Reindustrializzazione

Ultima chance di rilancio per Termini Imerese

Trattative in corso per riavviare la produzione nell'ex stabilimento della Fiat dopo il fallimento dell'iniziativa da parte della Blutec

di Nino Amadore


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Ex stabilimento della Fiat a Termini Imerese (Palermo).

4' di lettura

Chiamatela ciambella di salvataggio, se volete. O appiglio. Ancor meglio, ultima chance. Ma la notizia che un grande gruppo industriale del paese potrebbe essere interessato allo stabilimento che fu della Fiat a Termini Imerese è l’ultima sorpresa del 2019, al termine di un anno che di fatto ha certificato il fallimento del progetto di rilancio dello stabilimento da parte della Blutec finita in un guazzabuglio di guai giudiziari. Un filo di speranza per un’area industriale da mezzo milione di metri quadrati che sembra destinata alla desertificazione. L’annuncio lo ha fatto qualche settimana fa il presidente dell’Autorità di sistema dei porti della Sicilia occidentale Pasqualino Monti: «Ci sono colloqui in corso con un grande gruppo industriale per riavviare la produzione nell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Stiamo lavorando insieme all’amministrazione giudiziaria della Blutec. E stiamo lavorando sul porto di Termini che contribuirà a rendere l’area più competitiva».

Una strategia in due mosse, dunque, che fa capo all’Autorità di sistema dei porti: da un lato le opere per rendere il porto di Termini più competitivo e sicuro, dall’altro un lavoro diplomatico per attrarre nuovi investimenti. «Termini Imerese è bloccato - dice Monti -. Mi sono impegnato per l’area industriale di Termini che non è di mia competenza: ci sto mettendo la faccia io nonostante l’area non sia mia. Intanto sul versante del porto stiamo lavorando: in due anni abbiamo fatto il molo di sopraflutto, ora stiamo facendo il molo di sottoflutto perché il porto di Termini non ha protezioni quindi si insabbia. Abbiamo preso i soldi per il dragaggio, 40 milioni, e a gennaio facciamo la gara d’appalto. Adesso diventerà un’infrastruttura portuale a tutti gli effetti». Un porto strategico che aspettava da anni questi interventi: «Termini è un’arteria fondamentale per lo smistamento delle merci poi chiaramente ha anche una vocazione alle crociere, gli armatori con cui abbiamo fatto un accordo per Palermo si sono impegnati a portare navi anche a Termini Imerese - dice ancora Monti -: i territori devono capire che il trasferimento di merci è un trasferimento di ricchezza non è un trasferimento di problemi. È una struttura fantastica sotto questo punto di vista: alle sue spalle deve recuperare la sua area perché se produce ha un porto dove può imbarcare le merci e perde quel costo aggiuntivo che è il trasporto su un altro porto». Ed è anche ovvio che per Termini Imerese tanti benefici potranno arrivare dall’istituzione delle Zes, una volta che saranno istituite: «ma è questione di poco - spiegano dalla Regione-. Siamo fiduciosi».

Passi avanti con la spinta dell’ottimismo della volontà che però deve sempre fare i conti con il pessimismo della ragione che da queste parti, ormai, sembra essere dominante. Non mancano, certo, altri segnali positivi: da qualche mese, per esempio, Terna è alla ricerca di una’area (cinque ettari) per farne un punto di scambio energetico. Poca cosa, si dirà, ma certamente un’altra piccola buona notizia perché la presenza di Terna può stimolare anche la filiera dell’energia.

Il tema delle infrastrutture resta comunque centrale. Lo sottolineano i sindacati: «La scarsa competitività - sottolineano i segretari Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana e Fim Cisl Palermo Trapani Antonio Nobile - è dovuta a carenze di infrastrutture secondarie e immateriali come quelle digitali. Ciò rende impossibile fare industria e aprire ad altre ipotesi di investimento, così l’area industriale di Termini Imerese e tutto il comprensorio non potranno mai decollare. Per questo è ora di imprimere una svolta, ripartire dall’Accordo di programma in cui sono indicate le opere strategiche e necessarie per la riconversione e riqualificazione del polo industriale». Aggiornamento dell’Accordo di programma avvenuto alla fine di ottobre che ha rivitalizzato finanziamenti per l’area per oltre 143 milioni per le infrastrutture: da segnalare i 10 milioni destinati alla fibra ottica. «L’obiettivo - dice l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano - è di costituire il volano per il rilancio del sistema economico in un territorio in grave stato di crisi. Si ha la certezza che gli interventi mirati all’interno dell’area industriale debbano fare risvegliare anche le giuste sensibilità per avviare con il Governo nazionale un confronto nuovo e più ambizioso relativamente al processo di reindustrializzazione da riprendere con fermezza dopo l’esito nefasto dell’iniziativa di Blutec». Cosa diversa, invece, è l’Accordo di programma del 2015 che destinava a Termini Imerese 240 milioni di cui 150 milioni a titolo di agevolazioni per le imprese: è scaduto il 22 luglio 2018, si legge sul sito di Invitalia, ed è finito nel limbo. È a valere su questi fondi che sono state erogate le risorse a Blutec: una ventina di milioni che, secondo i magistrati, sono stati dirottati altrove e non spesi a Termini Imerese.

Il bicchiere resta dunque ancora mezzo vuoto perché poco è rimasto nell’area a parte una quindicina di aziende artigiane con un fatturato tra i 700mila e il milione di euro e qualche altra azienda. E a questo punto le notizie sono due: una buona e una cattiva. La buona è «che non mancano le aziende pronte a investire nell’area di Termini Imerese» dice Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria e presidente della Camera di commercio di Palermo. La notizia cattiva è che quelle stesse aziende che sarebbero pronte a investire non lo fanno. Perché? «Perché il costo delle aree è fuori mercato - dice ancora Albanese -: si parla di 103 euro a metro quadrato, secondo una valutazione fatta dal Genio civile sulla base di una norma regionale che noi abbiamo chiesto di cambiare. Mentre il valore di mercato è di 15 euro al metro quadrato».

Intanto il 2020, nono anno dall’addio di Fiat, sarà per i 665 lavoratori ex Blutec, oggi in amministrazione straordinaria, anno di Cassa integrazione straordinaria (fino al 17 ottobre) mentre il futuro si annuncia incerto per i 300 lavoratori dell’indotto che potrebbero rimanere tutti senza ammortizzatori sociali. «A noi sembra, anche guardando ai lavori del porto, che si stiano creando le condizioni per far ripartire nel giusto modo quest’area - dice Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom - e ci sembra sia arrivato il momento di cogliere le opportunità. È la politica che deve fare la sua parte, fino in fondo».

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