procedura Ue

Di Maio: saremo responsabili. Salvini: taglio tasse per ridurre debito

di Nicola Barone

(Agf)

3' di lettura

«L’Italia rispetterà il patto di stabilità e intende continuare a dialogare con la Commissione» per «arrivare a un accordo» con Bruxelles «coerente con gli impegni già assunti da Governo e Parlamento italiani». Così in una nota Palazzo Chigi commenta l’annuncio della Commissione Ue di voler proporre la procedura la proposta di aprire una procedura di infrazione per debito eccessivo contro l’Italia. Dall'esecutivo si spiega che «nel Rapporto sul debito inviato alla Commissione, il governo ha presentato una serie di giustificazioni (i cosiddetti fattori rilevanti) per il mancato rispetto della riduzione del rapporto debito/PIL nel 2018» e che secondo «stime più recenti» nel 2019 «l'indebitamento netto si attesterebbe al 2,1% del Pil».

Poco prima le reazioni dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio avevano segnato la rotta. «Noi siamo persone serie, l'Italia è un paese serio, che rispetta la parola data. Quindi andremo in Europa e ci metteremo seduti al tavolo con responsabilità, non per distruggere, ma per costruire», ha scritto il capo politico pentastellato in un post. «L'unico modo per ridurre il debito creato in passato - spiega Matteo Salvini - è tagliare le tasse (flat tax) e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio. Con i tagli, le sanzioni e l'austerità sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione, dobbiamo fare il contrario. Non chiediamo i soldi degli altri, vogliamo solo investire in lavoro, crescita, ricerca e infrastrutture. Sono sicuro che a Bruxelles rispetteranno questa volontà».

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Partendo dalla previsione del Def, osserva Palazzo Chigi, il monitoraggio più̀recente delle entrate evidenzia maggiori entrate tributarie e contributive per 0,17 punti di Pil e maggiori entrate non tributarie per ulteriori 0,13 punti. Il beneficio netto per il bilancio sarebbe dunque di circa 0,2 punti e condurrebbe la stima di deficit al 2,2 per cento del Pil. La minore spesa ragionevolmente risulterà pari ad un ulteriore 0,07% del Pil (e, come detto, l'indebitamento netto si feremerebbe al 2,1% del Pil).

All'orizzonte non c'è una manovra correttiva, in ogni caso. A escludere con fermezza questa evenienza è il premier Giuseppe Conte incontrando i cronisti al Sofitel Metropole di Hanoi. Dall'osservazione costante dei conti pubblici «emerge come si sta operando una sorta di autocorrezione naturale. Lo spiegheremo bene a Bruxelles, l'obiettivo programmato lo stiamo raggiungendo, conti diversi da quelli prefigurati dall'Ue». Per il ministro dell'Economia Giovanni Tria quota 100, l'abbassamento dell'età pensionistica fortemente criticato dalla Commissione europea, e il reddito di cittadinanza sono misure che «non verranno toccate, sono leggi dello Stato, tutti coloro che hanno acquisito diritti vedranno soddisfatti questi diritti». Tria aggiunge che «poiché ci eravamo posti in modo molto prudenziale in partenza, adesso stiamo vedendo che ci saranno dei risparmi in qualche modo sostanziali».

Stesso concetto su cui insiste il leader del M5S per il quale «quota 100 non si tocca e, sia chiaro, le pensioni degli italiani non si toccano!». Mani avanti, dunque, rispetto a qualunque ipotesi di tagli alla spesa previdenziale. «Lasciatemi dire che come sento parlare di doveri, mi piacerebbe sentir parlare anche di diritti. Diritti degli italiani e delle loro famiglie! Non chiedo tanto: diritti! Che tradotto significa la possibilità di aiutare le famiglie, le imprese, le scuole, la nostra sanità. Quindi rimbocchiamoci le maniche tutti. E con "tutti", intendo anche Bruxelles!», scrive ancora il vice presidente del Consiglio. «Ora si parla tanto di questa possibile procedura di infrazione e sapete cosa riguarda? Riguarda il debito prodotto dal Partito democratico nel 2017 e 2018. Noi la prendiamo seriamente, ma non possiamo fare finta di non sapere che ci sono Paesi europei che in questi anni, per risollevare la loro economia, hanno fatto molto più deficit di quanto consentito dai Trattati. E non sono andati incontro a nessuna sanzione!».

Ma la decisione apre il fuoco concentrico delle critiche da parte delle opposizioni. Per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, «l'Europa conferma quello che sapevamo. In dodici mesi, sono aumentati i debiti, è calata la crescita e gli italiani rischiano. Un vero capolavoro...». «A prescindere dalla procedura di infrazione, è evidente che la politica economica del governo di larghe intese tra Lega e Movimento 5 Stelle non ha funzionato. Il prodotto interno lordo non cresce come promesso, la disoccupazione resta a due cifre e l'idea di mettere insieme le mele con le pere si è rivelata fallimentare», dichiara in una nota Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia. «Serve un'azione decisa sul fronte economico che questo governo non sembra per ora capace di intraprendere. Compromessi al ribasso come quello sullo sblocca-cantieri, o su altri temi che verranno, sono un punto di estrema debolezza di questo governo. Le forze di maggioranza possono continuare a tenere la benda agli occhi finché ritengono, ma se vanno avanti di questo passo dovranno pagare un conto salato anche in termini elettorali».

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