il vicebrigadiere ucciso

Ultimo saluto a Mario Cerciello Rega a Somma Vesuviana

Nell'ordinanza con cui il gip di Roma ha ribadito il carcere per i due americani accusati dell' omicidio viene sottolineata la «totale incosapevolezza del disvalore delle proprie azioni come apparso evidente anche nel corso degli interrogatori durante i quali nessun dei due ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle loro condotte, mostrando una immaturità<br/>eccessiva anche rispetto alla giovane età»

di Nicola Barone


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3' di lettura

Palloncini bianchi con un cuore viola e la scritta «Ciao Mario» all'uscita del feretro del vicebrigadiere Cerciello Rega dalla chiesa Santa Croce di Santa Maria del Pozzo, a Somma Vesuviana. Per l'ultimo saluto al carabiniere si è raccolta la comunità del luogo di cui era originario, una folla di mille persone, più le più alte cariche istituzionali, dai vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini al presidente della Camera Roberto Fico al sindaco di Roma Virginia Raggi.

«Mario era fiero di essere carabiniere e come tale aiutava tutti quelli che incontrava sul suo cammino, nessuno escluso. Non chiediamo al Signore perché ce lo ha tolto, ringraziamolo per avercelo donato». All'inizio delle esequie l'arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare per l'Italia, ricorda con commozione il giovane militare nella stessa chiesa dove circa un mese e mezzo fa si era sposato.

GUARDA IL VIDEO \ La polizia depone corona di fiori su luogo omicidio carabiniere

Sulla bara, foto del matrimonio e una maglia del Napoli, di cui Mario era appassionato tifoso.

Cerciello Rega «ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani» dice ancora nell'omelia l'arcivescovo Santo Marcianò.

«I suoi colleghi riferiscono di come incarnasse a perfezione la missione del carabiniere, con competenza e destrezza ma anche con una dedizione e una cura della persona superiori a ogni regolamento scritto; era capace di vegliare una notte intera in ospedale, accanto a una madre vedova e alla figlia, o di provvedere ai pasti e alla dignità dei criminali arrestati. Il suo sorriso ha occupato in questi giorni le prime pagine dei giornali, testimonianza di una non comune capacità di donare amore, amicizia, gioia. Era la sua vita, perciò ha potuto servire la vita fino alla fine, offrendo una lezione indimenticabile che lascia senza parole e ha fermato l'Italia, con una partecipazione di popolo poche volte registrata».

Una sorta di appello è quello arrivato dalle parole del comandante dell'Arma dei carabinieri, il generale Giovanni Nistri. «Giusti i dibattiti ma oggi teniamoli fuori». Mario è «morto per tutelare i diritti di tutti, anche di una persona arrestata: insieme con lui chiediamo rispetto per tutti gli altri carabinieri che fanno il suo stesso lavoro».

Nell'ordinanza con cui il gip di Roma ha ribadito il carcere per i due americani accusati dell' omicidio viene sottolineata la «totale incosapevolezza del disvalore delle proprie azioni come apparso evidente anche nel corso degli interrogatori durante i quali nessun dei due ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle loro condotte, mostrando una immaturità eccessiva anche rispetto alla giovane età». Risulta concreto il pericolo di reiterazione del reato alla luce «delle modalità e circostanze del fatto e in particolare della disponibilità di armi di elevata potenzialità offensiva», scrive il gip di Roma nell'ordinanza con cui ha ribadito il carcere per i due californiani.

«Fermati siamo carabinieri, basta». È quanto avrebbe urlato il vicebrigadiere a Finnegan Lee Elder durante l'aggressione mortale. A
riferirlo il suo collega nell'annotazione sull'intervento contenuta nell'ordinanza di convalida del fermo. «Il vicebrigadiere Cerciello Rega, a breve distanza da me, - dice il collega - ingaggiava una colluttazione con l'altro giovane e ricordo di aver sentito le urla del mio collega che profferiva testuali parole: fermati siamo carabinieri, basta».

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