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La guerra dei dazi spiazza le Borse. Milano la peggiore con tech e auto, Wall Street recupera

di Andrea Fontana e Stefania Arcudi


In arrivo prese di profitto sui mercati

6' di lettura

Donald Trump e la minaccia di nuovi dazi sui prodotti cinesi hanno gelato le Borse e, dopo il crollo dell'Asia, è stata la volta dell'Europa (Parigi -1,18%, Francoforte -1,01% e Madrid -0,7%, tutte sopra i minimi di seduta; Londra era chiusa per festività). Il presidente Usa Trump, rilevando i lenti progressi del negoziato in corso da cinque mesi e i tentativi di Pechino di rivederne le condizioni, ha annunciato un incremento delle tariffe sui beni cinesi a partire da venerdì e minacciando altri dazi.

A pagare il prezzo più alto sono stati soprattutto i settori più sensibili alla disputa commerciale Washington-Pechino, ovvero auto, lusso e tecnologici, i peggiori ovunque. Wall Street cala, ma non crolla e anzi nella seconda metà della giornata recupera gran parte delle perdite. Il Dow Jones perde lo 0,26% a 26.436,79 punti, il Nasdaq cede lo 0,50% a 8.123,29 punti mentre lo S&P500 lascia sul terreno lo 0,45% a 2.932,51 punti. Piazza Affari (-1,63%, dopo essere arrivata a perdere più del 2%) non ha fatto eccezione.

Secondo gli analisti, gli investitori non possono permettersi di prendere sotto gamba le minacce di Trump: «Dopo un periodo di calma relativa, si va verso un brusco risveglio. Esiste un rischio di destabilizzazione, dopo l'ottimismo, solo recentemente ritrovato, sull'outlook economico cinese», ha detto Han Tan, esperto di Fxtm. L'apprensione si riflette sull'andamento del Cboe Volatility Index (Vix), che registra il balzo giornaliero maggiore in oltre un anno (+44%, il massimo dal +115% del 5 febbraio 2018). L'indice, che misura la volatilità e che è associato alla «paura» degli investitori, solitamente si muove in senso contrario alle azioni perché riflette le scommesse sulla probabilità di una brusca battuta d'arresto dei mercati.

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A Milano St, lusso e auto i più colpiti
Stmicroelectronics, la peggiore a Piazza Affari, ha ceduto il 4,82%, non solo per il tema dazi, ma anche per il rischio di una indagine formale dell'antitrust Ue nei confronti di Apple per le accuse di Spotify. In fondo al FTSE MIB anche la galassia Agnelli: Exor ha perso il 3,51%, Cnh Industrial il 3,7%, penalizzata anche dalla frenata dell'americana Caterpillar, e Fiat Chrysler Automobiles il 2,23%, riuscendo ad arginare le perdite grazie al fatto che Banca Imi ha alzato il target price a 15,10 euro per azione. Nel settore auto Pirelli torna sotto 6 euro (-3,3%) e, fuori dal listino principale, Brembo, che venerdì ha annunciato a sorpresa il cambio di a.d. con l'arrivo di Daniele Schillaci, ha perso il 2,89%. Le banche hanno ridotto i cali nel finale, complice il miglioramento dello spread, che ha chiuso poco mosso a 256 punti, dai 253 della chiusura di venerdì (durante la seduta era salito sopra 260). Si sono salvate le utility, come spesso accade ai titoli difensivi in giornate di particolare tensione, con Terna (+0,41%) e Snam Rete Gas (+0,04%) unici titoli del Ftse Mib in positivo e Italgas (-0,44%), Enel (-0,61%) e A2a (-0,34%) che hanno riportato perdite solo modeste.. In calo il petrolio, ma i ribassi contenuti non hanno inciso sui titoli del comparto .

In un paio di tweet diffusi domenica, il presidente degli Stati Uniti ha precisato che il negoziato con la Cina prosegue ma «troppo lentamente» e denunciato i tentativi di Pechino di rinegoziarlo. Di qui la decisione di portare le tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di beni cinesi importati. Inoltre ha minacciato di imporre nuove tariffe al 25%su altri beni prodotti in Cina che avrebbero un valore di 325 miliardi di dollari.


«È del tutto possibile - spiega Margaret Yang di CMC Markets Singapore - che il Presidente Trump stia cercando di mettere pressione sulla Cina per ottenere concessioni e accelerare i colloqui con le minacce tariffarie e l'aumento delle tariffe può essere contenuto se la Cina dovesse alleggerire la sua posizione. Tuttavia, le prospettive sono così complicate e imprevedibili che i partecipanti al mercato potrebbero scegliere di rimanere fuori dai giochi e attendere che la polvere si stabilizzi. Nel peggiore dei casi, una ripresa della guerra commerciale peserà sulla crescita economica della Cina, in particolare sulle esportazioni di prodotti elettronici. Ciò probabilmente costringerà i responsabili della politica economica cinese a implementare più stimoli per aumentare il consumo interno al fine di compensare l'impatto di un deterioramento del contesto commerciale».

Ma Pechino non rinuncia a negoziati e vara stimoli a economia
Nonostante gli annunci di Trump, comunque, il ministero degli Esteri cinese ha annunciato che i negoziatori di Pechino sono pronti a partire per gli Stati Uniti per il nuovo round di incontri previsti per questa settimana a partire da mercoledì. «Lo sfogo/la minaccia, indica a nostro avviso che i colloqui erano arrivati ad un punto morto -spiegano gli analisti di Mps Capital Services - Ora l’attenzione si sposta alla visita della delegazione cinese aWashington mercoledì prossimo. Un’eventuale cancellazione/rinvio della visita indicherebbe problematiche effettive e allungamento nei tempi di un possibile accordo, mentre la sua conferma andrebbe nella direzione di una maggiore disponibilità negoziale dei cinesi». Intanto la Banca centrale cinese tagli di tre punti percentuali il tasso di riferimento per le riserve obbligatorie delle piccole banche. Una misura di sostegno nel quadro della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il tasso in questione viene abbassato all'8% a partire dal 15 maggio dall'11% attuale. Questa mossa permetterà di liberare 280 miliardi di yuan (37 miliardi di euro) di fondi supplementari per favorire gli investimenti.

A Milano tra i titoli a minore capitalizzazione bene Bioera e Ki Group
Fuori dal listino principale rally per il gruppo dei prodotti biologici Bioera (+16,67%, dopo avere trascorso ampia parte della seduta in asta di volatilità) e la rivale Ki Group Holding (+3,91%), dopo il cambio al vertice della controllata Ki Group Srl: il direttore generale Giuseppe Dossena si è dimesso per perseguire nuove opportunità professionali e, al posto dell'amministratore unico, l'assemblea dei soci ha scelto di affidare la guida a un consiglio di amministrazione composto da tre componenti. In buono spolvero anche la società dell'internet mobile Go Internet (+2,44%) dopo che "Plus", l'inserto del Sole 24 Ore, ha rilanciato l'ipotesi di una quotazione dell'operatore di telecomunicazioni Linkem in seguito a una possibile aggregazione con GoInternet, che è il primo azionista con il 21% circa del capitale. Infine giornata di stacco cedole senza big, ma comunque consistente in termini di numerici, a Piazza Affari, con 30 società che hanno trattato ex dividendo. Tra queste Maire Tecnimont (-5,11% il titolo), Italmobiliare (-2,2%), Ascopiave (-0,71%), Equita Group (-6,17%) e Gamenet(-4,7%). Il Sole 24 Ore chiude in rialzo del 2,92%.

In Europa male tech, energia e banche
Gli indici europei hanno dunque chiuso in calo ma sopra i minimi di giornata. Male i tecnologici (l'Euro Stoxx 600 di settore ha ridotto i cali a -1,5%), le auto (-2%, ma perdeva anche il 3%), l'energia (-1,4%) e le banche (-1,25%). Guardando ai titoli, St la peggiore a Milano con un –4,8%, ha lasciato sul campo il 4,93% anche a Parigi, e le controparti europee si sono mosse sulla stessa linea. A Francoforte Infineon ha ceduto il 2,93%, ad Amsterda Asml ha perso l'1,73%. Male soprattutto le auto, Fca e la galassia Agnelli-Exor sono finite in fondo al Ftse Mib, e una sorte analoga è toccata a Peugeot e a Renault (rispettivamente -2,12% e -2,32% a Parigi) e a Daimler, Volkswagen e Bmw (rispettivamente -2,05%, -1,66% e -2,21% a Francoforte). Alla Borsa tedesca da segnalare il brusco calo del colosso della chimica Basf (-5,31%).

Crollo per le Borse cinesi: -5,58% Shanghai, -3% Hong Kong
A soffrire maggiormente la fine della tregua tra Usa e Cina sui dazi sono state le Borse cinesi e quelle asiatiche: l'indice composite di Shangai è caduto del 5,58%, dopo aver segnato anche un passivo superiore al 6%, quello di Shenzen è crollato del 7,5%.Hong Kongè arretrata del 2,9%. Ancora chiusa la Borsa di Tokyo per l'abdicazione dell'imperatore Akihito e l'incoronazione del figlio Naruhito.

BTp, spread si allarga leggermente a 258 punti base
In rialzo modesto lo spread BTp/Bund sull'onda del ritorno dei venti di guerra sui dazi Usa-Cina. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005365165) e il titolo tedesco di pari scadenza aveva aperto a 258 punti ed è poi salito sopra 260 punti, salvo poi tornare a scendere e chiudere a 256 punti, dai 253 punti della chiusura di venerdì scorso. In risalita anche il rendimento del BTp decennale benchmark, al 2,57% dal 2,55% della vigilia. In generale sul mercato dei titoli sovrani, gli acquisti prediligono i Paesi core dell'Europa (il rendimento del Bund a 10 anni torna allo 0,012%).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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