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Ue, il debutto della Romania alla presidenza (con i dubbi di Juncker)

di Alb.Ma.

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La premier rumena Viorica Dancila e il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker (Ap)


4' di lettura

Per inaugurare il suo semestre ai vertici dell’Ue, il governo rumeno ha scelto una slogan abbastanza ottimistico: «Coesione, un valore comune in Europa». Bucarest esercita dal 1 gennaio al 30 giugno 2019 la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, una carica che viene assegnata a rotazione a tutti gli Stati membri. È la prima volta in assoluto nella storia del Paese, entrato nell’Ue nel 2007 e in attesa di fare il salto alla valuta unica, quando saranno raggiunti tutti i requisiti per pensionare il vecchio leu rumeno (la moneta locale, scambiata oggi a circa o,20 centesimi di euro).

La Romania raccoglie il testimone dall’Austria di Sebastian Kurz, in carica fino al dicembre 2018, in uno dei periodi più bollenti per gli equilibri dell’integrazione comunitaria, a partire dal maxi-appuntamento delle elezioni europee del 26 maggio 2019. L’obiettivo annunciato è di fissare i parametri di convergenza e sicurezza in cima all’agenda Ue, ma c’è chi è scettico sui risultati: il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha confessato al quotidiano tedesco Welt di «avere qualche dubbio» sul fatto che Bucarest «abbia compreso cosa voglia dire presiedere i Paesi europei».

La prima volta della Romania...
Il Consiglio dell’Unione europea, ribattezzato Consiglio dei Ministri dopo la riforma di Lisbona (2009), è l’istituzione che esercita insieme all’Europarlamento le funzioni legislative e di bilancio comunitario. La sua presidenza viene assegnata a turno a tutti gli Stati membri per un periodo di sei mesi, all’interno di un trio (in questo caso Romania, Finlandia e Croazia) che dovrà collaborare per un totale di un anno e mezzo allo sviluppo di progetti comunitari. Il ruolo del presidente di turno è di coordinare le riunioni del Consiglio, oltre a rappresentare l’istituzione nei suoi vari rapporti con gli altri organismi europei.

Per i suoi mesi ai vertici, la Romania ha scelto di insistere sul pilastro della coesione, declinato in quattro sfumature diverse: «Europa della convergenza, un'Europa più sicura, l'Europa come attore forte sulla scena mondiale e l'Europa dei valori comuni». Il primo ministro Viorica Dancilăsi è detta «risoluta» nel voler dimostrare che «la Romania è un partner affidabile per consolidare il progetto europeo e assicurare la sua coesione». Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si è dichiarato fiducioso, con tanto di auguri via social alla collega di Bucarest («Sono sicuro che porterete a termine il progetto, non vedo l’ora di lavorare con voi»).

...e i dubbi dell’Europa
Il numero uno della Commissione europea, Juncker, un po’ meno. L’ex premier lussemburghese riconosce alla classe politica rumena una certa «preparazione tecnica», ma teme che il governo non sia in grado di «ascoltare tutti» i partner europei, oltre a mancare di quella «compattezza» indispensabile per conservare il timone delle istituzioni nei mesi che precedono le urne. La Romania è una repubblica semipresidenziale, dove i poteri sono divisi fra un capo dello Stato (Klaus Iohannis: sarà lui a guidare formalmente il Consiglio) e un capo del governo, la già citata Viorica Dancil, alla testa di un’alleanza fra socialdemocratici (il Partidul Social Democrat, fondato da un ex ministro del dittatore Nicolae Ceausescu) e liberali (Alianta Liberalilor i Democratilor). A detta dei più critici, l’esecutivo assomiglia a una clone di centrosinistra dei governi nazionalisti che inquietano l’establishment europeo, a partire dall’Ungheria di Viktor Orbán o dalla Polonia di Mateusz Morawiecki. Anche il governo rumeno è entrato in rotta di collisione con le istituzioni europee con l’accusa di aver violato lo stato di diritto: sul banco degli imputati ci sono alcune riforme del sistema giudiziario che indeboliscono l’indipendenza della magistratura e interferiscono con il contrasto alla corruzione, affossando i principi di trasparenza in un paese già sotto esame per l’opacità che avvolge il suo sistema economico e istituzionale. A luglio 2018 ha fatto scalpore la rimozione di Laura Codruta Kövesi, procuratore capo della direzione nazionale anticorruzione del Paese. Kövesi, 45 anni, era diventata nota (anche) per aver messo alle strette una serie di stelle politiche locali, aumentando il sospetto di una violazione di campo fra poteri.

Bucarest e i rapporti con l’Europa
Altro fattore in comune fra Romania e il blocco di Visegrad è un rapporto sbilanciato, a proprio favore, fra fondi versati e ricevuti dalla Ue. Nel 2017 Bucarest ha incassato 4,7 miliardi di euro a fronte di 1,2 miliardi sborsati per le casse comunitarie, con una contabilità in positivo per 3,5 miliardi di euro (l’Italia è in credito di oltre 2 miliardi di euro ). E forse è questo il motivo che ha evitato la degenerazione delle schermaglie con Bruxelles, per ora limitate a qualche botta e risposta con le istituzioni . Nel 2018 il vicepresidente della Commissione, l’olandese Frans Timmermanns, ha espresso la sua «crescente preoccupazione» sull’indipendenza della magistratura rispetto al pressing governativo. Il governo di Dancil si è limitato a una difesa di ufficio del suo operato, alternando rivendicazioni pe r il rispetto della Romania a toni più morbidi sull’importanza di restare «nel percorso europeo». Schermaglie, rispetto alle procedure di infrazione avviate contro Orbán e il dietrofront imposto dalla Corte Ue alle «purghe» di magistrati in Polonia . Dancil, già europarlamentare, ha assicurato in più occasioni che farà di tutto per mantenere il Paese «nella rotta» del progetto comunitario. I sei mesi in arrivo potranno dimostrarlo, in un senso o nell’altro.

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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