Strategie post Covid

Un’agenzia territoriale per aiutare le imprese

di Luigi Arturo Bianchi, Carlo Bellavite Pellegrini e Piergaetano Marchetti

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3' di lettura

L’attuale pandemia ha ulteriormente acuito alcuni degli squilibri strutturali che hanno caratterizzato l’economia del nostro Paese negli ultimi vent’anni. Uno di questi riguarda la bassa crescita della produttività, dovuta in parte alla carenza di investimenti in capitale di rischio da parte delle Pmi non quotate che costituiscono il nerbo del nostro sistema produttivo.

Ne deriva una cronica sottocapitalizzazione di queste imprese, per certi versi parzialmente connaturata a un Paese come l’Italia storicamente orientato al credito.

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Il sistema degli intermediari ha infatti fatto la parte del leone nel sostegno della crescita economica sin dai tempi del decollo industriale nella seconda metà dell’Ottocento.

Pertanto, fra le urgenze dell’agenda politica dei prossimi mesi, si pone quella di individuare i modi e le forme con i quali assicurare adeguato sostegno finanziario alle Pmi, anche alla luce delle disponibilità derivanti dal Recovery Fund.

Mentre fino a qualche tempo fa, l’enfasi sembrava soprattutto sugli strumenti di debito, negli ultimi tempi è invece cresciuta la consapevolezza circa la necessità di rafforzare anche gli investimenti a titolo di equity o di quasi equity.

A parere di chi scrive si tratta di una strada molto promettente e pienamente condivisibile.

A questo proposito intendiamo sottoporre alla discussione pubblica due proposte, necessariamente in forma lapidaria, la prima relativa agli strumenti dei possibili interventi a titolo di equity o quasi equity, la seconda a una ipotesi di assetto istituzionale per il “governo” della traduzione operativa di questo obiettivo.

Limitando il campo all’universo delle società di capitali, riteniamo opportuno porre mano alla introduzione di alcuni possibili correttivi per quanto riguarda la disciplina della “raccolta” da parte delle società a responsabilità limitata. Non solo si tratta di un sottoinsieme di rilevanza quantitativa decisamente maggiore rispetto a quello delle Spa ma, soprattutto, costituisce la forma societaria di elezione di gran parte delle Pmi.

In questa prospettiva si potrebbe pensare a una revisione dell’art. 2483 del Codice Civile con l’obiettivo di allineare le caratteristiche degli strumenti di debito ivi previsti a quelle dei prestiti obbligazionari delle società per azioni nonché la previsione della possibilità (oggi discussa) della emissione di strumenti di quasi equity sotto forma di “quote” a voto limitato, sul modello di quanto previsto per i titoli azionari ai sensi degli articoli 2346, 2348 e 2350 del Codice Civile.

Per quanto riguarda la governance istituzionale per indirizzare gli investimenti e selezionare le imprese meritevoli, riteniamo che andrebbe costruita un’agenzia su base territoriale, ad esempio costituita dalla rete delle Camere di commercio presenti sul territorio nazionale. I programmi Sba (Small business administration) e Sbic (Small business investment company) presenti negli Stati Uniti rappresentano significativi precedenti dai quali trarre utili spunti al riguardo.

Le Camere di commercio sono nella condizione ideale per selezionare sia in modo assoluto sia in modo comparativo le eccellenze presenti sul territorio meritevoli di sostegno finanziario. Il sistema informativo Infocamere costituisce un database unico a livello europeo con informazioni capillari per quanto riguarda dati di bilancio e di governance di tutte le diverse forme giuridiche dei soggetti che esercitano attività economica in Italia.

Sono ad esempio disponibili i dati di bilancio e di struttura proprietaria di tutte le 37.753 società per azioni e 1.719.161 società a responsabilità limitata (dati al 31 dicembre 2019). Costruendo e contestualizzando, in diversi cluster, adeguati indicatori quantitativi e qualitativi è pertanto possibile elaborare indicatori capaci di estrarre eccellenze a livello settoriale e di programmare l’intervento sia in termini di debito sia di equity
o di quasi equity nelle imprese che possono rappresentare il futuro del sistema industriale del nostro Paese.

Inoltre, il forte radicamento territoriale delle Camere di Commercio potrebbe agevolare significativamente la costruzione di un network di conoscenze economiche e tecniche, a partire da quelle presenti nelle università e nei centri di ricerca radicate nel territorio, da utilizzare a beneficio delle imprese finanziate.

Chi scrive ritiene che il sistema camerale possa essere uno strumento di indirizzo e di monitoraggio di quella parte di fondi derivanti dal Recovery Fund da destinare alle Pmi presenti sul territorio molto efficace, ferma restando, ovviamente, la necessità di ragionare in termini meno sommari di quanto qui da noi fatto sulla fisionomia istituzionale della prospettata Agenzia. È necessario tuttavia muoversi rapidamente, per evitare che, come recita il celebre adagio «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur».

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