ci aspettiamo che le dosi previste dall'accordo siano consegnate alla Ue, è importante che chiariamo che non c'è gerarchia o ordine nell'accordo». L’altro nodo in sospeso è sulla trasparenza. La Ue sta chiedendo di poter pubblicare i contratti, attualmente vincolati a un obbligo di riservatezza su richiesta delle stesse aziende. «Non possiamo rivelare i numeri delle dosi - ha dichiarato Kyriakides - perché sono coperte da confidenzialità. Ma abbiamo chiesto all'azienda di poter pubblicare il contratto».

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