Cassazione

Ultras, il proscioglimento dal reato non cancella il Daspo

Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive non è basato sull’accertamento giudiziale dei fatti presupposti e decade solo se cambiano le condizioni

di Patrizia Maciocchi

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(NurPhoto)

Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive non è basato sull’accertamento giudiziale dei fatti presupposti e decade solo se cambiano le condizioni


2' di lettura

Il proscioglimento dai fatti -reato che hanno fatto scattare il Daspo, non determina in automatico la decadenza del provvedimento. Il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive, infatti, non è basato sull’accertamento giudiziale dei fatti presupposti e può essere revocato o modificato, anche per effetto di intervento dell’autorità giudiziaria, se vengono meno o cambiano le condizioni che hanno giustificato la misura. Ed è del tutto irrilevante che il proscioglimento sia stato disposto con la formula «perché il fatto non sussiste» o «perché l’imputato non lo ha commesso».

L’assalto ai pullman dell’Inter nel 2016

Il chiarimento arriva dalla Cassazione che, con la sentenza 9006, ha respinto il ricorso di un gruppo di ultras dell’Atalanta, confermando le condanne a due anni e sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’aver commesso il fatto in “gruppo” e con lancio di corpi contundenti, lesioni aggravate e danneggiamento aggravato di una macchina della polizia. I fatti a cui si riferiscono le imputazioni sono quelli avvenuti nel 2016, quando degli hooligan bergamaschi, si erano preparati con passamontagna, spranghe e bombe carta, per assaltare in pieno centro uno dei pullman di tifosi dell’Inter che rientrava a Milano, dopo la partita.

La sentenza

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L’azione paramilitare

Un gruppo di teppisti che in via Angelo Mai, incurante dello shopping del sabato e del traffico aveva caricato con bengala e sassi polizia e tifosi interisti. Ai fini del concorso nel reato contestato ai ricorrenti è stato valorizzato il dato della compattezza del gruppo «che nei suoi spostamenti per le vie della città aveva assunto le caratteristiche di una formazione paramilitare, rimasta unita per intimidire le forze dell’ordine, costretta ad un’attività di pedinamento e di vigilanza, in attesa di organizzare la controffensiva con l’arrivo di altre pattuglie». Anche la fuga era stata di fatto un ripiegamento, «con i caratteri tipici di una formazione di tipo paramilitare».

Daspo e proscioglimento

La Cassazione conferma dunque condanne e reati, compresa la violazione del Daspo a carico di un ricorrente che contestava la decisione sul punto. Una trasgressione che riteneva di non aver fatto perché, a suo tempo, era stato prosciolto dal reato alla base del provvedimento restrittivo. Ma la Cassazione spiega che l’assoluzione non fa in automatico decadere il Daspo che non è basato sull’accertamento giudiziale dei fatti presupposti.  La misura può dunque essere annullata solo se cambiano le condizioni per le quali il divieto di accesso alle manifestazioni sportive è stato imposto.

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