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Uffizi contro Gaultier: quanto costa indossare la Venere del Botticelli?

Mentre in Italia il museo fiorentino agisce legalmente contro Jean Paul Gaultier per la riproduzione non autorizzata dell’opera di Botticelli, negli Stati Uniti, la lite tra Goldsmith e Warhol per la fotografia di Prince arriva alla Corte Suprema

di Giuditta Giardini

5' di lettura

Si preannuncia un ottobre caldo in quanto a liti su diritti d'autore e licenze. Lo scorso aprile, la Venere del Botticelli è ‘spuntata' su alcuni capi della capsule pret-à-porter “Le Musée” dello stilista francese Jean Paul Gaultier , ma questa ‘nascita' non è passata inosservata. Subito la Galleria degli Uffizi, il primo museo d'Italia, si è attivata diffidando la maison di moda a ritirare dal commercio i capi con la Venere denunciando l'uso non autorizzato della tela di Sandro Botticelli custodita nelle sale della Galleria.

La risposta legale

Oggi che la capsule è stata messa in commercio, in sfregio alla diffida, gli Uffizi hanno comunicato la loro intenzione di procedere per vie legali per ottenere il ritiro dei capi dal commercio e il risarcimento dei danni. A far indignare la Galleria sarebbe stata non soltanto la riproduzione non autorizzata dell'opera sui capi, ma anche la diffusione delle immagini sui canali social e siti internet nel dominio di Jean Paul Gaultier. Nel comunicato diffuso dal Museo si fa sapere che nessun canone è stato pagato, nessuna modalità d'uso è stata concordata e neppure un permesso è stato richiesto dalla casa di moda francese. A legittimare l'azione del museo sarebbero i ‘famosi' due articoli del D.Lgs. 42/2004, noto ai più come Codice dei Beni Culturali (CBC) e del Paesaggio: l'articolo 107 (che riserva alle amministrazioni il potere di concedere l'autorizzazione alla riproduzione dei beni) e l'articolo 108 (che contempla la possibilità – purché non vi sia “scopo di lucro” – di riprodurre liberamente i beni culturali di proprietà pubblica senza richiedere la preventiva autorizzazione e gratuitamente).

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Tra reputazione, decoro e sfruttamento

Si è discusso a lungo sulle pagine di ArtEconomy se gli articoli 107 e 108 CBC siano da considerare anacronistici considerando che, nel 2022, non si trova solo un'enorme quantità di t-shirt della Venere del Botticelli a buon mercato in baracchini sparsi per Firenze e siti internet, ma esistono anche NFT (autorizzati o meno, NFT o «non proprio NFT») con la Venere del Botticelli su Opensea. Allora è opportuno chiedersi se questi articoli 107 e 108 nascondano una non dichiarata “censura”. L'Articolo 108 del Codice elenca una serie di parametri che: “l’autorità che ha in consegna i beni” deve tenere in considerazione, tra questi il carattere delle attività cui si riferiscono le concessioni d’uso, i mezzi e le modalità di esecuzione delle riproduzioni, il tipo e il tempo di utilizzazione degli spazi e dei beni e l’uso e la destinazione e i benefici economici derivati. C’è poi chi utilizza “il carattere delle attività” per farne una questione di “decoro” nell’utilizzo delle immagini. Secondo i più conservatori, il criterio del decoro garantisce che il patrimonio identitario italiano non sia svilito se utilizzato in circostanze poco edificanti o sia associato a brand di armi o contenuti pornografici.

Ariana Grande al MET Gala nel 2018 e la Cappella Sistina

Più volte il professore Daniele Manacorda si è speso a favore del libero riuso delle immagini del patrimonio culturale pubblico. Da ultimo Manacorda è intervenuto contro un'ordinanza del Tribunale di Firenze dello scorso aprile che ha imposto agli Studi d'arte Cave Michelangelo di Carrara di cancellare dalle proprie pagine tutte le foto che ritraggono il David perché «sviliscono l'immagine del bene culturale», anche copie realizzate dalla cava, l'ha definita «grottesca». Senza un'interpretazione autentica dell'articolo 108 CBC e una giurisprudenza ondivaga, non in grado di interpretare il concetto astratto di protezione di un bene giuridico, – secondo gli esperti - il decoro è rimesso alla discrezionalità di sovrintendenti o funzionari lasciando al loro arbitrio determinare quando un uso di un’immagine sia decorso o non lo sia, quando l'interesse legittimo del cittadino sia garantito o meno. Parlare di decoro nel 2022, per arginare l’impeto di trend già in corso, come quello della liberalizzazione delle immagini, vuol dire - mi si passi l’espressione - tornare ad “imbraghettare” la Sistina. Il decoro è nemico della creatività.

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Il museo di tutti

L'idea di Gaultier è quella di “portare il museo in strada” e di creare un “trittico del Rinascimento” con tre capi. Infatti l'opera di Sandro Botticelli non è l'unica ad essere riprodotta sui capi, ci sono pure l'«Adamo della Creazione» di Michelangelo degli affreschi presso la (non fotografabile) Cappella Sistina dei Musei Vaticani e il dipinto delle «Tre Grazie» di Peter Paul Rubens del Museo Prado di Madrid. Ancora, al 10 di ottobre, Prado e Musei Vaticani non hanno fatto sapere come intendano procedere. A questo punto, una domanda sorge spontanea: se uno stilista solo per utilizzare tre immagini di opere di proprietà di tre stati diversi deve assumere una squadra di legali, si pensi alla fatica di chi pubblica libri e cataloghi di opere d'arte. Proprio questi esempi fanno capire quanto sia importante, urgente e necessaria un'armonizzazione del diritto in materia. Il legislatore italiano si è lasciato sfuggire un'occasione quando nella fase di recepimento della Direttiva Copyright (Direttiva UE 2019/790) e del suo Articolo 14, ha preferito non intervenire sul disposto degli articoli 107 e 108 CBC.
Cercare di arginare la circolazione delle immagini del patrimonio pubblico significa porsi in controtendenza rispetto un trend già avviato, specialmente a livello europeo, per tranquillizzare i conservatori che spingono per mantenere lo status quo. Forse c'è da chiedersi se con il tramonto dell'era-Franceschini ci sarà più speranza per la libera riproduzione delle immagini.

Vuitton Masters

La strategia punitiva adottata dall’Italia paga?

Nel 2017, Louis Vuitton, luxury brand del gruppo LVMH, ha incaricato l'artista americano Jeff Koons di ‘rilanciare' il bauletto iconico della casa di moda francese. Koons ha usato copie dei lavori di Leonardo da Vinci, Tiziano, Rubens, Fragonard e Van Gogh unendo moda e arte. Invece di gridare all'oltraggio al decoro per avere stampato l'opera più rappresentativa del Louvre, la Gioconda, su una borsa, il museo di Parigi ha accolto nella Salle des États (a pochi passi dall'opera originale) l'evento di lancio della collezione, denominata Vuitton Masters. La Costituzione italiana parla di una Repubblica che diffonde la sua cultura (Art. 9) e che tutela la libertà di espressione (Art. 21) e forse bisogna chiedersi se questi principi possano passare anche tramite sinergie tra arte e moda. Se nel 2018, Ariana Grande al MET Gala, l'evento sociale più esclusivo al mondo ospitato dal Metropolitan Museum e organizzato da Vogue, ha indossato la Cappella Sistina e ha spiegato alla giornalista di Vogue che l'abito di Vera Wang era propriamente “il Giudizio Universale di Michelangelo della parete di fondo della Sistina, dove Dio decide chi ha fatto del bene e chi ha fatto del male”, quel giorno i Musei Vaticani hanno invitato a visitare quel capolavoro 5.244.572 persone (visualizzazioni) senza neppure rendersene conto. Forse l'Italia con questo «decoro» che di fatto non svilisce l'integrità dell'opera d'arte originaria sta perdendo una chance? Se persino la Regina Elisabetta, che ha incarnato per settant'anni la quintessenza del decoro e della compostezza, è finita sulle maglie punk dei Sex Pistols, viene da chiedersi se la dissacrazione non sia il ciclo naturale per affermare la sacralità. Quanto può nuocere all'Italia una maglia con la Venere del Botticelli? Quanto una causa legale contro Gaultier nuoce invece all'immagine del paese?

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Ariana Grande e la Cappella Sistina

Il cao americano

Negli USA, nel frattempo, si ritorna a parlare della foto di Prince. Il caso è sempre quello della foto di Lynn Goldsmith ritraente la pop star anni ‘80 Richard Prince utilizzata, senza autorizzazione, da Andy Warhol per una serie di stampe. Gli avvocati della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts (AWF) e quella della Goldsmith hanno depositato le memorie in previsione dell'udienza del prossimo 12 ottobre dinanzi alla Corte Suprema. Il quesito legale è sempre lo stesso: quello di Warhol era un fair use consentito? Il ricorso alla Corte Suprema è stato presentato dalla AWF dopo che la Corte d'Appello Federale del Secondo Circuito ha affermato che le opere di Warhol non hanno passato nessuno dei quattro punti del test del fair use richiesto dalla copyright law degli Stati Uniti, incluso il punto riguardante il carattere “trasformativo” dell'opera derivata e il suo “scopo e carattere”.

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