antidumping

Ue, dazi definitivi sulle e-bike

di Laura Cavestri


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(Afp)

2' di lettura

Erano attesi da tempo e sono arrivati i nuovi dazi per fermare la pedalata delle e-bike cinesi verso l’Europa.
Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale Ue L16/108 del 18 gennaio, l’Unione europea ha definitivamente imposto dazi addizionali – dal 18,8% al 79,3% – sulle cosiddette e-bike cinesi, cioè le biciclette”elettriche” o anche “a pedalata assistita”. Lo ha reso noto – soddisfatto – il segretario generale di Ebma (l’Associazione europea delleimprese europee di cicli), Moreno Fioravanti, che 2 anni fa, aveva denunciato l’aggressiva politica commerciale cinese sul fronte dei prezzi, inducendo Bruxelles ad avviare l’indagine appena conclusa.

A Eicma è boom per le E-Bike, oltre 60 brand presenti

Ai dazi standard, dunque, si aggiungono dazi antidumping e anti-subsidy in misura più o meno grave in base al grado di collaborazione dimostrato dalle aziende cinesi, sanzionate sia per aver aver venduto sottocosto, sia per averlo fatto grazie a sussidi statali sui costi di produzione (energia, materie prime e sosatanze chimiche usate) che inevitabilmente hanno distorto il reale prezzo di mercato.
Secondo Fioravanti, «le misure adottate proteggeranno oltre 800 Pmi europee e 90mila posti di lavoro in Europa dalla concorrenza sleale dalla Cina. Anzi, le nuove tutele potrebbero portare alla creazione di oltre 4.500 nuovi posti di lavoro europei già nella prima metà del 2019 e alla fabbricazione di 900mila e-bike quest’anno.

Ma la battaglia non si chiude qui. Perchè, come per le biciclette tradizionali, ma anche la siderurgia e la ceramica, i produttori cinesi hanno da tempo iniziato a trasferire le proprie produzioni o le ultime fasi di lavorazione in Paesi limitrofi (tra cui Vietnam, Malesia..) , secondo step di una triangolazione che rischia di far importare nella Ue prodotti comunque sottocosto ma senza la bolla di accompagnamento partita dalla Cina. «Sarà necessario – ha concluso Fioravanti – che gli importatori europei verifichino con attenzione che i prodotti che acquistano non siano ”made in China” travestiti».

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