MEDIO ORIENTE

Ultimatum dell’Iran sul nucleare. Trump minaccia ritorsioni

Il presidente Hassan Rohani ha annunciato che da domenica verranno aumentati i livelli di produzione dell'uranio arricchito e riavviata la centrale di Arak

di Riccardo Barlaam


Iran supera limiti di produzione di uranio consentiti da accordo

3' di lettura

NEW YORK - Il presidente iraniano Hassan Rohani in un messaggio sulla tv di stato ha annunciato che l'Iran potrebbe aumentare da domenica i livelli di produzione dell'uranio arricchito “fino a quanto vorrà”, comunque al di sopra del limite stabilito dall'accordo Onu del 2015.

Donald Trump gli ha risposto con un tweet minacciando ritorsioni: “L'Iran – scrive - ha appena lanciato un nuovo monito. Rohani afferma che arricchiranno l'uranio 'in qualsiasi quantità vogliamo' (…). Attenzione con le minacce Iran. Possono ritornare indietro per mordere come nessun altro è stato morso prima!”, avverte il presidente americano.

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Fine della proroga di due mesi
A partire da domenica dunque la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere l'arricchimento dell'uranio sopra la soglia del 3,67% stabilita dall'accordo Onu. Con un avviso oltre ché al nemico Stati Uniti, all'Europa chiamata ad agire per contrastare le sanzioni americane che stanno mettendo in ginocchio l'economia iraniana. Teheran giura in ogni caso di non volere l'atomica. Ma la mossa di Rohani non concede alcuna proroga sui due mesi iniziati lo scorso 8 maggio ai partner per alleviare gli effetti sull'economia iraniana delle sanzioni americane.

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Tensione destinata a salire
La tensione è così destinata a salire ancora, dopo che solo due giorni fa il governo aveva confermato di aver superato il limite di 300 chilogrammi di riserve di uranio a basso arricchimento, violando così un primo obbligo dell'intesa. Quantità ancora insufficiente per realizzare una bomba atomica ma che rappresenta un segnale forte di Teheran al mondo intero: la Repubblica islamica, questo il messaggio implicito, non intende piegarsi alla linea dura di Donald Trump che proprio un anno fa abbandonò l'accordo dell'Onu. La notizia del limite superato dall'Iran è stata confermata dall'Aiea, l'agenzia atomica delle Nazioni Unite. Per arrivare alla bomba atomica, secondo gli esperti, la quantità di uranio arricchito necessaria è di circa 800-900 chilogrammi. Tra pochi giorni l'orologio potrebbe tornare ancor più indietro, a prima del 2015, quando il suo programma nucleare procedeva incontrollato.

Teheran riavvia la centrale di Arak
Al contempo, ha annunciato sempre Rohani, inizierà anche il ripristino del reattore ad acqua pesante nella centrale nucleare di Arak: “Il fuoco può essere spento solo tornando al rispetto degli impegni”, ha replicato il presidente dell'Iran a Donald Trump, che lo accusa di “giocare col fuoco”.

Messaggio ai partner europei
“Se volete esprimere dispiacere e diffondere un comunicato, potete farlo adesso”, ha aggiunto sarcastico rivolgendosi ai partner europei, accusati di difendere il patto solo a parole. “Ritornate alla logica, al tavolo negoziale, alla comprensione reciproca, rispettate il diritto e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, e a queste condizioni noi resteremo impegnati nell'accordo al 100%. A patto che le altre parti rispettino i loro impegni al 100%”, ha assicurato il leader iraniano. Una linea già confermata anche dal ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, grande artefice dell'accordo con i 5+1: “L'Iran è impegnato nella piena attuazione dell'Accordo Onu Jcpoa a patto che Francia, Germania e Gran Bretagna e l'Ue mettano in atto i loro impegni economici - ha scritto su Twitter Zarif.

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Bruxelles corteggia la Russia
La pressione sull'Europa si fa sempre più forte. Dopo aver annunciato cinque mesi fa lo strumento finanziario Instex per sostenere gli scambi commerciali, Parigi, Londra e Berlino hanno assicurato che è adesso “operativo” e invitato Teheran a tornare sui propri passi, dicendosi “estremamente preoccupati” per l'escalation di tensione delle ultime settimane. L'Ue fa sapere anche di essere al lavoro per una possibile inclusione nel meccanismo di Paesi terzi della Russia alleato di Teheran.

L'export di greggio alla Cina
Mentre a Washington il dipartimento di stato sta seriamente valutando di usare una scappatoia legale per consentire alla Cina di importare petrolio dall'Iran – dopo l'incontro tra Trump e Xi al G 20 in Giappone – e questo nonostante la promessa dell'amministrazione Trump di azzerare l'export del greggio di Teheran. Lo scrive Politico, citando tre dirigenti americani, secondo cui l'inviato Usa per l'Iran Brian Hook ha discusso la possibilità di concedere un'esenzione a Pechino in relazione ad una legge del 2012, considerando l'import di petrolio iraniano come pagamento per gli investimenti della società energetica cinese Sinopec in un giacimento iraniano. Un modo per legalizzare una situazione di fatto, dato che la Cina continua ad acquistare greggio da Teheran, sfidando apertamente le sanzioni americane e continuerà a farlo.

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