LA STRATEGIA DELLA COMMISSIONE

Ue: zero emissioni entro il 2050, risparmieremo 3mila miliardi di euro

di Alb.Ma.

3' di lettura

Ridurre a zero le emissioni di CO2 entro il 2050, arrivando a rispamiare il 70% delle importazioni energetiche nell’Eurozona. La Commissione europea sintetizza così gli obiettivi di lungo termine per la sua strategia di «neutralità climatica», annunciata oggi a Bruxelles dal commissario europeo per l’azione per il clima Miguel Arias Cañete. Il braccio esecutivo della Ue sottolinea che non si parla di una proposta legislativa, ma di una «visione strategica» che detti la linea alle policy adottate su scala nazionale e comunitaria in materia ambientale. «Senza azioni ulteriori, raggiungeremo solo un taglio del 60% sulle emissioni - ha detto Arias Cañete - Questo, chiaramente, non basta alla Ue per contribuire agli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi (un accordo internazionale, siglato nel 2015, che punta a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi centigradi, ndr)».

Il piano costa fino a 290 miliardi l’anno
La Commissione ha elaborato un totale di otto scenari, per centrare un tasso di riduzione che va dall’80% al 100%. I vari piani d’azione sono accomunati da sette pilastri che vanno dalla decarbonizzazione dell’industria alla riorganizzazione in chiave ecologica dei trasporti, passando per efficienza energetica, nuove regole sulle emissioni, uso sostenibile dei terreni, rinforzamento delle infrastrutture e nuove tecnologie di storage (immagazzinamento di energia). Tradotto nella pratica: aumento dell’uso di biomasse in agricoltura, riconversione dell’industria dei trasporti (meno auto private e più mezzi pubblici, meglio se elettrificati), edifici «smart» con consumi ridotti e decarbonizzazione radicale, con il traguardo di produrre da fonti rinnovabili almeno l’80% dell’energia elettrica entro il 2050.

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Sì, ma a che prezzo? La «visione» promossa oggi a Bruxelles si regge su una stima costi-benefici abbastanza dettagliata. La Commissione ha spiegato che gli investimenti in nuove soluzioni energetiche dovranno alzarsi dall’attuale 2% del Pil europeo a un’asticella del 2,8%, pari a un range di 175-290 miliardi di euro in spesa addizionale l’anno (520-575 miliardi complessivi). La fonte di approvvigionamento dovrebbero essere «soprattutto privati», ma le istituzioni europee possono affiancarsi con una serie di strumenti finanziari. Arias Cañete menziona il Fondo europeo per investimenti strategici (un programma che ha mobilitato oltre 500 miliardi di euro), il piano InvestUe (forte di una garanzia di 38 miliardi di euro, di cui «almeno il 30% per contribuire all’azione climatica»), oltre a un incremento della spesa generale Ue: dall’attuale 20% del budget comunitario (pari a 206 miliardi di euro nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020) a una soglia del 25% nel bilancio 2021-2027.

Risparmi fino a 3mila miliardi entro il 2050
Le uscite dovrebbe bilanciarsi con risparmi anche più importanti, derivati dal taglio sulle importazioni di energia da mercati extraeuropei. La Commissione stima benefici pari al 2% del Pil europeo da qui al 2050. «Oggi paghiamo 266 miliardi di euro nell’import di energia - ha detto Arias Cañete - In un’Europa climaticamente neutrale le importazioni cadrebbero del 70%: i soldi risparmiati (dai 2 ai 3 trilioni di dollari entro il 2050) potrebbero essere investiti nella nostra economia». Fra gli impatti citati dalla Commissione c’è anche un miglioramento delle condizioni di salute dei cittadini Ue. Un’economia a zero emissioni, secondo le stime fornite da Bruxelles, potrebbe ridurre del 40% le morti provocate da polveri sottili, tagliando di 200 miliardi di euro l’anno le spese sanitarie collegate.

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