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Ue, svolta sui migranti: accordo per ridistribuzione entro 4 settimane

Il mini-summit di Malta sblocca la partita dei flussi migratori. I Paesi dovranno prendersi i migranti entro quattro settimane, ma non si fissano quote e si parla solo degli sbarchi via Ong. I confini marittimi della Ue diventano quelli di Italia e Malta

di Marco Ludovico


Migranti, Fico: unica strada è lavorare con Unione europea

2' di lettura

Intesa in cinque pagine, due di preambolo e tre di dispositivo, destinata al Consiglio Gai (giustizia e affari interni) dell’8 ottobre. La riunione di ieri a La Valletta dei ministri dell’Interno Luciana Lamorgese (Italia), Horst Seehofer (Germania), Christophe Castaner (Francia), Michael Farrugia (Malta) e Maria Ohisalo ( Finlandia), quest’ultima come presidenza Ue, e il commissario uscente Dimitri Avramopoulos, segna una svolta.

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«Dichiarazione di intenti su una procedura di emergenza controllata - Impegni volontari da parte degli Stati membri per un meccanismo temporaneo di solidarietà» è il titolo del documento finale. I princìpi sanciti sono di rilievo. Il primo, forse il più importante, è che i confini marittimi di Italia e Malta diventano confini dell’Unione europea. Il testo impegna i firmatari a definire un metodo di soluzione agli sbarchi con un meccanismo consolidato. Si fissano i tempi: gli stati che si accollano la quota di distribuzione - ma nell’intesa non ci sono cifre percentuali - devono prendersi i migranti entro quattro settimane dallo sbarco. I ricollocamenti riguarderanno però solo i migranti giunti con le Ong o navi militari.

In ballo l’ipotesi di una rotazione dei porti
Uno dei punti del trattato di Dublino superati, un passaggio fondamentale, stabilisce che ogni stato si fa carico fino all’esito finale dei migranti presi. Se sono riconosciuti rifugiati, passano nel sistema di accoglienza; se sono irregolari spetta a quello stato e alla nazione di primo approdo trattenerli e poi rimpatriarli. In ballo c’è anche l’ipotesi di una rotazione dei porti ma solo su base volontaria.Il documento poi ricorda come le Ong restano obbligate al codice di condotta e alle leggi internazionali. Passa alla fine un principio di volontarietà ma in sostanza, soprattutto, di solidarietà, fissato per ora tra quattro stati (più la Finlandia), che vedrà con la discussione al Consiglio Gai quanti altri paesi aderiranno.

Luciana Lamorgese definisce l’intesa «una vera azione di politica comune europea. C’è un clima di grande collaborazione e la volontà di procedere insieme. Da oggi Italia e Malta non sono più sole: c’è la consapevolezza che i due paesi rappresentano la porta d’Europa». D’accordo con Lamorgese Castaner e Seehofer. Plaude pure il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che da New York però avverte: «La redistribuzione non è la soluzione al fenomeno migratorio, la risposta sono i rimpatri, sui quali a breve ci saranno novità, e il blocco delle partenze, per il quale è necessario stabilizzare la Libia».

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Positivo anche il presidente della Camera Roberto Fico: «C’è un’unica strada da seguire in Europa nella gestione dei flussi migratori, è quella di un lavoro congiunto da parte di tutti i Paesi. Il documento di Malta va nella giusta direzione». «L’Italia non è più sola» twitta il ministro degli Affari europei Enzo Amendola: «Risultati senza chiacchiere e slogan, ma con determinazione». Sulla Libia Di Maio annuncia novità a breve. E la titolare del Viminale conferma le intese in corso con Tripoli: «Gli accordi li teniamo».

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