il consiglio europeo

Ue pronta a rispondere ai dazi americani sulle auto europee

dai nostri inviati Carlo Marroni e Beda Romano


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3' di lettura

BRUXELLES – Stretti fra le scelte controverse dell’Amministrazione Trump, in campo commerciale ma anche in politica internazionale, nella prima giornata di vertice i Ventotto hanno discusso della necessità di difendere un sistema mondiale multilaterale basato su regole certe, pronti a rispondere a nuove eventuali barriere protezionistiche americane. Lo sguardo corre alla possibilità che Washington introduca dazi sulle auto europee. La partita è complessa, tali e tanti sono i diversi interessi dei paesi membri.

Nella prima giornata di una due-giorni di vertice europeo qui a Bruxelles, i capi di Stato e di governo dell’Unione hanno dibattuto della situazione economica e dei rapporti con l’America. Il fronte americano è certamente quello più complicato. In una lettera ai leader prima dell’inizio del summit, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha suggerito loro di prepararsi agli “scenari peggiori”. L’ex primo ministro polacco si è così riferito al commercio, ma non solo.

Di recente, gli Stati Uniti hanno imposto nuovi dazi su acciaio e alluminio, citando motivi di sicurezza nazionale. La scelta americana ha provocato la reazione europea, con un ricorso dinanzi all’Organizzazione mondiale per il Commercio, misure di ribilanciamento e probabili misure di salvaguardia per controbilanciare l’aumento delle importazioni di acciaio e di alluminio in Europa. Washington ora guarda al settore automobilistico che esporta verso l’America per 46 miliardi di euro all'anno.
In ballo è il 12% dell'export europeo, pari allo 0,3% del prodotto interno lordo europeo, secondo Oxford Economics. «L’Unione europea deve rispondere a tutte le azioni di natura protezionistica», si legge nel canovaccio di conclusioni del summit, in attesa dell’approvazione dei Ventotto. In discussione, vi è una proposta legislativa che dovrebbe permettere di meglio controllare gli investimenti dall’estero. In questo caso, l’obiettivo non è l’America, ma piuttosto la Cina.

D’altro canto, la situazione economica è ritenuta “buona”, tale che dovrebbe indurre i Ventotto a proseguire sulla strada delle riforme strutturali. Seguendo la strada tracciata dai ministri delle Finanze la settimana scorsa, i capi di stato e di governo hanno fatto proprie le raccomandazioni-paese, che per quanto riguarda l’Italia prevedono una riduzione del deficit strutturale dello 0,6% del Pil nel 2019. Nel contempo, i paesi si sono impegnati a valutare il progetto comunitario di tassa digitale.

Il tema del rapporto con gli Stati Uniti va ben oltre il commercio. La nuova politica isolazionista americana sta inducendo l’Europa a valutare un rafforzamento della loro collaborazione militare. Il vertice di ieri è servito per discutere dell’importanza delle coooperazioni rafforzate, delle missioni civili e militari europee, e della cooperazione con la Nato. Ormai qui a Bruxelles si parla apertamente di una nuova dottrina americana, isolazionista e protezionista.

A Washington dovrebbe recarsi nelle prossime settimane il presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker, per toccare con mano le intenzioni americane, soprattutto in campo commerciale. Ancora nel tentativo di diventare sempre più autonomi dagli Stati Uniti, i Ventotto vogliono fare proprie le recenti iniziative della Commissione europea per promuovere l’intelligenza artificiale, la ricerca e sviluppo di alta qualità, un mercato unico digitale.
Intanto, secondo il sito americano Axios, durante il recente G-7 in Canada, il presidente Donald Trump ha espresso la sua profonda ostilità nei confronti della Nato, ritenendola “pessima quanto il trattato Nafta”, ossia l’intesa di libero commercio tra gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. Proprio l’organizzazione militare terrà l’11 e il 12 luglio un vertice qui a Bruxelles, alla presenza dello stesso presidente Trump, che molti si aspettano tempestoso.

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