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Ue in soccorso delle imprese, garanzie Bei per mobilitare 300 miliardi

La Commissione Ue ha presentato il nuovo strumento finanziario per la ricapitalizzazione. L’obiettivo è duplice: compensare la segmentazione del mercato unico e difendere le aziende europee

dal nostro corrispondente Beda Romano

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La commissaria Margrethe Vestager (Epa)

La Commissione Ue ha presentato il nuovo strumento finanziario per la ricapitalizzazione. L’obiettivo è duplice: compensare la segmentazione del mercato unico e difendere le aziende europee


2' di lettura

BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato venerdì 29 maggio un nuovo strumento finanziario che dovrebbe facilitare la ricapitalizzazione d’emergenza. Il tentativo è doppio: compensare da un lato la segmentazione del mercato unico provocato dagli straordinari aiuti di Stato permessi da Bruxelles a causa dello shock economico provocato dalla pandemia influenzale, e difendere dall’altro aziende europee dalle mire di Paesi terzi.

Lo strumento, che deve essere approvato da Consiglio e Parlamento, sarà dotato di garanzie comunitarie che saranno affidate al Fondo europeo per gli investimenti strategici e quindi alla Banca europea degli investimenti. Quest’ultima avrà il compito di incentivare l’ingresso in aziende sane di investitori privati con sede nell’Unione europea. Le garanzie avranno un valore di 31 miliardi di euro e dovrebbero mobilitare secondo Bruxelles fino a 300 miliardi di euro.

In una conferenza stampa a Bruxelles, la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha spiegato che lo strumento, «temporaneo», dovrebbe essere disponibile fin da quest’anno e sarà utilizzato in tutti i Paesi d’Europa ma senza chiave di allocazione, evitando tuttavia concentrazioni geografiche. A un organismo indipendente, legato all’Efsi e alla Bei, spetterà il compito di selezionare le aziende, a seconda dei bisogni di capitale ma anche dell’opportunità economica.

Come detto, l’obiettivo è doppio. Gli aiuti di Stato in questi mesi hanno introdotto grosse differenze tra i Ventisette: la Germania con maggiori margini di bilancio ha potuto essere inevitabilmente più generosa di altri Stati membri. Il nuovo strumento deve permettere di restituire parità di accesso al mercato (il level-playing field). Al tempo stesso, c’è il desiderio di mantenere in Europa aziende europee che potrebbero finire in mani di aggressivi Paesi terzi.

Parlando a Bruxelles, la signora Vestager ha ammesso che la necessità di capitale delle imprese europee è attualmente stimata a 720 miliardi di euro solo nel 2020, e che quindi il nuovo strumento rischia di non essere sufficiente da solo. Anche per questo motivo, sempre venerdì 29 maggio, la Commissione europea ha presentato un’altra misura, votata questa volta al più specifico rilancio degli investimenti, rafforzando tra le altre cose il programma già esistente InvestEU.

In questo caso, l’ammontare delle garanzie comunitarie di InvestEU raddoppia, a 75 miliardi di euro. Spetterà principalmente alla Bei incentivare investimenti pubblici e privati. Un ruolo è anche affidato alle banche nazionali di promozione pubblica, così come alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. I commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton vogliono investire nelle catene di valore colpite dallo shock economico provocato dalla pandemia influenzale.

La crisi economica provocata dalla pandemia influenzale ha messo in luce un deficit di investimenti, soprattutto nei settori più strategici, per un totale di 1000-1500 miliardi di euro. Il nuovo strumento dovrà concentrarsi sulle infrastrutture sostenibili, la ricerca e il digitale, le piccole e medie imprese, gli investimenti in formazione, e quelli strategici. Lo stesso commissario all’industria Breton ha parlato di una Europa che deve diventare «da soft power a hard power».

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