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Wall Street accelera dopo la Fed poi frena, Milano recupera nel finale con petroliferi e lusso

Dopo una seduta nervosa Piazza Affari chiude sulla parità grazie al balzo dei titoli legati alle materie prime e all'abbigliamento. Il greggio Wti rimbalza a 40 dollari

di Cheo Condina ed Enrico Miele

La giornata dei mercati

Dopo una seduta nervosa Piazza Affari chiude sulla parità grazie al balzo dei titoli legati alle materie prime e all'abbigliamento. Il greggio Wti rimbalza a 40 dollari


4' di lettura

La Fed prevede di mantenere i tassi a zero o quasi almeno fino al 2023. L’annuncio ha un effetto immediato su Wall Street, che accelera al rialzo con il Dow Jones in salita di quasi 300 punti. Il rimbalzo però ha breve durata e la Borsa americana cancella gran parte dei guadagni sulla scia della flessione dei titoli tecnologici. Solo il Dow ha chiuso positivo (+0,13%), mentre S&P 500 (-0,46%) e Nasdaq (-1,25%) hanno terminato in flessione.

Nell’attesa della Fed, l'Europa ha invece scelto la strada della prudenza e aggancia una sofferta parità solo nel finale grazie allo sprint del petrolio. In una seduta segnata dall'attesa di capire quale sara' la strategia futura di Jerome Powell, fa eccezione in positivo Madrid, dove exploit di Zara trascina al rialzo tutto il settore dell'abbigliamento nel Vecchio Continente (lusso compreso, che tira un sospiro di sollievo per la ripresa dei consumi cinesi). Nel frattempo, a rendere nervoso il clima c'e' la bocciatura del Wto sull'inserimento delle tariffe statunitensi verso le merci cinesi, l'aumento dei casi di coronavirus nel mondo e la strada sempre più in salita per l'accordo sulla Brexit.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha cosi' terminato la seduta poco sopra la parità,
guadagnando lo 0,04% con lo spread ancora giu' a 145 punti. Verso fine seduta e' balzato in alto il petrolio a causa dell'arrivo dell'uragano Sally sulla costa del Golfo del Messico, facendo scattare gli acquisti sui titoli del
comparto, a partire da Saipem (+4,3%) e Tenaris (+4,2%). Spicca anche il lusso con Moncler (+3,2%) e fuori dal listino principale Salvatore Ferragamo (+8%), visto che le principali maison stanno registrando un rialzo consistente delle vendite in Asia e soprattutto in Cina. In rialzo anche Diasorin (+2,5%) dopo che l'azienda ha ricevuto il bollino CE ai suoi
test rapidi sul Covid condotti sulla saliva. Deboli i bancari, alle prese con il nodo Npl, e il risparmio gestito: la peggiore e' Finecobank (-1,6%) zavorrata dalla revisione del giudizio da parte di Ubs, con gli analisti timorosi per l'andamento dei margini del gruppo.

Sul fronte dei cambi, l'euro e' stabile sui valori di ieri e vale 1,1844 dollari
(contro 1,1846 dollari alla vigilia) e 124,197 yen (124,99). Il dollaro/yen in calo a 104,885 (105,49). Infine il petrolio continua la sua rimonta iniziata, dopo i dati positivi sulle vendite al dettaglio in Cina e gli effetti degli uragani sulla capacita' produttiva in Centro America: il Wti, contratto con consegna a ottobre, passa di mano a 39,7 dollari, in progresso del 3,9% mentre il Brent di novembre sale a 41,8 dollari al barile (+3,2 per cento).

In Usa deludono le vendite al dettaglio, bene l'immobiliare

Intanto, si muovono al rialzo gli indici Usa (a parte il Nasdaq) anche se il dato sulle vendite al dettaglio nel mese di agosto ha deluso le attese. Le vendite sono infatti aumentate dello 0,6%, peggio delle stime, indicando un rallentamento della spesa per consumi. Bene invece la fiducia dei costruttori statunitensi di case, salita oltre le attese a settembre, toccando un nuovo record nei 35 anni di storia dell'indice. Stando alla National Home Builders Association (Nahb), l'indice di riferimento è passato dai 78 punti di agosto, quando era stato eguagliato il record del 1998, a 83 punti; gli analisti attendevano un dato a 72 punti. Si tratta del quinto rialzo mensile consecutivo. Un dato sopra i 50 punti indica che le condizioni sono considerate buone dalla maggior parte dei costruttori.

Per l'Ocse nel 2020 cresce solo la Cina

Intanto l’Ocse ha corretto il tiro sulle stime sul Pil 2020, che pur rimanendo catastrofiche, sono meno nere delle precedenti indicazioni: il Pil mondiale accuserà quest'anno una frenata del 4,5% e non del 6% come indicato a giugno. Tra i Paesi del G20 solamente l’economia cinese crescerà, dell’1,8%. E’ stata rivista anche la stima sul Pil italiano, al -10,5% dal precedente -11,3%. D’altra parte, ha messo le mani in avanti l’Ocse, se ci fosse una recrudescenza del virus, le previsioni potrebbero subire nuovi drastici tagli.

In Europa brilla Madrid grazie a Inditex

Grazie allo scatto sul finale del petrolio, molti listini del Vecchio Continente hanno quindi agganciato la parita'. E' il caso di Parigi (+0,13%), Francoforte (+0,29%) e Zurigo (+0,3%). Male invece la Borsa di Londra (-0,44%) alle prese con il forte recupero della sterlina, mentre il negoziato con la Brexit appare sempre piu' in salita. La 'maglia rosa' del Vecchio Continente e' stavolta Madrid (+1,1%), dove i conti sopra le attese nel secondo trimestre 2020 hanno spinto i titoli di Inditex (+8,1%). Si tratta della societa' controlla il marchio di moda Zara oltre, tra gli altri, a Oysho,
Massimo Dutti e Pull&Bear. Grazie a una forte ripresa delle vendite, nel secondo trimestre dell'anno, infatti, Inditex ha registrato un utile netto di 214 milioni di euro, quando nei primi tre mesi dell'esercizio aveva avuto una perdita di 409 milioni (la prima in quasi 20 anni), dopo aver dovuto
chiudere quasi il 90% dei suoi negozi nel mondo a causa delle misure di contenimento per l'emergenza Covid-19. Guardando ai settori in Europa, gli acquisti hanno premiato in particolare materie prime (con il sotto indice Eurostoxx in rialzo dell'1,6%), vendite al dettaglio (+1,3%) e media (+1,2%). In cima ai listini principali i titoli petroliferi, grazie al rincaro del barile, con la francese TechnipFMC (+4,8%) a Parigi mentre sul Dax il primo posto va alla multinazionale dei servizi medicali Fresenius (+2,4%). A Londra, infine, sale Royal Mail (+5,4%) mentre il peggiore e' stato il gruppo del turismo Tui (-6%).

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Il dollaro sotto pressione in attesa della Fed

Prosegue debole il dollaro, in attesa delle parole del numero uno della Fed, Jerome Powell. "A giudicare dalle perdite del dollaro durante gli scambi di mercoledì mattina, gli investitori si stanno preparando a una posizione maggiormente accomodante da parte della banca centrale americana", commentano gli analisti di ActivTrades. "È probabile - aggiungono - che le perdite del dollaro contro le altre principali valute continuino, soprattutto se le aspettative di molti trader, di un aumento del programma di acquisto di obbligazioni della Fed, verranno confermate".

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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