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Elezioni Umbria, Salvini punta sulla Regione per la prima spallata a Conte

La previsione di Giorgetti: verosimile che Draghi possa sostituire l'attuale premier

di Barbara Fiammeri


Regionali in Umbria, come si vota e gli errori da evitare

3' di lettura

L’assedio si concluderà il 27 ottobre, con l’occupazione del fortino umbro: la prima spallata al Governo giallorosso. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ne sono convinti. Dopo 50 anni di dominio della sinistra l’Umbria verrà guidata da un presidente della Lega: Donatella Tesei. L’obiettivo vero però, più che l’amministrazione della Regione, è Palazzo Chigi là dove oggi risiede, come ha detto Salvini a Sky, Giuseppe Conte con il suo «governo del tradimento». Il leader della Lega ha il mirino puntato sul premier e lavora per allargare le crepe nella maggioranza, già emerse nella fase preparatoria della manovra.

Rientrano in questo schema le parole pronunciate il 25 ottobre da Giancarlo Giorgetti. A chi gli chiedeva un parere sulle voci di un possibile governo Draghi, il Richelieu del Carroccio ha risposto serafico: «È verosimile per chi gira gli ambienti politici romani, tutti vedono il Governo e in particolare il presidente del Consiglio molto in difficoltà, con reazioni estemporanee, non in linea con il profilo che lui vuol darsi». Un colpo secco, che arriva giusto all’indomani dell’ultima conferenza stampa del Governatore della Bce, nella quale Mario Draghi non ha confermato ma neppure escluso un suo futuro nelle istituzioni italiane. E che a spararlo sia Giorgetti, l’unico leghista ad avere un rapporto con Draghi, qualche riflessione, al di là della battuta provocatoria e interessata, la suggerisce.

Salvini e i suoi non si aspettano che la possibile sconfitta in Umbria dei giallorossi porti alla crisi di Governo. Ma confidano che dopo il passaggio della manovra l’alleanza deflagri. Magari grazie al lavoro di sponda di Matteo Renzi (unico ieri a non presentarsi alla chiusura della campagna elettorale assieme al resto dei leader della maggioranza). «Vedo in Italia Viva una voce critica che può contenere le derive di questa maggioranza, penso alla decrescita, al giustizialismo, alle nuove tasse», dice benevolo il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, che addirittura non esclude neppure un possibile «abbraccio» tra Salvini e Renzi, due leader che «nei rispettivi campi hanno saputo dare nuova linfa alle loro forze politiche ma se arriveranno ad abbracciarsi non lo so».

Movimenti tellurici buoni per innervosire il campo avverso e destinati a crescere nei prossimi giorni, se il 27 ottobre notte il verdetto elettorale darà ragione a Salvini. L’unico timore è sulla partecipazione al voto, che potrebbe penalizzare il centrodestra che deve fare i conti anche con la competizione interna. La manifestazione unitaria di Piazza san Giovanni non basta a cancellare sospetti e riserve nella coalizione. Tant’è che i tre lesder del centrodestra mai si sono incrociati in questa campagna elettorale, tranne che per una rapidissima conferenza stampa dieci giorni fa. Anche i comizi di chiusura hanno preferito farli da separati.

La Lega alle europee di maggio ha superato in Umbria il 38%, raddoppiando i voti delle politiche dell’anno prima. Anche Giorgia Meloni è cresciuta: Fdi è passata dal 4,9% al 6,5 superando, sia pure di pochissimo, Forza Italia. Ed è proprio il partito di Silvio Berlusconi quello che rischia di più perché un’ulteriore erosione di consensi inevitabilmente riaccenderebbe lo scontro interno, ridando fiato a chi ritiene suicida la strategia di appiattimento sulla Lega salviniana. Il Cavaliere lo sa e infatti ha partecipato attivamente alla fase finale della campagna elettorale e lanciando in contemporanea per questo week end il «No tax day», con l’allestimento di gazebi in varie città italiane per raccogliere le firme sulla proposta di legge costituzionale che fissi al 30% il tetto massimo di imposizione fiscale. Una mossa a cui ha risposto subito anche Giorgia Meloni, rivendicando la primogenitura della proposta: «È nel nostro programma dal 2013, e dunque da quando Fdi è nato, ma se raccogliamo tutti le firme è una buona notizia».

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