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Uffizi si arricchisce di una donazione da 455 opere di oltre 10 milioni

L’erede universale Lorenzo Gnocchi del lascito dello storico dell’arte Carlo del Bravo regalato al museo fiorentino. Dipinti, sculture, disegni dal dal XVI al XXI secolo verranno esposti nelle sale dell’istituto, di Palazzo Pitti, della Galleria Palatina e a San Casciano Val di Pesa

di Marilena Pirrelli

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Giovanni Colacicchi, Ritratto di Carlo Del Bravo, 1982, olio su tela, cm 40,5 x 30,5

L’erede universale Lorenzo Gnocchi del lascito dello storico dell’arte Carlo del Bravo regalato al museo fiorentino. Dipinti, sculture, disegni dal dal XVI al XXI secolo verranno esposti nelle sale dell’istituto, di Palazzo Pitti, della Galleria Palatina e a San Casciano Val di Pesa


5' di lettura

Un tesoro di 455 opere d'arte, tra dipinti, sculture e disegni dal XVI al XXI secolo, con capolavori del Tribolo, Jacopo Vignali, Giovanni Battista Foggini, Ingres, Pio Fedi, Giuseppe Bezzuoli, e lo straordinario San Giovannino del Rosso Fiorentino, ultimo quadro del genio manierista fino ad oggi in mani private. Si parla di una collezione del valore superiore ai 10 milioni di euro, nella quale spicca per il valore di svariati milioni l’opera del Rosso Fiorentino.
A circa tre anni dalla sua morte, entra a far parte del patrimonio degli Uffizi la straordinaria collezione di Carlo del Bravo (16 luglio 1935 - 12 agosto 2017), professore di storia dell'arte all'Università di Firenze, studioso di fama internazionale e scopritore di vaste aree nel campo artistico dal Rinascimento al contemporaneo. Il lascito è stato reso possibile grazie alla generosità e lungimiranza del suo allievo ed erede universale Lorenzo Gnocchi, anch'egli professore di storia dell'arte all'ateneo fiorentino. Laureatosi nel 1959 con Roberto Longhi, Carlo Del Bravo in seguito insegnò all'Istituto d'Arte di Porta Romana, prima di diventare assistente di Roberto Salvini all'Università di Firenze. Nel 1982 gli viene conferita la cattedra di Storia dell'Arte Moderna nello stesso ateneo, dove insegna fino al 2008, e in forma volontaria anche oltre: sotto la sua guida si sono formate generazioni di studenti, tra i quali tre direttori della Galleria d'Arte Moderna, Ettore Spalletti, Carlo Sisi, Simonella Condemi, e Antonio Natali, già direttore della Galleria degli Uffizi.

Jacopo Vignali, Giovane flautista, c. 1650, olio su tela, cm 72 x 58,5

La produzione scientifica di Carlo del Bravo è vastissima e spazia, fra l'altro, dall'arte senese del Quattrocento – ricordiamo il suo pionieristico libro sulla scultura senese di quel secolo, del 1970 – a Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello; dalla pittura del Seicento fiorentino (e non solo) alla scultura di Cellini e Lorenzo Mochi; dagli artisti italiani ed europei dell'Ottocento alla scultura italiana tra le due Guerre. In una serie di indimenticabili saggi ha affrontato argomenti “trasversali” con un approccio interpretativo originalissimo: ricordiamo qui, tra gli altri, «Sul significato della luce nel Caravaggio e in Gianlorenzo Bernini», del 1983; «Ritratti petrarcheschi», del 1997; «L'iconologia generale e Rodolfo», del 2012.

Rodolfo Meli, Volto (Pietro G.), 2016, olio su tela, cm 70 x 49,5

Le opere d'arte della donazione
Entra così a far parte del patrimonio pubblico lo stralunato, irriverente San Giovannino del Rosso Fiorentino – l'ultimo quadro del grande pittore manierista finora in mani private – e farà parte del nuovo allestimento della pittura del primo Cinquecento agli Uffizi (in corso di preparazione). Due tele tra le più struggenti del fiorentino Jacopo Vignali – il Giovane flautista e Gesù incoronato di spine – verranno esposte nella Galleria Palatina. Ma la maggior parte della collezione, con opere di maestri dell'Ottocento come Giuseppe Bezzuoli, Léon Bonnat, Antonio Ciseri, Raffaello Sernesi, e molti altri; nonché dipinti di amici artisti come Bruno Innocenti, Giovanni Colacicchi, Renzo Dotti e Rodolfo Meli, verrà esposta in due sale dedicate nella Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, che verrano restaurate e allestite nei prossimi mesi: spazi per molti decenni chiusi al pubblico e utilizzati come uffici, ma con una veduta spettacolare sui monumenti di Firenze che sempre incantava Del Bravo quando si affacciava a quelle finestre. Altre due sale adiacenti, anch'esse inaccessibili da più di mezzo secolo e ultimamente adoperate come depositi, ospiteranno di nuovo le sculture di Domenico Trentacoste (1859-1933), come era in origine. La collocazione del lascito Del Bravo alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti è particolarmente appropriata, dato che lo studioso è stato per decenni membro della Commissione per la valutazione e le nuove acquisizioni della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, che in quegli spazi si riuniva regolarmente. All'interno di questo organo, Del Bravo ha rappresentato un modello culturale all'avanguardia per scelte e indirizzo metodologico, caldeggiando acquisti di importanza fondamentale fra cui i disegni di Pietro Benvenuti, il celebre Paesaggio a Grizzana di Giorgio Morandi, la stele marmorea di Lorenzo Bartolini. Inoltre, è in preparazione una mostra su Carlo Del Bravo come collezionista, studioso e maestro di generazioni di studenti, e un catalogo scientifico completo di tutte le opere della sua collezione. Secondo la politica delle Gallerie degli Uffizi di contribuire attivamente al risveglio culturale del territorio, alcuni gruppi di opere dal Lascito Carlo Del Bravo saranno esposte a San Casciano Val di Pesa, luogo di nascita e della prima infanzia dello studioso.

Rosso Fiorentino, San Giovannino, c. 1520, tempera su tavola, cm 53,5 x 35,5

«Così come negli studi accademici, anche la collezione che Carlo Del Bravo mise insieme nel corso della sua vita – una delle più importanti donazioni ai musei fiorentini dal secondo dopoguerra – è il frutto di una vita all'insegna di passione del sapere e senso del bello, studi rigorosi e intense amicizie artistiche» ha commentato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt. «Proprio questi valori hanno ispirato oggi l'atto di generosità compiuto dal suo allievo ed erede universale Lorenzo Gnocchi, che ha consegnato i tesori più preziosi, personali ed intimi del suo maestro al popolo italiano realizzando così la volontà e le speranze del testatario».

Prosegue l’effetto Ferragne il reinsediamento del comitato scientifico
«È ringiovanita la demografia dei visitatori del museo con l’onda lunga della visita della Ferragni - prosegue Schmidt –, sui social persino abbiamo avuto 14mila visualizzazioni per un video in latino di 12 minuti. Continua il trend positivo, invero iniziato prima della visita di Chiara Ferragni, che però, in maniera misurabile, ha dato un'altra spinta alla crescita dei visitatori. Ora abbiamo molti più giovani al di sotto dei 25 anni rispetto a prima, dato molto positivo».
E poi c’è la storia delle dimissioni del Comitato scientifico scesi dall’Aventino....
Il rientro agli Uffizi dei componenti del comitato scientifico dopo le pressioni del ministro Franceschini? «Posso solo essere contento se si sono ricreduti, tornando sui loro passi, scendendo dal loro Aventino dopo una lunga meditazione». È il commento sul reinsediamento dell'organismo consultivo interno alla Galleria, i cui membri si erano dimessi in blocco mesi fa dopo che Schmidt aveva deciso, con il loro parere contrario, di prestare il ritratto del Leone X di Raffaello alla grande mostra organizzata a Roma dalle Scuderie del Quirinale e Uffizi per celebrare il genio urbinate nel cinquecentenario della sua morte. “L’esposizione - ha aggiunto - che ha avuto un enorme successo, è stata riaperta dal ministro per i Beni culturali Dario Franceschini dopo il lockdown e non costituisce solo un successo di numeri ma lo è a livello scientifico. Quello che importa ancora di più è però il suo grande impatto sul prestigio e la reputazione dell'Italia e dell'arte italiana nel mondo: nei prossimi decenni vedremo ancora i benefici effetti dell' 'indotto' culturale di questa mostra» conclude Schmidt .

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