L’AFFONDO

Ue, gli industriali francesi criticano Vestager sulla regole alla concorrenza

Il presidente del Mefed, la Confindustria francese, replica alle parole della commissaria europea sui campioni industriali «coccolati» con soldi pubblici: «Creare campioni europei è un modo per assicurarsi un avvenire»

di Alb.Ma.


La squadra di Ursula von der Leyen

3' di lettura

Creare campioni industriali europei è un modo per «assicurarsi un avvenire», non un’usanza da «vecchia scuola». Geoffroy Roux de Bezieux, presidente del Medef (la Confindustria francese) ha risposto così a un affondo della vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager contro la spinta di alcuni paesi a rivedere le norme europee su concorrenza e fusioni strategiche. In una intervista ripresa da diversi media Ue, Vestager ha ribadito la sua contarietà agli aiuti Ue per la creazione di campioni «nutriti e coccolati» con risorse pubbliche, sottolineando il primato della tutela dei consumatori rispetto alle strategia di crescita dei gruppi privati. «Storicamente - ha detto Vestager alle agenzie internazionali - il mandato della Commissione è vigilare affinchè il mercato serva i consumatori».

Non c'è contraddizione, ha aggiunto Vestager, tra «l'emergere di campioni industriali e loro protezione, anzi è importante che che i consumatori vedano che il mercato li serve perché questa è l'Europa. E poi se abbiamo grandi aziende è perché sono state sfidate dalla concorrenza, non perché sono state protette da un cartello». Il richiamo a creare «campioni» continentali, ha chiuso Vestager, «è un modo di vedere le cose molto ‘vecchia scuola'».

La vecchia disputa sulle regole per l’industria
Le presa di posizione non è piaciuta al numero uno del Medef, schierato sulla stessa linea difesa dai governo di Francia e Germania nella scorsa legislatura europea. Diversi stati europei spingono per una revisione delle regole sulla concorrenza, con l’obiettivo di semplificare la creazione dei cosiddetti «campioni europei»: colossi industriali, frutto della fusione fra player già attivi, per permettere all’economia dell’Eurozona di reggere la competizione con i pesi massimi di Stati Uniti e Cina. Il pressing si è alzato dopo il no della Commissione a operazioni che avrebbero consentito la nascita di nuovi soggetti o il rafforzamento di attori già sul mercato.

I governi di Parigi e Berlino avevano già manifestato una certa insofferenza per il veto posto proprio da Vestager alla fusione fra Siemens e Altstom, destinata a creare un colosso Ue nel settore ferroviario. Ora la steccata di de Bezieux fa un certo rumore, soprattutto dopo il puzzle di alleanze che si è venuto creare con il voto di maggio e gli accordi fra leader Ue per la definizioen dei vertici europei nel 2019-2024. Vestager è una esponente di punta di Renew Europe, la famiglia politica che ospita gli eurodeputati del vecchio Alde e il drappello di deputati francesi di En Marche!: il movimento centrista capitanato proprio dal presidente francese Macron. Il titolare dell’Eliseo ha giocato un ruolo di primo piano nella nomina dell’ex ministro tedesco Ursula von der Leyen a leader in pectore dell’esecutivo Ue, salvo incassare la bocciatura della sua candidata per la Commissione: Sylvie Goulard, liberale destinata proprio alla delega per il «Mercato interno» (un maxi portafoglio che includeva responsabilità cruciali anche sull’industria).

Dal canto suo Vestager non sembra intenzionata a cedere e, anzi, sta aprendo nuovi fronti di tensione con i paesi Ue. La Commissione ha avviato una indagine sulla fusione tra l’italiana Fincantieri e la francese Stx nel campo dei cantieri navali, oltre a promettere una nuova stretta su un altro target della sua attività regolatoria: i colossi del web come Google e Facebook, che Vestager vuole sottoporre a controlli più stringenti rispetto alle pratiche ritenute anti-concorrenziali.

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