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Casa, crescono le tasse. Ma più italiani comprano all’estero

Secondo la Commissione Ue in Italia le tasse sulla casa sono meno elevate di altri Paesi europei (anche se restano una voce importante in rapporto al Pil). Intanto cresce la tendenza delle famiglie italiane ad acquistare casa all’estero (in posti sicuri). Cresce l’appeal di Grecia, Spagna e Francia. In calo Usa, Regno Unito e Nord Africa.

di Laura Cavestri


La casa diventa una asset class di investimento per grandi capitali

3' di lettura

La casa pesa sulle tasche degli italiani? Si. Ma non più che su quelle di francesi, inglesi, belgi, greci e spagnoli. Il confronto dei livelli di pressione fiscale sugli immobili, condotto periodicamente dalla Commissione Ue – l’ultimo report è “Taxation trends in the European Union” – evidenzia che se in Italia il prelievo è una voce importante in rapporto al Pil, in Europa ci sono paesi con livelli di tassazione superiori rispetto a quello italiano. Che, in ogni caso, non scoraggiano le compravendite all’estero delle famiglie: sia per investimento sia come “seconda casa” vacanze. Con un occhio ai prezzi (massimo 250mila euro) e alla qualità della location. Un combinato disposto che in Italia è sempre più raro.

Le tasse sugli immobili in Europa

Nel dettaglio il report – che considera come imposta sulla proprietà sia le cosiddette tasse “ricorrenti” (ad esempio, l’Imu) sia le altre tasse di proprietà (come quelle sui trasferimenti e sulle transazioni internazionali) – mostra come il peso fiscale sugli immobili in Francia sia pari al 4,9%, in Gran Bretagna al 3,1%, in Belgio al 3,6%, in Grecia al 3,3%, in Spagna al 2,7% e in Danimarca al 2,4 per cento. Solo dopo arriva l’Italia, che si posiziona al 7° posto con un 2,3%, seguita da Portogallo e Polonia. Con una media Ue pari al 2,6%, i prelievi sono minimi – sotto l’1% – in Paesi piccoli, poco abitati e con una spesa pubblica e di welfare ancora contenute, come Estonia, Lituania, Slovenia e Ungheria.
Complessivamente, va detto però che le tasse sugli immobili restano un pilastro del prelievo fiscale in Europa. Sulla media europea, sono passate dal 2,2 % del 2005 al 2,6% del 2017. E se in Italia rappresentano, oggi, il 5.9% del Pil, in Francia superano il 10%, anche se la Francia, in estate, scorso ha annunciato proprio l’eliminazione, dal 2020, della tassa sulla prima casa.

LE TASSE SULLA CASA IN EUROPA

In % sul Pil, dati 2017 (Fonte: DG Taxation and Customs Union su elaborazione Eurostat Data)

LE TASSE SULLA CASA IN EUROPA

Comprare casa oltrefrontiera

Intanto cresce la voglia delle famiglie italiane di comprar casa..ma all’estero. Lo sottolinea Scenari Immobiliari. Il 2018 ha registrato un andamento stabile del flusso di acquisti di case oltrefrontiera rispetto al 2017, con circa 2.500 compravendite in più rispetto alle 46.500 transazioni del 2017. Insomma, il 2018 si è chiuso con un record di 48mila compravendite fuori dai confini nazionali.
I motivi? Essenzialmente due: il crescente interesse generale delle famiglie verso gli investimenti immobiliari sia in Italia che all’estero,ma anche il ritorno di una passione per la seconda casa uso vacanza a prezzi accessibili (massimo 250mila euro), ma un contesto di qualità. Un combinato disposto che in Italia è via via più difficile da trovare.

Si conferma il ritrovato interesse per l’Europa, vista come un porto sicuro in uno scenario geo-politico ed economico incerto. E così dal 2010 gli acquisti in area Euro sono più che raddoppiati. In calo l’interesse di Londra (rischio Brexit). Risale Dublino. La corsa degli acquisti in Spagna non si ferma, concentrando il 35% degli acquisti complessivi per il 2018. In Portogallo piacciono Lisbona e l’Algarve. In Francia, Parigi, la Costa Azzurra, Bordeaux e Provenza. In Germania, attrae il dinamismo low cost di Berlino.

In calo, invece, gli Usa (tiene solo il luxury a Miami), l’America Latina e l’area mediterranea del Nord Africa: Egitto, Marocco.

In Asia, infine, tengono le località low-cost dove si concentrano gli acquisti di coloro che decidono di trasferirsi, soprattutto pensionati. Le mete più gettonate continuano a essere le località turistiche thailandesi, dove il deprezzamento del Baht ha abbassato ulteriormente le quotazioni e la tassazione è inferiore rispetto a Singapore e Hong Kong. Kho Samui e Pukhet hanno registrato un lieve ridimensionamento degli acquisti, a favore delle meno note Pattaya, dove la flessione della clientela russa ha comportato un calo dei valori, e Huan Hin.


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