Mercato inglese

Uk, gli artisti sollevati dalla normativa sull’antiriciclaggio

Il 10 giugno entra in vigore nell’isola la V Direttiva, il Tesoro ha escluso che gli autori quando vendono direttamente siano Art Market Participants

di Marilena Pirrelli

(Gorodenkoff - stock.adobe.com)

4' di lettura

Gli artisti non saranno soggetti alle nuove norme antiriciclaggio del Regno Unito quando entreranno in vigore il 10 giugno, lo ha confermato il Tesoro del Regno Unito. L’applicazione della V Direttiva sull’antiriciclaggio in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (Fifth Anti-Money Laundering Directive, 5AMLD) è entrata in vigore del 10 gennaio 2020 nei paesi europei, compresa l’Italia. Durante la pandemia l'HMRC (HM Revenue and Customs) ha dato un po' di respiro al settore dell’arte nel Regno Unito rinviando la scadenza della scorsa estate per la registrazione come Art Market Participants (AMP) fino al 10 giugno 2021, scadenza ormai prossima, nonostante i regolamenti fossero entrati in vigore più di un anno fa. Ad oggi c'è ancora una notevole mancanza di conoscenza e di fiducia nel settore delle arti visive in merito alla normativa, a chi è interessato e alle misure pratiche da intraprendere per garantire la conformità.

Ora il pronunciamento del Tesoro inglese chiarisce se gli artisti che vendono le loro opere direttamente ai collezionisti sono o meno classificati come Art Market Participants (AMP) e di conseguenza debbano rispettare le normative sull’antiriciclaggio relative alle transazioni del valore di 10.000 € anche se frazionata, o di operazioni collegate sia pari o superiore a 10.000,00 €. “HM Treasury ha confermato che non è inteso che gli artisti - persone che creano arte originale - rientrino nell'ambito della definizione AMP e quindi non sono tenuti a registrarsi come AMP” afferma la dichiarazione ufficiale dell'HMRC (HM Revenue and Customs). In soldoni se sei un artista in terra inglese sei sollevato dalle norme sull’antiriciclaggio.

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La pressione

Il risultato è il frutto della pressione di numerosi studi legali e organizzazioni artistiche sul ministero della cultura (DCMS) e sull’HMRC come riportato da The Art Newspaper, sostenendo che: molti artisti “non hanno le risorse finanziarie o gli specialisti all'interno dei loro team per far fronte alle esigenze pratiche che i regolamenti avrebbero posto loro“ spiega Craig Davies, partner dello studio legale Rawlinson & Hunter. “Notizia eccellente per gli artisti” secondo Fionnuala Rogers, a capo dello studio legale londinese Canvas Art Law, riporta sempre il giornale inglese: “anche se non ci saremmo mai aspettati che gli artisti che vendono le proprie opere venissero sottoposti all'AML, comprensibilmente con la minaccia di sanzioni penali e che fosse necessario implementare i sistemi e i processi necessari per adempiere agli obblighi in quanto AMP (Art Market Participants). Tuttavia solo un paio di settimane fa molti artisti hanno iniziato a preoccuparsi e qualcuno stava ipotizzando di registrarsi presso l’HMRC come precauzione, nonostante il costo di registrazione di 300 sterline fosse una importo molto alta per la maggior parte di loro“. Tuttavia, il pronunciamento potrebbe essere arrivato troppo tardi per alcuni artisti che hanno già preso accordi per avviare le procedure per svolgere l'adeguata verifica della clientela e dei relativi titolari degli acquisti, poiché la mancata osservanza avrebbe potuto comportare multe o, peggio, procedimenti penali. Ciò alla luce del fatto che sempre più è importante per artisti contemporanei avviare attività di marketing diretto e promuovere la vendita delle proprie opere direttamente presso la clientela, anche attraverso i canali social, piuttosto che affidarsi alla rappresentanza di gallerie o art dealer.

Creative United per consentire a tutti coloro che sono coinvolti nella presentazione e nella vendita di opere d'arte di conoscere le normative antiriciclaggio e accedere a consigli pratici per implementare i sistemi e i processi necessari per adempiere gli obblighi in quanto AMP, con il supporto di Creative Scotland e Arts Councils in Inghilterra e Irlanda del Nord, ha collaborato in marzo con lo studio legale Kingsley Napley per fornire un programma di formazione gratuito, AMLD5 e l'Art Market.

La V Direttiva e la criptoarte

Naturalmente ci auguriamo che nessun riciclatore vesta le mentite spoglie dell’artista e si faccia complice di chi attraverso l’arte ricicla denaro. Resta tutta, invece, da conoscere quale sarà l’applicazione della V Direttiva per le piattaforme che scambiano collezionabili e criptoarte (creata da artisti molto spesso anonimi). Se infatti nel Regno Unito le criproasset rientrano nella V Direttiva, i diversi digital marketplace, perlopiù con sedi in America ma presenti anche nel Regno Unito, dichiarano nei loro Terms of Service e nelle Community Guideline di essere in regola in materia: SuperRare ad esempio vieta all’utente di: «engage in, promote, or encourage illegal activity (including, without limitation, terrorism, tax evasion or money laundering)». Ma cosa succede davvero dietro gli scambi digitali? Sono una porta aperta al riciclaggio di denaro? Questo è un capitolo ancora da scrivere e la verifica sarà nelle mani, anzi sui pc, della polizia postale di mezzo mondo. Per ora possiamo solo registrare un entusiasmo forse un po’ sospetto per i facili scambi, che regalano royalties immediate agli artisti, commissioni alle piattaforme, costi elevati di gas per gli acquirenti delle opere in formato NFT, che per ora sono convinti di aver fatto un’affare!

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