verso il vertice europeo

Ue, la nuova proposta Michel: Recovery fund invariato, mini-taglio al bilancio

L'ammontare del bilancio si riduce da 1100 miliardi a 1074 miliardi di euro. Il Fondo per la Ripresa resta del valore di 750 miliardi di euro (500 di sussidi e 250 di prestiti)

di Beda Romano

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Charles Michel (Afp)

L'ammontare del bilancio si riduce da 1100 miliardi a 1074 miliardi di euro. Il Fondo per la Ripresa resta del valore di 750 miliardi di euro (500 di sussidi e 250 di prestiti)


4' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – A una settimana dal summit del 17-18 luglio, tutto dedicato al prossimo bilancio comunitario, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha presentato ieri una nuova bozza negoziale. Nel tentativo di trovare un compromesso, il testo distribuito ai Ventisette riflette un sottile bilanciamento tra gli interessi nazionali. Prevede tra le altre cose una riduzione della taglia del bilancio e un nuovo meccanismo di controllo sull’uso del denaro europeo a livello nazionale.

«Ho cercato di costruire un equilibrio tra gli interessi dei diversi partner, mantenendo inalterato l’ammontare e l’ambizione del Fondo per la ripresa, ma riducendo la taglia del bilancio, come richiesto da molti Paesi», ha riassunto il presidente Michel a un gruppo di giornali, tra cui Il Sole 24 Ore. «Nel contempo restano gli sconti a cinque Paesi senza alcuna progressiva riduzione del loro ammontare, come invece aveva proposto la Commissione europea. Mi sembra una buona base negoziale».

Controllo politico sugli esborsi

L’ammontare del bilancio 2021-2027 si ridurrebbe da 1.100 a 1.074 miliardi di euro. Sempre rispetto alla proposta di Bruxelles in maggio, il Fondo per la ripresa post-pandemia resta del valore di 750 miliardi (500 di sussidi e 250 di prestiti). «Continueremo a lavorare con l’obiettivo di raggiungere una intesa al prossimo summit», ha aggiunto l’ex premier belga, che ha approfittato dell’incontro con la stampa per offrire la sua lettura di una proposta negoziale che potrebbe rivelarsi vincente.

Nel tentativo di convincere i Paesi più preoccupati da eventuali sprechi a livello nazionale del denaro comunitario, la nuova bozza negoziale propone modifiche al modo in cui gli Stati membri dovranno controllarsi a vicenda. Bruxelles aveva suggerito che i piani nazionali e l’esborso del denaro fossero approvati nei comitati tecnici gestiti dalla Commissione. Il presidente Michel ha proposto di portare l’iter di approvazione a un livello più politico.

Secondo la bozza, i piani nazionali dovrebbero essere approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata. L’esborso del denaro verrebbe deciso dall’esecutivo comunitario «prendendo in considerazione l’opinione del Comitato economico e finanziario», ossia l’organismo che raggruppa i direttori dei tesori nazionali. «Sarà uno degli argomenti più intensamente discussi al vertice», ammette Charles Michel.

La valutazione degli impegni e le conseguenti decisioni relative agli aiuti terranno conto delle riforme nazionali in coerenza «con le raccomandazioni-Paese definite negli ultimi anni», aggiunge il presidente del Consiglio europeo. Sul legame tra aiuti e riforme c’è ampio consenso tra i Ventisette. Il tentativo è però di rafforzare il controllo di quel tanto necessario per ottenere dai Paesi più recalcitranti un sofferto benestare a sussidi invece di prestiti.

Nuovi criteri di distribuzione

È chiaro in buona sostanza il desiderio di ammorbidire la posizione di Olanda o Austria. Con lo stesso obiettivo, il presidente Michel propone di riservare il 30% del denaro comunitario alla transizione climatica. Inoltre, l’ex premier belga ha deciso di modificare la chiave di ripartizione del denaro del Fondo per la Ripresa. In un primo tempo, la chiave si baserebbe, come proposto da Bruxelles, su popolazione, prodotto interno lordo pro capite e disoccupazione 2015-2019.

Dal 2023, il presidente Michel propone di sostituire il criterio della disoccupazione, ritenuto da molti Paesi troppo slegato dalla crisi sanitaria di questi ultimi mesi, con i dati macroeconomici sull’andamento del Pil nel 2020 e nel 2021 (è possibile, viste le più recenti previsioni economiche, che la modifica avvantaggerebbe l’Italia). Infine, 5 miliardi di euro saranno riservati ai paesi più colpiti dall’uscita del Regno Unito dall’Unione. Lo sguardo corre ai paesi sul Mare del Nord (a cominciare dall’Olanda).

Quanto al rimborso del denaro raccolto sui mercati, l’ex premier propone un rimborso dal 2026 in poi, anziché il 2028, come previsto da Bruxelles. Anticipare il rimborso, come chiedono d’altronde molti Paesi, è anche un modo per indurre i governi a riflettere seriamente a nuove risorse proprie. Il presidente Michel propone quindi un calendario preciso con cui adottare un contributo sulla plastica, una tassa sul carbonio alle frontiere, una tassa digitale, una riforma del meccanismo di scambio di quote di emissione.

Il rispetto dello stato di diritto

La bozza negoziale stabilisce infine di condizionare i fondi al rispetto dello stato di diritto. «È un passo totalmente nuovo», spiega l’uomo politico belga. Rispetto alla proposta comunitaria, tuttavia, il meccanismo di sanzione è stato annacquato: «misure appropriate e proporzionate» contro un Paese verrebbero decise con una semplice maggioranza qualificata nel Consiglio. «E vi posso assicurare che anche su questa formula un accordo non sarà facile».

Ieri da Budapest, il premier ungherese Viktor Orbán ha avvertito di non volere alcun legame tra l’esborso di fondi europei e il rispetto dello stato di diritto. «Voglio essere chiaro: nessuna sovrapposizione con la politica. Potremmo mettere il veto a un accordo finale, visto che è necessaria l’unanimità dei Ventisette, anche se ci troveremmo da soli ad affrontare altri 26 Paesi. Sarebbe una scelta di ultima istanza». Forse la revisione in senso meno radicale del meccanismo sanzionatorio eviterà un veto polacco o ungherese contro il bilancio comunitario.

Al di là della presa di posizione ungherese, ieri la giornata era dedicata all’analisi e alla riflessione a livello nazionale. Sapiente tentativo di equilibrismo politico, come detto la nuova proposta conferma altresì gli sconti (i cosiddetti rebates) a cinque Paesi - la Germania, la Danimarca, l’Austria, l’Olanda e Svezia. «C’è tra i Ventisette il forte desiderio di arrivare a una decisione rapida», conclude il presidente del Consiglio europeo. Oltre all’accordo unanime tra i Ventisette, bisognerà ottenere anche l’intesa di Strasburgo: «Mentre nel Consiglio vale l’unanimità – nota ancora lo stesso Michel, con una punta di ottimismo –, in Parlamento basta la maggioranza».


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