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Timori crescita frenano Borse. Piazza Affari (+0,26%) tiene con le banche

di Chiara Di Cristofaro e Stefania Arcudi

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(REUTERS)


6' di lettura

I timori sul rallentamento dell'economia e l'incertezza sulla Brexit hanno avuto la meglio sulle parole del governatore della Bce Mario Draghi, che ha ribadito l'impegno a mantenere una politica monetaria accomodante alla luce del perdurare di rischi di battuta d'arresto. Così le Borse europee, che hanno cambiato più volte direzione nel corso della seduta, hanno chiuso all'insegna della debolezza (Parigi -0,12%, Francoforte -0,01%, Madrid +0,4% e Londra -0,2%). Milano (+0,26%) ha retto meglio, complice l'accelerata delle banche. Sul FTSE MIB i titoli degli istituti finanziari si sono risvegliati improvvisamente, nonostante l'allarme lanciato questa mattina dal Centro Studi di Confindustria sull'economia italiana che dovrebbe registrare una crescita zero quest'anno. A fare da traino al comparto sono le indiscrezioni riportate da Reuters, secondo le quali la Banca centrale europea ha allo studio delle modalità per abbassare gli oneri che le banche pagano sulla loro liquidità in eccesso come un modo per compensare gli effetti collaterali della sua politica ultra-accomodante.
Intanto in mattinata il presidente della Bce, Mario Draghi ha assicurato che Francoforte è pronta a reagire a possibili rischi al ribasso. «Se necessario - ha detto Draghi - dobbiamo riflettere su possibili misure che possano mantenere le implicazioni favorevoli dei tassi negativi sull’economia e mitigarne gli effetti sfavorevoli» sulla profittabilità del sistema bancario.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Occhi sulla revisione delle stime Pil
In Italia, in attesa del Def di aprile, il Sole 24 Ore scrive che il Governo rivedrà le stime sul Pil 2019 allo 0,1% (dall’1% precedente) con il deficit/Pil al 2,4% (dal 2,04%). Si tratta di un valore più basso di quello ipotizzato dalla Commissione europea (0,2%), ma più alto di quello Ocse (-0,2%). Per Confindustria, che ha diffuso stamani le nuove stime, è attesa crescita zero quest’anno e un leggero rialzo, appena lo 0,4%, per il Pil italiano nel 2020. Al momento il Governo sembra ancora escludere una manovra correttiva.

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Automotive sotto i riflettori. A Milano utility in calo

Sul Ftse Mib hanno brillato le banche (Banco Bpm+2,65%, Unicredit+2,74%, Bper Banca +1,58%, Ubi Banca +1,55% eIntesa Sanpaolo +0,77%), che già nella prima parte della seduta erano state incoraggiate dalle parole di Draghi, secondo cui la Bce continuerà a monitorare come le banche possono mantenere sane condizioni di profittabilità mentre i margini netti sugli interessi rimangono compressi. Se necessario, ha detto il governatore, si rifletterà su possibili misure che possano preservare le implicazioni favorevoli per l'economia dei tassi negativi mitigandone al tempo stesso gli effetti collaterali, se mai ce ne siano. Occhi puntati sul settore auto, dopo che il Financial Times ha scritto di un merger in vista tra Nissan e la sua partner Renault, che avrebbero ripreso i colloqui per una fusione, operazione che potrebbe in un secondo momento coinvolgere anche Fiat Chrysler Automobiles. Il Lingotto a Milano segna la performance migliore del listino e sale sui massimi da febbraio, vanno bene anche Exor e Ferrari. Nissan a Tokyo ha chiuso in calo del 3,5% mentre a Parigi Renault sè in netto rialzo. Bene anche Azimut dopo che Blackrock è salita oltre il 6% diventando primo azionista. In coda al listino Amplifone le utility: Terna cede lo 0,9%, Snam lo 0,7%, A2a lo 0,7% ed Enel lo 0,4% in vista del calo delle tariffe in aprile, con il gas in flessione del 9,9% e la luce dell'8,5%. In coda al listino Stmicroelectronics (-6,54%), penalizzata dal secondo profit warning in pochi mesi della rivale tedesca Infineon (-6% a Francoforte).

In Europa debole il comparto energetico e i tech
La possibilità di interventi della Bce per creare uno «scudo» a favore delle banche ha sostenuto il comparto anche in Europa (+0,9% l'Euro Stoxx 600 di settore). In generale bene anche le auto (+0,92%), sulle indiscrezioni di possibili operazioni di M&A che coinvolgerebbero la francese Renault (+2,83% a Parigi, facendo da traino anche alla rivale Peugeot +2,71%). Da segnalare, per altro, che il gruppo americano Ford Motor ha annunciato una ristrutturazione della sua joint venture in Russia con Sollers che si traduce nello stop, entro la fine di giugno, alle vendite di veicoli per passeggeri. Debole il comparto energetico (-0,25%) sul ribasso del greggio e quello tecnologico (-1,14%), frenato dal cattivo andamento dei semiconduttori (St ha perso il 6,62% a Parigi, Infineon il 5,2% a Francoforte e Asml l'1,64% ad Amsterdam).

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread chiude sopra quota 250 punti
Lo spread tra BTp e Bund chiude al rialzo, sopra la soglia dei 250 punti, la seduta ma riesce ad arginare la flessione dopo una mattinata appesantita dai dubbi sulla crescita dell'Italia diffusi da Banca d'Italia e Confindustria. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005340929) e il pari scadenza tedesco e' indicato nel finale a 251 punti base dai 248 punti della chiusura di ieri, dopo aver sfondato in mattinata quota 260. In calo invece il rendimento del BTp benchmark decennale al 2,44% dal 2,47% del riferimento della vigilia. Mentre continua a scendere considerevolmente il rendimento del Bund tedesco indicato nel finale a -0,08% dal precedente di -0,01 per cento.

BoT, collocati semestrali per 6 mld, rendimento scende 6 cent a -0,062%
Rendimento in calo per i BoT semestrali assegnati oggi dal Tesoro. Nel collocamento odierno il Tesoro ha emesso 6 miliardi di Buoni a 6 mesi con scadenza 30/09/2019 spuntando un rendimento pari a -0,062%, in flessione di 6 centesimi rispetto all'asta del mese precedente a ai minimi da maggio 2018. Buona la domanda, che si e' attestata a 9,557 miliardi di euro, con un rapporto tra domanda e offerta pari a 1,59. Il regolamento dell'asta cade sul prossimo 29 marzo. In Germania, intanto, il rendimento dei titoli decennali è tornato negativo per la prima volta dall'ottobre 2016. Nell'asta che si è tenuta oggi, infatti, l'agenzia federale per la gestione del debito pubblico tedesco ha collocato sul mercato 2,433 miliardi del Bund decennale con scadenza Febbraio 2029 con un tasso pari a -0,05%, in flessione dallo 0,12% dell'asta precedente. La domanda è stata sostenuta, pari a 6,310 miliardi di euro, mentre il rapporto tra domanda e offerta si è attestato a 2,6 (2,5 nell'asta precedente). L'agenzia per il debito ha trattenuto 567 milioni, facendo lievitare il totale emesso a 3 miliardi di euro.

Euro debole sotto 1,13 dollari
L'euro sembra essere la vittima principale delle notizie negative che emergono dalla Cina. Mentre Pechino annuncia risultati di profitti industriali negativi, in calo del 14% su base annua a gennaio e febbraio, sottolineano gli analisti di ActivTrades, l'euro ha accentuato le perdite di ieri sul dollaro e attualmente sta scambiando attorno ai 1,1260. «La sensibilità della moneta unica alla domanda da parte della Cina è stata sottolineata dal presidente della Bce, Mario Draghi, durante un discorso in una conferenza a Francoforte, dove ha menzionato il calo della domanda estera come la principale minaccia all'espansione della zona euro nel 2019», sottolinea Ricardo Evangelista di ActivTrades .

Petrolio in calo dopo scorte Usa
Nella settimana conclusa il 23 marzo scorso, le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono inaspettatamente aumentate, dopo tre cali in quattro settimane. Il dato è aumentato di 2,8 milioni di barili a 442,283 milioni di unità, dopo il calo di 9,589 milioni di barili nella settimana precedente e contro attese degli esperti per un ribasso di 0,4 milioni di unità.
Il petrolio si attesta in ribasso dopo il dato. I Wti a maggio arretra dello 0,2% circa e lo stesso vale per il Brent di pari scadenza.

Usa, cala deficit commerciale, in rialzo deficit partite correnti
Il deficit commerciale è calato negli Stati Uniti a gennaio del 15% rispetto al mese precedente a 51,15 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano un deficit di 57 miliardi dopo il deficit di 59,9 miliardi del mese precedente (dato rivisto da 59,77 miliardi). Le esportazioni sono salite dello 0,9% su dicembre a 207,34 miliardi di dollari; le importazioni sono scese del 2,6% a 258,49 miliardi (riflesso di un calo di prodotti industriali e beni per capitale). A gennaio gli Usa hanno esportato in Cina beni con un valore pari ai minimi del settembre 2010. Le esportazioni verso Hong Kong si sono portate sui minimi del maggio 2010. Questi dati suggeriscono che i dazi imposti da Pechino su beni Made in Usa in risposta a quelli voluti dalla Casa Bianca di Donald Trump stanno frenando le esportazioni americane verso la nazione asiatica. Questo complica i piani del presidente Usa di ridurre il deficit commerciale come vorrebbe.
Invece, nel quarto trimestre 2018 il deficit americano delle partite correnti è peggiorato più delle previsioni. Secondo quanto reso noto dal dipartimento al Commercio, tra ottobre e dicembre il dato è salito del 6,2% a 134,38 miliardi di dollari dai 126,6 miliardi del terzo trimestre (dato rivisto da quello calcolato originariamente pari a 124,84 miliardi). Gli analisti avevano previsto un deficit di 132,55 miliardi di dollari. Come percentuale del Pil, il deficit è salito al 2,6% - top del 2012 - contro il 2,5% dei tre mesi precedenti. Il dato è comunque inferiore al picco del 6,3% raggiunto nel 2005.

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