al voto il 27 ottobre

Umbria, laboratorio per un patto M5s-Pd. Ma resta il nodo candidati

Sul profilo del candidato la linea del M5S è netta: ad unire Dem e pentastellati può essere solo un esponente della società civile, totalmente apartitico

di Andrea Gagliardi


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2' di lettura

È di fatto congelata la selezione delle candidature del Movimento 5 stelle in Umbria per formare la lista per le prossime elezioni regionali e per scegliere il candidato presidente. Nomi raccolti tramite la piattaforma Rousseau e ora in attesa di essere valutati. La scelta è legata alla proposta del capo politico del M5s Luigi Di Maio di dare vita a un patto civico . Il Movimento è quindi ora in attesa di vedere se ci sarà un candidato presidente per l'Umbria comune e condiviso con il Pd, replicando a livello locale l’accordo di governo stretto a livello nazionale.

In tal caso i nomi proposti per quel ruolo sulla piattaforma saranno
accantonati. Se l'intesa non verrà trovata il M5s procederà invece con un suo candidato (Andrea Liberati, ora non ricandidabile, nella scorsa consultazione raggiunse il 14,3% e in Assemblea legislativa vennero eletti due consiglieri).

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La ricerca di un candidato comune da schierare contro il centrodestra (compatto a sostegno della senatrice della Lega Donatella Tesei) deve fare i conti con il poco tempo a disposizione. In Umbria si vota il 27 ottobre, ma la formalizzare delle candidature va fatta entro il 27 settembre. Il tempo stringe dunque per un eventuale patto M5s-Pd. E resta un'incognita al momento irrisolta: il profilo del candidato. Su questo tema la linea del M5S è netta: ad unire Dem e pentastellati può essere solo un esponente della società civile, totalmente a-partitico.

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Tramontata l'opzione Cucinelli (l’imprenditore ha ribadito la sua indisponibilità a guidare il patto civico per la Regione Umbria proposto da Luigi Di Maio), al momento nell’area di centro sinistra e civica l’unica candidatura in pista rimane quella di Andrea Fora, ex presidente di Confcooperative Umbria e considerato vicino al mondo cattolico e sociale, che prosegue la sua campagna. Ma il M5S è tornato a far filtrare il suo netto “no” a Fora. Il motivo? Fora, per il Movimento, è troppo legato ai dem. «Presidente della Regione e membri della Giunta devono essere tassativamente espressioni della società civile, i simboli del Pd e del M5S non devono comparire», è la conditio sine qua non che ribadiscono nel Movimento. Ma la trattativa prosegue e, a portarla avanti in questa fase attraverso i loro sherpa, sono Di Maio e Nicola Zingaretti.

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Il laboratorio umbro, del resto, farebbe da apripista ad alleanze giallo-rosse nella altre Regioni chiamate al voto nei prossimi mesi, Emilia-Romagna e Calabria innanzitutto. In Emilia i dem sono compatti dietro il governatore uscente Stefano Bonaccini, e sperano in una sorta di desistenza del M5S dopo l'intesa stretta per il governo nazionale. Anche perché i 5s ancora non hanno scelto il proprio candidato. Tuttavia in regione è forte l'anima pentastellata contraria all'intesa con i dem. In Calabria, dove si dovrebbe votare tra fine 2019 e inizio 2020, il Pd ha chiesto un passo indietro al governatore uscente Mario Oliverio.





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