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Accordo sui dazi Usa-Ue. Dopo l’intesa dei cieli si va verso alleanza tech anti-Cina

L’intesa su Boeing-Airbus non sblocca “solo” il rischio di dazi miliardari fra Washington e Bruxelles. I nuovi rapporti fra i due passeranno per alcune novità, come un’intesa tech per contenere Pechino

di Alb.Ma.

Nato, Biden: ci sono nuove sfide, la Russia e la Cina

4' di lettura

La tregua fra Ue e Usa sulla disputa Airbus-Boeing non sblocca “solo” una contesa che si è trascinata per 17 anni. L’intesa, strappata in occasione dell’incontro del 15 giugno fra Joe Biden e Ursula von der Leyen, segna un nuovo passo nei rapporti fra Washington e Bruxelles, in via di riassestamento dopo gli anni tumultuosi della presidenza Trump. Anche e soprattutto in vista di nuove sinergie fra due sponde dell’Atlantico contro un avversario comune: la Cina.

Non a caso, l’altro macro-annuncio della giornata è stata l’ufficializzazione di una alleanza del tech fra Ue e Usa, con l’obiettivo di contenere l’ascesa di Pechino nel settore e sviluppare un quadro condiviso di regole e valori sull’asse fra Washington e Bruxelles. Sempre che a prevalere non siano le divergenze fra i due, tutt’altro che marginali quando si toccano terreni come privacy, antitrust o fisco.

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L’alleanza sul tech. Con l’incognita su dati e antitrust

L’esito più concreto della nuova «alleanza del tech» è il battesimo del cosiddetto Trade and Technology Council, in italiano Consiglio di commercio e tecnologia: un’istituzione per approfondire la cooperazione, affinare standard comuni in ambito tecnologico, coordinare le politiche e potenziare la ricerca e l’innovazione.

Come già anticipato dai media internazionali, gli ambiti di priorità sono soprattutto due. Il primo coincide con la creazione di standard comuni a livello commerciale e tecnologico, opponendo all’ascesa di Pechino un mercato da oltre 800 milioni di persone con regole armonizzate su fronti caldi (dall’intelligenza artificiale all’uso dei dati) e una strategia condivisa di contrasto alle varie turbolenze del settore (si pensi alla carenza globale di microchip). Il secondo insiste sulla promozione di principi e regole democratiche nel business digitale, osteggiando l’utilizzo delle tecnologie in favore di governi autocratici. Il tutto nell’ottica di sfociare in una regolamentazione comune o, comunque, non contraddittoria fra le due giurisdizioni.

Le buone intenzioni dell’intesa, per ora teorica, si scontrano su alcuni ostacoli. Una collaborazione di sostanza fra i due dovrebbe passare per la risoluzione di controversie di lungo corso fra Washington e Bruxelles su dossier come antitrust, gestione dei dati personali e fisco. I rapporti fra le due sponde dell’Atlantico si sono surriscaldati soprattutto con l’offensiva della Commissione europea sulle pratiche anti-concorrenziali Big Tech, regolamenti inediti come il Gdpr e le varie multe per elusione fiscale inflitte a colossi del settore, a volte con un effetto boomerang per lo stesso esecutivo comunitario: si veda il caso del verdetto del Tribunale Ue che ha permesso all’Irlanda di non ottenere un risarcimento di circa 13 miliardi di euro da parte di Apple.

La replica della Cina: dichiarazioni da Guerra Fredda

Pechino, nel frattempo, ha replicato ai segnali in arrivo dall’asse Washington-Bruxelles. Con toni tutt’altro che concilianti, non solo sulla prospettiva di un’intesa tecnologica fra i due. La missione cinese presso l’Ue esprime «forte insoddisfazione e ferma opposizione» sulla dichiarazione del vertice Ue-Usa sulle questioni considerate «interne» tra Xinjiang, Tibet, Hong Kong, Taiwan e i mari della Cina orientale e meridionale, oltre alle accuse a Pechino di «coercizione economica» e di «diffondere disinformazione». La dichiarazione «è piena di mentalità da Guerra Fredda», ha detto un portavoce della missione, aggiungendo che «è andata ben oltre la norma dello sviluppo delle relazioni bilaterali». L’atto dei «piccoli gruppi va contro la corrente della storia» a danno di «pace e stabilità internazionali e regionali».

Stop ai dazi per Boeing-Airbus (ma resta il nodo acciaio e alluminio)

Tornando alla «tregua dei cieli», Europa e Usa possono tirare il fiato su un conflitto che ha logorato i rapporti e colpito anche segmenti del tutto estranei all’areonautica. L’intesa sulla disputa Boeing-Airbus fa scattare, infatti, lo stop per un periodo di almeno cinque anni al botta e risposta di dazi «aggiuntivi» fra le due parti: le tariffe inflitte reciprocamente fra Washington e Bruxelles per rivalersi degli aiuti di Stato concessi ai propri vettori.

Nel dettaglio, gli Usa di Trump avevano ingiunto tariffe per 7,5 miliardi di dollari contro l’import dalla Ue, fissando un’aliquota del 25% una serie di prodotti che andavano dal vino francese ai formaggi italiani. L’associazione di agricoltori Coldiretti ha evidenziato, in una nota, che le tariffe statunitensi erano costate finora una perdita di mezzo miliardo di euro in esportazioni, affossando specialità del made in Italy come grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone, salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi, grappe e liquori come amari e limoncello. La contro-offensiva Ue si è tradotta in dazi per 4 miliardi a danno dell’import dagli Usa, aggredendo segmenti esterni all’aviazione come le moto Harley Davinson e il whisky bourbon.

L’armistizio fra i due, formalizzato dal vertice del 15 giugno, ultima il processo di distensione avviato con lo stop di quattro mesi ai dazi deciso il 17 maggio. Ma non risolve, da solo, le tensioni commerciali fra le due sponde dell’Atlantico. Una di quelle più macroscopiche riguarda i dazi sulle esportazioni Ue di alluminio e acciaio, con aliquote del 10% e del 25% a danno dei prodotti in arrivo dal Vecchio Continente. Von der Leyen è convinta che si tratti solo di una questione di tempo, appianando uno degli ultimi contenziosi ereditati dall’amministrazione Trump. «Avremmo potuto prendere delle contromisure su acciaio e alluminio prima di questo vertice con Biden e non l'abbiamo fatto - ha detto in conferenza stampa a Bruxelles - avendole sospese per sei mesi fino all'inizio di dicembre, c'è il tempo per discutere la soluzione a questo contrasto, abbiamo bisogno di tempo e non era possibile risolvere la questione in un weekend. Inoltre, la priorità adesso era trovare un accordo su Airbus/Boeing».

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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