al voto il 27 ottobre

Umbria, le asticelle dei partiti per poter dire di aver vinto

L’obiettivo della Lega è crescere ancora. E superare quota 40%. Per il M5s, se dovesse scendere sotto il 10%, sarebbe una batosta. Per vincere il Pd deve andare molto oltre il 24% delle europee e delle politiche

di Andrea Gagliardi

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L’obiettivo della Lega è crescere ancora. E superare quota 40%. Per il M5s, se dovesse scendere sotto il 10%, sarebbe una batosta. Per vincere il Pd deve andare molto oltre il 24% delle europee e delle politiche


2' di lettura

Quelle del 27 ottobre in Umbria sono le prime elezioni dalla nascita del governo giallorosso: un test per tutti, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione. Al di là dei sondaggi, se si guarda all'ultima competizione elettorale, il centrodestra è in vantaggio. Alle europee dello scorso maggio (svoltesi un mese dopo l’inchiesta sulla sanità umbra, che ha portato alle dimissioni della presidente dem della Regione, Catiuscia Marini), infatti, la Lega con il suo boom al 38,2% ha trainato tutto il centrodestra, che aggiungendo anche i voti di Forza Italia e Fratelli d'Italia ha raggiunto il 51,2%.

Il centrosinistra (sommando i risultati di Pd, +Europa, Europa verde e La sinistra) si è fermato al 30,6%. Anche aggregando il 14,6% del M5s (che ha dimezzato i voti rispetto alle politiche del 2018) siamo lontani dal centrodestra. Il centrosinistra, del resto, ha dissipato negli ultimi anni un grosso capitale di voti. Alle regionali del 2015 era al 42,8% e a quelle del 2010 (anno della prima elezione di Catiuscia Marini) al 57,2%.

Obiettivo della Lega è riuscire a strappare la Regione alla nuova alleanza Pd-M5S. I risultati del partito di Salvini sono in continua crescita. Dal 14% delle regionali 2015 al 20% delle politiche 2018 fino al 38,2% delle europee. L’obiettivo è crescere ancora. E superare quota 40%.

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In Umbria il M5s ha cambiato pelle accettando per la prima volta un’intesa elettorale proprio con quel Pd che la scorsa primavera aveva duramente attaccato in Regione. Alle elezioni politiche del 2018 i Cinque Stelle in Umbria erano arrivati da soli al 27,5%. E al 14,6% alle europee. Obiettivo è non calare ancora. Se dovessero scendere sotto il 10%, come peraltro già avvenuto in Sardegna, sarebbe una batosta.

“Contarsi” è un imperativo anche per Nicola Zingaretti. Senza accordarsi con il M5S - è la tesi dem- il centrodestra non può essere battuto. Una vittoria del centrosinistra per Zingaretti significherebbe scongiurare la perdita di una roccaforte rossa e regalare ai dem una nuova prospettiva di crescita anche nelle altre Regioni. Per vincere bisogna però andare molto oltre il 24% delle europee e delle politiche. Basti pensare che alle regionali del 2015, vinte dal centrosinistra, il Pd era al 35,8%

Alle elezioni del 27 ottobre l’elettore può esprimere il proprio voto in tre modi: 1) tracciando un segno sul nome del candidato governatore. La preferenza in questo caso viene estesa anche alla lista o alla coalizione a esso collegata. 2) votando una lista senza mettere altri segni: il voto andrà sia al partito scelto che al candidato presidente collegato. 3) barrando sia il rettangolo del candidato presidente che una lista collegata a questo. Per le regionali non esiste il voto disgiunto (cioè non si può votare un candidato presidente di una coalizione e un partito-lista di un'altra coalizione). Viene eletto governatore il candidato che riesce a ottenere anche un solo voto in più rispetto agli altri sfidanti. A differenza delle elezioni amministrative, non è previsto un ballottaggio.

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