dopo la correzione dei conti

Ue-Italia, spiragli per non far scattare la procedura d’infrazione

Le mosse italiane, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, aiutano ad avvicinare le posizioni tra Bruxelles e Roma

di Antonio Pollio Salimbeni


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2' di lettura

È presto per dire se le decisioni del governo sull'assestamento di bilancio e sul congelamento dei risparmi sulla spesa pubblica quest'anno saranno sufficienti a evitare l'avvio della procedura europea sul debito contro l'Italia.

Nel pomeriggio, i capi di gabinetto dei commissari ne discuteranno sulla base della prima valutazione della coppia Dombrovskis-Moscovici per preparare la riunione di domani del collegio. Ne emergerà l'orientamento che poi dovrebbe essere confermato, appunto, domani. La cosa certa è che le mosse italiane, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, aiutano ad avvicinare le posizioni tra Bruxelles e Roma: questo sarebbe il punto di vista della Commissione. Si tratta di capire se saranno necessari altri chiarimenti anche se a questo punto non ci sono più margini dati i tempi della decisione.

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Stop alla procedura o rinvio?
Il problema aperto pare essere a questo punto se la procedura si arenerà, come è accaduto a dicembre perché si ritiene che l'Italia sia grossomodo rispettosa delle regole Ue, oppure se sarà prorogata la scadenza per decidere sulla procedura oltre il primo agosto, in attesa delle scelte governative per il 2020. In questo caso la parola sarebbe ai ministri finanziari.

Nodo risolto per il 2019
A quanto risulta, la Commissione ritiene che la questione del 2019 sia sostanzialmente risolta con gli impegni e le decisioni del governo. È stato dirimente il congelamento dei risparmi dal reddito di cittadinanza e «quota 100», pari a circa un miliardo di euro e mezzo che non potranno essere usati per altri scopi. Stop, dunque, a qualsiasi ipotesi (anche propagandistica) di immaginari “tesoretti” dato che peraltro si tratto di fondi acquisiti attraverso l'indebitamento.

    Molti dubbi sul 2020
    È lo stesso meccanismo usato per i due miliardi congelati con l'accordo di dicembre con Bruxelles. Se con i 7,6 miliardi messi sul tavolo dal governo ci si avvicinerà o si centrerà l'obiettivo di un deficit/pil nominale al 2,04% pattuito a dicembre, le cose non sono affatto chiare sul 2020. Per l'anno prossimo infatti il governo più che impegni generici non può dare. E questo mentre si continuano a ipotizzare spese in aumento: si profila una manovra di oltre 40 miliardi e non si sa come saranno coperti. E se si vogliono effettivamente coprire.

    Il solo modo per cementare gli impegni a questo stadio sarebbe avviare la procedura sul debito, ma date le ultime mosse del governo, costretto da Bruxelles e dalla pressione dei ministri finanziari europei a rispettare gli impegni assunti sotto minaccia, questa non si giustificherebbe più in modo netto e inattaccabile. Da settimane è noto che Bruxelles vorrebbe una accurata, precisa dichiarazione formale del governo sugli impegni del 2020, che mettano al riparo la nuova finanziaria da un accumulo di spese non coperte, a partire dalla «flat tax». Al momento non c'è nulla di diverso dagli impegni generici indicati dal premier Conte nella famosa lettera ai vertici Ue.

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