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La Fed cauta sulla ripresa Usa frena le Borse. Piazza Affari chiude a -1% con Tim giù

La Riserva centrale Usa e la Bank of Japan confermano le politiche monetarie accomodanti ma non offrono nuovi spunti, Powell parla di outlook altamente incerto e i dati Usa sui disoccupati restano alti

di Andrea Fontana e Enrico Miele

La giornata dei mercati

La Riserva centrale Usa e la Bank of Japan confermano le politiche monetarie accomodanti ma non offrono nuovi spunti, Powell parla di outlook altamente incerto e i dati Usa sui disoccupati restano alti


2' di lettura

Per una volta le banche centrali non danno la scossa ai mercati finanziari. La prudenza della Fed sui tempi della ripresa Usa e l’assenza di nuove misure di stimolo da parte di Jerome Powell mettono il freno ai listini europei, che chiudono in territorio negativo sotto i colpi delle vendite su banche e high-tech, mentre solo sul finale il rialzo del petrolio ha ridotto le perdite. Il vento ribassista segnala così la delusione degli investitori per il meeting del Fomc, il braccio operativo della Fed, da cui non sono emerse promesse sulle politiche fiscali.
In un clima di avversione al rischio, con il dollaro che ha ripreso a salire e la sterlina in ribasso, le Borse europee sono tutte scese. Piazza Affari, complice il calo di Telecom Italia e di Enel, ha chiuso le contrattazioni a -1,12%. Anche Wall Street è negativa: in particolare il Nasdaq arrivato a perdere anche due punti percentuali prima di chiudere a -1,27%.
Oltre alla Federal Reserve, anche la Banca del Giappone ha confermato la propria politica ultra-accomodante mentre la Banca di Inghilterra non ha escluso l'ipotesi di tassi negativi, scenario che ha penalizzato la moneta britannica.

Sul fronte dei cambi, l’euro è sceso ai minimi da oltre un mese contro il dollaro (a 1,177) per poi risalire a 1,182 nei confronti del biglietto verde (da 1,1844 ieri in chiusura) e 123,892 yen (124,19) mentre il dollaro/yen è rimasto in area 104,77. Risalita sul finale della seduta del Vecchio Continente il petrolio dopo che l’Opec+ ha sollecitato i Paesi membri al rispetto dei tagli alla produzione, con l'Arabia Saudita che ha precisato come non si tratti di un “atto di beneficenza”: il Wti con contratto di consegna a ottobre sale a 41,1 dollari mentre il Brent su novembre scambia a 43,4 dollari al barile.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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