Politiche di bilancio

Commissione Ue: Patto stabilità sospeso anche nel 2022, Italia sia prudente su spesa

All’Italia, paese segnato da un debito ormai elevatissimo, suggerito caldamente di perseguire “una politica di bilancio prudente”.

di Beda Romano

UE, Dombrovskis: "Soddisfatti dei piani di ripresa presentati"

3' di lettura

BRUXELLES – Sono giudizi tutti edulcorati dallo shock economico provocato dalla pandemia virale quelli pubblicati mercoledì 2 giugno dalla Commissione europea e relativi alle politiche di bilancio nei paesi dell’Unione. L’esecutivo comunitario ha confermato che il Patto di Stabilità rimarrà sospeso anche nel 2022. Resta che all’Italia, paese segnato da un debito ormai elevatissimo, suggerisce caldamente di perseguire «una politica di bilancio prudente».

«Abbiamo deciso – ha detto il vicepresidente Valdis Dombrovskis - di prolungare la clausola di salvaguardia nel 2022, con l’obiettivo di disattivarla nel 2023. Stiamo incoraggiando gli Stati membri a mantenere misure di sostegno quest’anno e il prossimo (…) Un mix di spesa - focalizzato sugli investimenti mantenendo sotto controllo le altre spese - faciliterà il ritorno a posizioni più prudenti nel medio termine, il che sarà particolarmente importante per i paesi ad alto debito».

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Sguardo ai paesi ad alto debito, in primis l’Italia

Lo sguardo corre all’Italia, il cui stock di indebitamento sfiora ormai il 160% del prodotto interno lordo. Come tutti gli altri governi, anche quello italiano è stato costretto ad aumentare la spesa pubblica per sostenere l’economia. Non sorprenderà quindi, alla luce anche della sospensione del Patto di Stabilità, che 13 Stati membri non abbiano rispettato la regola del debito nel 2020. Tra questi, oltre all’Italia, anche la Germania, la Francia e la Spagna.

«La Commissione europea ritiene che, in questa fase, non si debba decidere se sottoporre gli Stati membri alla procedura per debito eccessivo», si legge nella documentazione comunitaria. Anche sul versante degli squilibri macroeconomici, la gravissima recessione di questi mesi ha, per così dire, congelato la situazione pre-pandemia. Sono 12 i paesi in difetto, di cui tre – Italia, Grecia e Cipro – che stanno facendo i conti con uno squilibrio eccessivo.

Patto di Stabilità al riesame

Tornando al Patto di Stabilità, Bruxelles dovrebbe presentare entro la fine dell’anno suggerimenti per una sua modifica, così come era stato deciso poco prima dello scoppio della pandemia alla fine del 2019. Il dibattito sarà reso complicato dalle prossime elezioni in Germania e in Francia. Nel frattempo, la Commissione suggerisce che fin dall’anno prossimo le politiche di bilancio si differenzino tra paesi, tenendo conto della situazione economica e sanitaria di ciascuno.

«Quando le condizioni lo permetteranno – spiega l’esecutivo comunitario – gli Stati membri dovrebbero perseguire politiche per garantire la sostenibilità di bilancio nel medio termine». Più precisamente: «Gli Stati con bassi livelli di debito dovrebbero sostenere l’economia con appropriate politiche di bilancio (…) I paesi con un debito elevato dovrebbero utilizzare il Fondo per la Ripresa in modo da finanziare investimenti aggiuntivi a sostegno della ripresa, perseguendo una politica di bilancio prudente».

Per l’Italia obiettivi qualitativi

Tra i paesi ritenuti ad alto debito vi è l’Italia. In buona sostanza, «la sospensione del Patto non significa che la Commissione europea non sorveglierà le singole politiche di bilancio. Non vi saranno per il 2022 obiettivi cifrati, ma obiettivi qualitativi», ha spiegato un esponente comunitario. «La crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale dovrebbe essere tenuta sotto controllo ed essere limitata per gli Stati membri con un debito elevato».

Proprio in queste settimane i paesi membri stanno presentando un piano nazionale di rilancio (PNRR) che deve rispettare le raccomandazioni-paese degli anni scorsi. In questo senso, «l’adozione di riforme e l’entrata in vigore di investimenti nell’ambito del Fondo per la Ripresa dovrebbero aiutare ad affrontare le sfide già segnalate in passato e svolgere quindi un ruolo importante nell’affrontare gli squilibri macroeconomici esistenti», conclude la Commissione europea.

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