Le previsioni

Ue ottimista sull’Italia: crescita in rialzo al 6,2% e debito in calo. Ritorno a livelli pre-crisi nel secondo trimestre 2022

Bruxelles sottolinea però la presenza di «crescenti venti contrari» per l’economia europea. In Italia l’occupazione reagirà in ritardo rispetto alla crescita della produzione

dal nostro corrispondente Beda Romano

Gentiloni: "Pil italiano a +6,3% nel 2021"

3' di lettura

BRUXELLES – È un quadro economico positivo quello tratteggiato giovedì 11 novembre dalla Commissione europea, seppur segnato da «elevatissime incertezze». Nonostante «crescenti venti contrari», l'esecutivo comunitario si aspetta che l'economia della zona euro continui a crescere a ritmi elevati, in particolare grazie alla domanda interna. Sul fronte italiano, Bruxelles prevede che la congiuntura nel 2022 faccia registrare una espansione «stabile e sostenuta», con l'aiuto del Fondo per la Ripresa.

Scenario con rischi

«L’economia europea si sta riprendendo fortemente dalla recente recessione, con un tasso di crescita previsto del 5% quest’anno – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis –. Ma questo non è il momento dell'auto-compiacimento. Vi sono alcuni rischi. Non da ultimo, dobbiamo affrontare le strozzature nelle catene di approvvigionamento, così come l’aumento dei prezzi dell’energia che colpirà molte famiglie e aziende in tutta Europa».

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L'ex premier lettone ha avvertito che bisogna monitorare da vicino l’inflazione e «aggiustare le nostre politiche, se necessario». Oltre al noto rischio di inflazione e alle interruzioni nelle catene di approvvigionamento che stanno pesando su numerosi settori – soprattutto nei paesi più industrializzati come l'Italia, il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni nota anche l'aumento dei contagi da Covid-19: «Dobbiamo rimanere vigili e agire in modo appropriato per assicurare che questi venti contrari non spingano la ripresa fuori rotta».

Le previsioni

Veniamo alle previsioni dell'esecutivo comunitario. La crescita economica nella zona euro dovrebbe essere del 5,0% nel 2021, del 4,3% nel 2022 e del 2,4% nel 2023. A titolo di confronto, nell'estate scorsa, la stessa Commissione prevedeva nel 2021 e nel 2022 una crescita del 4,8 e del 4,5% rispettivamente. Sul fronte dell'inflazione, i prezzi al consumo dovrebbero salire del 2,4% nel 2021, del 2,2% nel 2022 e dell'1,4% nel 2023, sempre su base annua.

Al netto dei rischi, Bruxelles si vuole ottimista, anche se ammette che il cambiamento climatico e una segmentazione del commercio internazionale potrebbero incidere a lungo termine sui prezzi.

Quadro positivo per l’Italia

La situazione italiana appare positiva, anche perché il paese dovrebbe godere del generoso Fondo per la Ripresa (Pnrr). Prima di tutto, la Commissione si aspetta una crescita del 6,2% nel 2021, del 4,3% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Le stime estive indicavano il 5,0% per il 2021 e il 4,2% per il 2022. Il ritorno ai livelli pre-crisi è atteso nel secondo trimestre del 2022. Quanto all'inflazione, le stime mostrano un aumento dei prezzi più basso della media europea, intorno al 2% nel 2021-2023, tale da aiutare la competitività relativa del paese.

«La crescita dell’occupazione reagirà in ritardo rispetto alla crescita della produzione, in quanto la carenza di manodopera in settori specifici, in parte legata alla mancata corrispondenza delle competenze (mismatch in inglese), ostacolerà l‘aumento dei posti di lavoro malgrado la debolezza del mercato», spiega ancora Bruxelles.

Commissione guardinga sulla manovra

Il tasso di disoccupazione è destinato a scendere al 9,2% entro il 2023 (dal 9,8% del 2021), in un contesto segnato da un graduale aumento dell’offerta di lavoro.

Infine, a differenza che negli anni passati, il debito in percentuale del prodotto interno lordo dovrebbe mostrare un calo, per via della crescita economica, dal 155,6% del 2020 al 151,0% nel 2023. Quanto alla finanziaria per l'anno prossimo, criticata da alcuni economisti perché troppo espansiva, la Commissione europea è guardinga. Nota la presenza di nuove misure di spesa pari all'1,2% del Pil, «tali da pesare sul disavanzo».

Il deficit è previsto al 9,4% nel 2021, al 5,8% nel 2022 e al 4,3% nel 2023.

Come detto, il quadro presentato dall'esecutivo comunitario è positivo. Evidentemente, il Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro aiuta in questa fase a sostenere l'economia europea, soprattutto nei paesi più deboli. A questo proposito, la Commissione europea stima che l'Italia utilizzerà il 55% dei sussidi a sua disposizione da qui alla fine del 2023, una percentuale non dissimile dalla Germania (70%), ma assai inferiore alla Spagna o alla Francia che potrebbero fare uso del 90% del denaro.

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