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Ue, accordo sulle sanzioni al greggio russo: stop alle importazioni via mare

L’intesa dei leader prevede lo stop alle sole importazioni via mare, i due terzi del totale. L’obiettivo è venire incontro all’Ungheria

di Carlo Marroni e Beda Romano

Aggiornato il 31/05/2022 alle 7:35

Zelensky: "Serve embargo su petrolio russo"

2' di lettura

Bruxelles - Dopo una lunga serata di negoziati i Ventisette hanno trovato un accordo nella notte di lunedì 30 maggio in vista di un embargo almeno parziale delle loro importazioni di petrolio russo. L'Ungheria è riuscita a ottenere una deroga, che le permetterà di continuare ad ottenere l'indispensabile greggio attraverso un oleodotto costruito negli anni Sessanta, in tempi sovietici. L'intesa nasconde profonde divisioni tra i paesi membri a tre mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina.

«Questa decisione andrà a colpire una enorme fonte di finanziamento della macchina da guerra russa», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel alla fine di una discussione tra i capi di Stato e di governo dell'Unione europea durata otto ore qui a Bruxelles. L'intesa prevede un embargo per il petrolio via mare fin dalla fine dell'anno. Una deroga è prevista «per il greggio via oleodotto» che rifornisce alcuni paesi dell'Europa centro-orientale.

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L’eccezione che favorisce l’Ungheria

L'eccezione è stata prevista per ottenere il via libera dell'Ungheria. Altri due paesi che ottengono petrolio via l'oleodotto Druzhba – la Germania e la Polonia – si sono impegnati a non farne più uso dalla fine dell'anno in poi. Secondo la Commissione europea e il Consiglio europeo verrà così interrotto il 90% delle importazioni di petrolio russo. L'estensione dell'embargo alle forniture via oleodotto verrà discussa «appena possibile». Una data, tuttavia, non è stata fissata.

«La Russia sta scegliendo di continuare la sua guerra in Ucraina. Come europei, uniti e solidali con il popolo ucraino, questa sera abbiamo adottato nuove sanzioni», ha scritto su Twitter il presidente francese Emmanuel Macron, il cui Paese detiene la presidenza del Consiglio della UE. Oltre al petrolio, il sesto pacchetto di sanzioni contro il Cremlino prevede anche l'esclusione di Sberbank dal servizio di messaggistica finanziaria Swift e nuove personalità colpite dal divieto di visto.

Le spaccature tra i Ventisette

Al netto del compromesso, la vicenda ha mostrato profonde divisioni tra i Ventisette. Lo stesso accordo prevede una imbarazzante deroga a favore dell'Ungheria. Peraltro, non era chiaro stamani quali vantaggi abbia ottenuto Budapest per dare il suo indispensabile benestare. A suo tempo, il premier Viktor Orbán aveva chiesto aiuti finanziari per 800 milioni di euro. Nelle conclusioni, i Ventisette promettono “misure di emergenza nel caso di interruzione della fornitura”.

Secondo la Commissione europea, l'oleodotto Adria che giunge in Ungheria dalla Croazia potrebbe essere adattato per aumentare il rifornimento di greggio. Il ramo settentrionale dell'oleodotto Druzhba rifornisce la Germania, l'Austria e la Polonia, mentre il suo braccio meridionale serve la Repubblica Ceca, la Slovacchia e appunto l'Ungheria. La difficoltà di trovare una intesa è dipesa anche dal rischio che la deroga a Budapest provochi distorsioni alla concorrenza nel mercato unico.

All'accordo politico raggiunto nella notte mancano molti aspetti tecnici di cui dovranno occuparsi i rappresentanti diplomatici che dovrebbero il loro benestare finale al sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia nel corso di questa settimana. Intanto, i capi di Stato e di governo dell'Unione europea torneranno a riunirsi questa mattina qui a Bruxelles per discutere, tra le altre cose, la grave crisi alimentare provocata dall'invasione russa dell'Ucraina.



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