Il caso

Regno Unito, la variante indiana rallenta la corsa alle riaperture

Il numero di casi per ora è limitato, ma gli esperti sono preoccupati dalla velocità con cui la variante si sta diffondendo: l’aumento è stato del 160% in una settimana

di Nicol Degli Innocenti

Kluge (OMS): i vaccini sono efficaci contro le varianti

3' di lettura

La variante indiana rischia di rallentare la corsa della Gran Bretagna verso la riapertura dell'economia e il ritorno alla normalità. Il traguardo è in vista, grazie al successo del programma di vaccinazione di massa, ma il rapido diffondersi della nuova variante potrebbe rivelarsi un ostacolo difficile da superare.

Il numero di casi per ora è limitato, ma gli esperti sono preoccupati dalla velocità con cui la variante si sta diffondendo. I casi di coronavirus B1.617.2 confermati da Public Health England sono 3.424, un aumento del 160% rispetto ai 1.313 della settimana scorsa. I casi raddoppiano ogni 5 giorni, un ritmo molto più rapido delle varianti precedenti. In gennaio, quando la variante inglese era al suo apice, i casi raddoppiavano ogni due settimane.

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Una variante più contagiosa

Secondo Public Health England, dato che ci vogliono tra i dieci giorni e le due settimane per accertare il tipo di variante in laboratorio, è probabile che i casi di indiana in circolazione oggi siano in realtà oltre 11mila.

Non ci sono dubbi che la variante indiana sia più contagiosa delle precedenti, secondo gli esperti del Governo, che però assicurano che i vaccini sono efficaci. Ci sono due problemi principali: il primo è che gran parte dei contagiati sono giovanissimi, tra i 10 e i 19 anni, che non hanno quindi ricevuto il vaccino. Il secondo che molte delle persone più anziane ricoverate in ospedale con la nuova variante avevano deciso di non farsi vaccinare.

L'Inghilterra ha il migliore tasso di adesione alla campagna vaccinale al mondo, secondo il ministero della Sanità, con il 90% di persone disposte a farsi immunizzare. Restano però gruppi di persone, soprattutto tra minoranze etniche, che hanno dubbi sull'efficacia del vaccino o che temono effetti collaterali e che non sono stati persuasi dalle campagne di informazione del Governo.

La tabella di marcia delle riaperture

La tabella di marcia stabilita dal premier Boris Johnson finora è stata rispettata: lunedì scorso è scattata la penultima fase, con la riapertura di ristoranti, pub, cinema, palestre, stadi, gallerie e musei e la possibilità di viaggiare all'estero, anche se solo verso i pochi Paesi classificati come “verdi” – in Europa solo Portogallo e Gibilterra.

La prossima tappa è prevista il 21 giugno, data in cui la vita dovrebbe tornare alla normalità, secondo le intenzioni di Johnson: niente più obbligo di mascherine o distanziamento sociale, niente più limitazioni al numero di persone che possono riunirsi per matrimoni, funerali o feste. Gli esperti hanno però avvertito che il rapido diffondersi della variante indiana in Inghilterra potrebbe costringere a un rinvio della riapertura oltre la fine di giugno. Negli ultimi giorni vengono fatti test a tappeto, soprattutto nelle zone più colpite dalla variante indiana, nel nord dell'Inghilterra intorno a Bolton e Manchester e in alcuni quartieri di Londra. Nella capitale dieci unità mobili vengono inviate ogni giorno in zone diverse per fare test dodici ore al giorno.

Troppa fiducia

Il problema è che il successo del programma di vaccinazione e la graduale riapertura di negozi e ristoranti ha dato alla gente l'impressione che il pericolo sia passato, generando un senso di fiducia che potrebbe rivelarsi un boomerang. Meno persone si fanno avanti per un test gratuito adesso, mentre settimane fa c'erano lunghe code per il test per la variante sudafricana o, prima ancora, la variante inglese.

La situazione resta in miglioramento per ora, con un calo costante dei decessi a 7 al giorno e 2.800 nuovi contagi, mentre oltre due terzi della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino. Nei prossimi giorni verranno chiamati i trentenni e ventenni e l'intera popolazione dovrebbe essere vaccinata entro luglio. Però, come ha ricordato Johnson in un appello alla nazione, la variante indiana rappresenta un rischio e «non è ancora il momento di abbassare la guardia».


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