ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla crisi russo-ucraina

Ue e Usa verso nuove sanzioni alla Russia, il rublo crolla

di Antonella Scott


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Un soldato di guardia a Mariupol, porto ucraino sul Mar d’Azov

2' di lettura

In questi mesi la possibilità che nuove sanzioni contro la Russia si aggiungano a quelle esistenti è stata una spada di Damocle intermittente, che di recente era sembrata allontanarsi per il timore delle ricadute sugli stessi Paesi che le impongono. Martedì sera, tuttavia, una notizia pubblicata dal Financial Times ha riportato il tema alla ribalta, spingendo il rublo a un brusco ribasso. Nel giro di dieci minuti, la moneta russa ha perduto 46 copechi sul dollaro e 66 sull’euro: per valere 66,11 sul dollaro e 74,85 sull’euro.

Lunedì prossimo, scrive il quotidiano britannico citando fonti diplomatiche a Bruxelles, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea si apprestano a discutere una raffica di provvedimenti per colpire individui e compagnie coinvolti nell’ultimo episodio del confronto tra Russia e Ucraina: l’incidente avvenuto a fine novembre presso lo Stretto di Kerch, al largo della Crimea. Tre navi militari ucraine pronte a entrare nel Mar d’Azov, sequestrate dalla Marina russa. Gli uomini dell’equipaggio, 24 marinai, sono ancora a Mosca in attesa di processo.

Le sanzioni, secondo le fonti citate da FT, potrebbero scattare entro la fine di marzo, in coordinamento tra Ue e Stati Uniti. In un primo tempo Francia e Germania avevano cercato di frenare la decisione, sperando di ottenere il rilascio dei marinai e il dissequestro delle navi con il negoziato. In realtà, spiegano le fonti, «le nuove sanzioni verranno appoggiate da tutti nella Ue, perché la Russia non ha mandato segnali di progresso in alcun fronte. Nessuno, neppure chi è contrario alle sanzioni, può mostrare alcun segnale positivo». La notizia è confermata da altre fonti citate da Sky News.

Lo Stretto di Kerch separa il Mar Nero dal Mar d’Azov, condiviso da Russia e Ucraina. Dopo aver riannesso la Crimea alla Federazione, i russi hanno costruito un ponte che ha complicato gli equilibri che dal 2003 regolano la navigazione in queste acque: un trattato bilaterale prevede la libera navigazione nell’ambito commerciale e la reciproca notifica in caso di passaggio di imbarcazioni militari. Secondo la versione di Mosca, lo scorso 26 novembre le imbarcazioni ucraine avevano attraversato illegalmente le acque territoriali russe; secondo Kiev, le navi avevano richiesto le autorizzazioni correttamente, senza però ricevere risposta.

Sia i leader europei che Donald Trump hanno ripetutamente fatto appello al Cremlino perché permetta il rilascio dei marinai ucraini; a causa del Mar d’Azov, in dicembre, Trump ha anche annullato il previsto incontro con Vladimir Putin ai margini del G20 di Buenos Aires.

Se le sanzioni legate al Mar d’Azov vedono Stati Uniti e Unione Europea lavorare d’intesa, lo scenario è molto più controverso riguardo ai provvedimenti che il Congresso americano, tornato a maggioranza democratica, conta di adottare contro Mosca per le interferenze legate al Russiagate. Le restrizioni potrebbero riguardare le banche, le emissioni governative russe e anche i progetti energetici in cui siano coinvolte compagnie europee. Primo tra tutti, Nord Stream 2, il gasdotto tra Russia e Germania su cui i Paesi europei hanno appena trovato un compromesso per conciliare il progetto di Gazprom alle norme che regalo il mercato comunitario dell’energia.

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